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Nuovo valore della musica sacra per coinvolgere i fedeli. Al convegno di Roma anche la Diocesi di Alife-Caiazzo

Presenti al momento formativo le maestre Angela Faraone e Angela Musco, collaboratrici dell'Ufficio Liturgico Diocesano

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Si è tenuto a Roma, dal 2 al 4 marzo, presso il centro congressi Augustinianum, il Convegno Musica e Chiesa: culto e cultura a 50 anni dalla Musicam Sacram. Organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura, l’evento ha visto avvicendarsi al tavolo dei relatori 21 esperti di liturgia e musica provenienti da tutti i continenti. Al convegno hanno partecipato 350 rappresentanti di ben 40 Paesi del mondo: anche la Diocesi di Alife-Caiazzo è stata presente, attraverso le responsabili della corale diocesana Angela Faraone ed Angela Musco. Interessanti gli interventi dei vari relatori, ognuno dei quali, per la propria area di competenza, ha contribuito ad una rilettura dell’istruzione Musicam Sacram, promulgata dalla Sacra Congregazione dei Riti ed approvata da Papa Paolo VI nel 1967, alla luce dei cambiamenti attuali legati al processo di globalizzazione e delle diverse culture coinvolte. Certo è che la partecipazione “attiva, consapevole, piena” dei fedeli alla liturgia, voluta dalla Sacrosanctum Concilium, ha posto numerosi interrogativi, soprattutto nei nostri tempi, in cui è più che mai necessario comporre nel tempo e nei luoghi il millenario patrimonio musicale della Chiesa con i nuovi linguaggi.

Gli interventi
Gli approcci sono stati svariati, le analisi diversificate sotto vari profili, da quelli più prettamente teologici, a quelli più segnatamente liturgici e musicali. Tanto per citarne alcuni, il Cardinale Gianfranco Ravasi ha aperto i lavori catalizzando l’attenzione con il suo approccio ermeneutico sul rapporto tra musica e Parola di Dio. Il maestro Paul Inwood, autore del noto Inno del Giubileo “Misericordes sicut Pater” ha sottolineato invece come la musica nella liturgia debba adattarsi al rito “come un guanto”. Ed è proprio ciò che i partecipanti hanno potuto sperimentare, la sera di giovedì, nella celebrazione dei Vespri in Cappella Sistina presieduti da S.E. Mons. Georg Ganswein, con l’animazione della Cappella Musicale Pontificia, momento di preghiera reso particolarmente intenso dalla musica sublime in una cornice di incomparabile bellezza che davvero ha raggiunto il fine della musica sacra che è “la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli” (SC112).

Molto interessante, nella mattinata di venerdi, si è rivelata la relazione “Nuove musiche per nuove comunità”, tavola rotonda che ha visto l’intervento della suora libanese Marana Saad e di Fr. Alois, priore della comunità di Taizé. Entrambi hanno messo in luce come il canto e la musica, nelle loro comunità costituite prevalentemente da giovani, diventino un potente veicolo di evangelizzazione.
Incisivo inoltre l’intervento di Mons. Vincenzo De Gregorio, preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, che, con una chiara e profonda disamina, ha affrontato la questione relativa alla formazione dei ministeri. Egli ha messo in evidenza quanto ancor poco si parli del merito che la Chiesa ha avuto nel campo musicale, aprendosi sempre, nelle varie epoche, alla novità e contribuendo così all’evoluzione del linguaggio musicale. Attualmente si assiste, invece, ad un appiattimento, ad una banalizzazione del linguaggio musicale in generale e della musica sacra in particolare. Ciò che va curata, in particolare nel nostro Paese, ha aggiunto Mons. De Gregorio, è una formazione musicale-liturgica, che sfugga alla logica dell’autoreferenzialità e restituisca al canto e alla musica per la liturgia la dignità che meritano. Ha concluso con tre imperativi: informare, insegnare, formare.

Quanto emerso dal convegno, in sintesi, va sì nella direzione di ricercare un ammodernamento del linguaggio per consentire la partecipazione dei fedeli, ma al tempo stesso è pressante la necessità di non scadere in forme troppo commerciali, banali e di scarso pregio: occorre trovare un giusto contemperamento che eviti, però, gli estremi del tradizionalismo ma anche del rinnovamento a tutti i costi.
Ciò che emerge, dunque, è la pressante necessità di formazione per i ministri della liturgia.

Con Papa Francesco
A coronare i due giorni intensi di lavori, l’udienza del Santo Padre che, nella sala Clementina, ha tenuto il discorso conclusivo, con il quale ha confermato e suggellato quanto emerso dal convegno. Certamente l’incontro con la modernità e l’introduzione delle lingue parlate nella Liturgia ha sollecitato tanti problemi: di linguaggi, di forme e di generi musicali. Talvolta è prevalsa una certa mediocrità, superficialità e banalità, a scapito della bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche. Per questo i vari protagonisti di questo ambito, musicisti e compositori, direttori e coristi di scholae cantorum, animatori della liturgia, possono dare un prezioso contributo al rinnovamento, soprattutto qualitativo, della musica sacra e del canto liturgico. Per favorire questo percorso, occorre promuovere un’adeguata formazione musicale, anche in quanti si preparano a diventare sacerdoti, nel dialogo con le correnti musicali del nostro tempo, con le istanze delle diverse aree culturali, e in atteggiamento ecumenico”.

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