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Lo sguardo dell’adultero. Commento al Vangelo di domenica 12 febbraio

Commento al Vangelo Anno A - VI per Annum (Mt 5, 17-37)        

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A cura di don Andrea De Vico
Anno A – VI per Annum (Mt 5, 17-37)

“Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”

Gesù si esprime spesso con un linguaggio bombastico, paradossale: “porgi l’altra guancia” “tagliati il piede se ti è d’inciampo” “mettiti una pietra al collo prima di scandalizzare uno di questi piccoli”. Parlando di adulterio, dice che basta uno sguardo per consumarlo. Cosa vuol dire? Che uno si deve cavare gli occhi? Cosa può fare la civetteria di una donna che attira uno stuolo di sguardi su di sé? E che dire di quegli allocchi di uomini che ci cascano? Prendiamo un esempio nazionale molto noto, una dinamica all’italiana. Tutti sapevano che re Umberto era un gran donnaiolo, tradiva spesso e volentieri la moglie, la colta e austera regina Margherita:

“La cronaca galante si è spesso divertita alle spalle della regina Margherita, moglie di re Umberto, le cui virtù coniugali non apparivano molto convincenti … La vendetta della moglie tradita verso il marito infedele fu proprio quella di farsi attorno un suo mondo di cultura, di poesia, di arte, in cui lui non poteva entrare, per mancanza sia di interessi, sia di nozioni di base. Ella non tradì Umberto nel significato volgare e materiale della parola, ma lo tradì ogni volta che, nel suo salotto, in mezzo ai suoi visitatori, entrava in un mondo di idee e di discorsi in cui l’altro non poteva seguirla; e vi entrava tanto più volentieri in quanto sapeva, appunto, che il marito ne restava chiuso fuori. Da questo punto di vista, il ‘circolo della regina’, così austero, così grave, fu sempre un po’ tutto una Corte d’Amore; e quei visitatori autorevoli erano tutti dei ‘patiti’, dei devoti di lei. Il gioco che può fare una donna bella e affascinante in mezzo a una corte di ammiratori è antico quanto il mondo, e al Quirinale, sullo scorcio dell’Ottocento, se ne ebbe una composta ripetizione” (1)

Chi dei due sovrani coniugi ha innescato la miccia dell’infedeltà? La non convinta virtù della regina Margherita, o l’evidente condotta di re Umberto? Nessuno può dirlo. Lo sanno loro. Una cosa è certa: all’inizio di una storia di adulterio c’è sempre un “piccolo particolare”: c’è lei che si offre allo sguardo, e c’è lui che sgrana le pupille. Molti disastri, anche economici, cominciano qui, a partire da questo sguardo. Quando uno finisce sul lastrico, ci ripensa: “se avessi guardato dall’altra parte … se non avessi fatto quella telefonata … se non mi fossi presentato a quell’appuntamento …”  Troppo tardi: ci sono uomini che, per uno sguardo adulterino, finiscono per diventare dei barboni.

Ogni minima infedeltà del cuore, espressa in uno sguardo, implica sempre uno strappo interno, un tradimento. La persona si espone a una zona di non-verità, è costretta a fingere, a inventare bugie, a faticare per mantenerle in piedi senza cadere in contraddizione, a condurre una doppia vita. Se lui e lei giocano a: “se tu me la fai, io te la faccio”, vuol dire che la cosa è già bella e fatta. Con il tradimento cambiano molte cose, persino lo sguardo sui figli non è più lo stesso. Ecco perché mariti e mogli non devono farsi l’amante: per non perdere il governo della propria famiglia.
I giovani vanno incoraggiati alla fedeltà proprio per questo: per prepararsi a diventare padri e madri. Nelle parole di Gesù, lo “sguardo” è simbolo dell’interiorità, delle scelte che si fanno sul piano del cuore. La seduzione più pericolosa è quella che parte dall’interno. Per questo motivo l’adulterio non si consuma in camera da letto, ma è già avvenuto prima, nell’intimità di una decisione presa, espressa in uno sguardo: “quella donna è mia, devo vedere cosa fare per averla”.

1) Bruno Gatta, “Umberto e Margherita”, in “Città di Vita”, bimestrale di Religione Arte e Scienza (www.cittadivita.org), Maggio-Agosto 2007, p. 374

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