Home I Sentieri della Parola Non opporsi al malvagio. Commento al Vangelo del 19 febbraio

Non opporsi al malvagio. Commento al Vangelo del 19 febbraio

Anno A - VII per Annum (Mt 5, 38-48)

2024
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“Avete inteso che fu detto: ‘Occhio per occhio e dente per dente’.
Ma io vi dico di non opporvi al malvagio”

A cura di don Andrea De Vico

Dopo le Beatitudini del Regno, Gesù sta dando delle indicazioni sulla Legge e sulla giustizia, problema capitale per gli uomini di ogni tempo. Cos’è la giustizia? Come regolare i rapporti, specialmente in caso di violenza? Giustamente gli scribi dicono che gli omicidi vanno trattati in tribunale. Nessuno può pretendere di farsi giustizia da sé, come Lamec, o come un camorrista dei giorni nostri. Lo Stato non tollera che dei soggetti provvedano autonomamente alla risoluzione dei conflitti. L’articolo 392 del Codice Penale vieta espressamente il ricorso alla “giustizia privata”, e punisce “chi, potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo”. Gesù replica che persino un moto di collera ha il potere di “uccidere” un uomo, nel cuore di un altro.

Gli scribi però hanno il difetto di ricorrere al giudice anche per questioni di poco conto. Gesù replica: abbi tu stesso l’intelligenza di metterti d’accordo col tuo avversario, conviene a te e conviene a lui, se no quanto ti costa? Gli scribi sono dei moralisti che detestano l’adulterio, specie se … commesso dagli altri. Gesù dice che basta uno sguardo per consumare un adulterio. Gli scribi cercano di quantificare l’entità delle offerte all’altare, un po’ come facevamo noi coi funerali a tre preti e le messe cantate. Gesù dice che le offerte fatte all’altare, per quanto importanti, se chi offre non è in pace col suo fratello, non servono a niente. Inutile far dire le messe ai morti e fare i voti ai santi, se non siamo in pace con i vivi. Gli scribi fanno un sacco di questioni sul giuramento, quando sia lecito giurare, e quando una persona sia tenuta ad osservarlo. Gesù dice che il giuramento è superfluo. Il valore di un uomo si vede dalla parola che dice: quando il “si” è “si”, e il “no”, “no”.

Il nostro senso della giustizia è molto simile a quello degli scribi e farisei. Anche noi abbiamo la tendenza a farci una legge su misura, come un vestito, e ci limitiamo ad una osservanza solo esteriore: “se è un precetto, lo osservo” “se non sono obbligato, sto a posto” “se mi fanno un dispetto, lo ricambio” “se uno mi rompe un dente, gliene tiro due” “in un mondo di lupi, se faccio la pecora, mi si mangiano” “devo pestare i piedi come fanno gli altri, altrimenti resto indietro”. Gesù vuole scavalcare la logica delle casistiche, dei precetti, delle cautele. Come rispondere alla violenza? Cos’è questo “non opporsi” al malvagio? Significa incoraggiarlo e dare libero corso alla sua malvagità? O che io debba fare la figura dello scemo, porgendogli l’altra guancia?

Un esempio concreto. Mettiamo il caso che nel mio comune ci siano delle infiltrazioni camorristiche. E’ logico che sono tenuto a contrastarle, ma se mi metto a denunziare apertamente la verità nuda e cruda, scrivendo libri e articoli, facendo nomi e cognomi, sarà una cosa generosa da parte mia, ma non è per niente intelligente. Infatti mi sto esponendo al rischio, costringendo lo Stato a mettermi sotto scorta con i soldi dei contribuenti. Poi mi devo adattare a vivere in luoghi segreti, senza amici, per paura delle vendette, con la conseguenza di distruggere la vita mia e quella delle persone che mi sono accanto. Ne vale la pena? Magari potrei fare la stessa cosa con lo stesso impegno, ma con prudenza, dosando saggiamente (e in tutta modestia) gli strumenti dell’informazione, della cultura, dell’educazione… Il male va denunciato, ma non una denuncia fine a sé stessa, altrimenti si genera un mostro. Probabilmente, con quel “non opporti al malvagio”, Gesù sta dicendo che “troppa verità” fa male, è mostruosa, che non possiamo mettere il malvagio esplicitamente di fronte alle sue azioni, altrimenti generiamo una violenza peggiore. Invece di contrastare il male, gli avremmo fatto un favore.

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