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Una moglie per sette fratelli. Commento al vangelo di domenica 6 novembre

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fiori di campo al tramonto

A cura di don Andrea De Vico
Anno C – XXXII per Annum (Lc 20, 27-38)  

“I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della resurrezione dei morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e sono figli di Dio!”

I Maccabei, già prima di Cristo, forti della fede nella resurrezione, si fanno torturare e ammazzare per non cedere alla tentazione dell’idolatria. La cronaca di oggi registra il caso di sette fratelli torturati e uccisi uno dopo l’altro, davanti alla madre che li incoraggia a resistere. Persino il più giovane, un ragazzo, non si lascia convincere dagli aguzzini. I Sadducei, al contrario, non credono nella resurrezione. E’ gente di alto rango, appartenente alla borghesia sacerdotale di Gerusalemme, pochi ma influenti. Hanno talmente ridicolizzato la questione della resurrezione da inventarsi una casistica assurda, come questo caso giuridico di sette fratelli che muoiono l’uno dopo l’altro sposando la stessa donna senza lasciare discendenza. Nell’altro mondo, a chi andrà moglie, costei? Usano tale argomento davanti a Gesù, giusto per prenderlo in giro o metterlo in imbarazzo. Ponendo questa casistica di tipo giornalistico, poggiandosi sulla reminiscenza dei sette fratelli Maccabei, questi Sadducei non onorano la memoria storica, ma la strumentalizzano.

La reazione di Gesù, come al solito, è sorprendente. In una questione così importante, lì dove i rabbini e i farisei avrebbero sciorinato una raffica di citazioni scritturali e virtuosismi esegetico-interpretativi, Gesù si limita a utilizzare un metodo di “lettura globale”, andando subito al punto: “Voi venite per deridermi, ma io con voi non voglio nemmeno discutere. State parlando di un posto dove non c’è né moglie né marito. Voi vi appellate alle Scritture, ma neanche queste sapete intendere. Andate a leggere Mosè, a proposito del roveto che arde e non si consuma!” Con grande sorpresa, Gesù cita Esodo 3,6, un testo che in realtà non parla della questione posta dai Sadducei, ma di Dio. Che c’entra, adesso, questo roveto che arde e non si spegne? Ecco: sono fiamme di Dio, sono le Parole del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. E’ il Dio delle generazioni, il Dio che scorre nel sangue delle generazioni del nostro popolo! Gesù sta dicendo che Abramo, Isacco e Giacobbe non sono delle mummie, ma sono vivi perché Lui è vivo, ed è il Dio dei viventi. Che interesse avrebbe, Dio, a regnare sui morti? Un’esegesi originale, senza dubbio!

Gesù reagisce con sdegno, perché il problema è rappresentato non tanto dalla questione della resurrezione in sé stessa, quanto dall’incredulità di chi l’ha posta, per cui taglia corto, non si mette a fare tante discussioni, oppone una sola citazione che vale per tutte. In sostanza non possiamo parlare di resurrezione in termini “materiali”, senza il pericolo di esporci a obiezioni ridicole come quella della donna dai sette mariti. La vita futura sfugge agli schemi mondani. Non è che in paradiso ci pigliamo il caffè, come nella pubblicità, o godiamo della dolce compagnia di bellissime ragazze sempre vergini, come dicono i maomettani. Si tratta di una vita divina che assomiglia a quella degli angeli! Tra l’altro, Gesù parla di “quelli che son giudicati degni della resurrezione”, insinuando l’idea che i suoi interlocutori non siano tra questi. Chi ci crede alla resurrezione, ne sarà degno. Chi crede che la vita dell’uomo finisce al camposanto, sarà degno del camposanto.

Certo, noi cristiani onoriamo le sepolture, andiamo al cimitero dove ci sono le spoglie, ma i nostri cari non sono lì. La meta finale non è il camposanto, come dicono fatalisti, i disperati e i cani bastonati dalla vita. E’ vero che la Liturgia prevede una “Commemorazione” annuale di tutti i defunti, e li ricorda durante ogni Messa celebrata in ogni angolo della terra, ma la nostra fede non consiste in un culto dei morti, come nell’antico Egitto. La nostra è la fede nella resurrezione!

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