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Lazzaro, vieni fuori! Commento al vangelo di domenica 2 aprile

I miracoli non sono poi così difficili!

1981
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A cura di don Andrea De Vico
Anno A – V di Quaresima (Gv 11, 1-45)

“Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Gesù  gridò a gran voce: ‘Lazzaro, vieni fuori!’ Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende” 

Dove vanno i morti, una volta lasciata questa vita? I reperti preistorici rivelano che fin dall’inizio gli uomini avevano delle idee precise sull’al di là. La ruota non era stata ancora inventata e non si sapeva che la terra fosse rotonda, ma già si pensava che i morti andassero oltre l’orizzonte, dove tramonta il sole. Mentre qui fa notte, il sole se va a portare i suoi raggi nel regno dei morti.

In epoca storica il cosmo appare diviso in tre parti: la superficie terrestre abitata dagli uomini, il mondo sotterraneo (inferi, ade, sceòl) per le ombre dei morti, e le sedi celesti per le divinità. Con la religione orfica (VI sec. a.c.) si cominciò a pensare che anche gli uomini potessero aspirare alla vita celeste. Sulla base di queste rappresentazioni cosmologiche, il cristianesimo ha sviluppato una sua idea: inferno, purgatorio, paradiso. Le immagini più familiari ci vengono mediate dalla Divina Commedia di Dante e dai dipinti del Beato Angelico.

La teoria psicoanalitica di Freud, formulata nel 1927, rappresenta una sorta di “rivoluzione”: il mondo degli inferi non è esterno a noi, sottoterra, ma è dentro noi, è un’attività della nostra psiche. Gli inferi corrispondono alla zona impulsiva e irrazionale della personalità, chiamata “Es”. Qui abitano i demoni ed gli spiriti, che sono il riflesso dei nostri disagi e delle nostre paure, la nostra parte animale. Al di sopra dell’ Es c’è l’ “Io”, la parte (minima) della personalità che assume il controllo del comportamento e gestisce il mondo in modo realistico e razionale. Più sopra ancora c’è il “Super-io”, tutta quella sovrastruttura che ci viene inculcata dalla famiglia, dalla religione e dalla tradizione culturale. Qui (per Freud) ha origine il senso dell’autorità e della coscienza morale.

Oggi sappiamo che la terra è rotonda, e che al di là dell’orizzonte ci sono altri orizzonti. Sappiamo che quelle che nelle grotte sembravano ombre di morti e fantasmi, in realtà sono depositi calcarei (stalattiti e stalagmiti) formatisi per il lavoro millenario dell’acqua. Sappiamo che le solfatare non costituiscono l’ingresso nel regno dei morti, ma è terra vulcanica che spurga i suoi gas. Ma con le nuove scoperte scientifiche, la fascinazione dei luoghi oscuri si è spostata più in là, ci si giunge in astronave, con gli strumenti della tecnologia. Il mondo del cinema (specie il genere horror e fantascienza) ci offre una nuova visione cosmologica di quel che accade nell’animo umano.

Nell’Universo è stata accertata l’esistenza di luoghi incredibili: ci sono stelle che, esaurendo il loro carburante, collassano su sé stesse e muoiono, creando dei “buchi neri” che comprimono la materia a densità enormi. Abbiamo scoperto che l’Universo, nel suo complesso, non è eterno, non è immobile, ma si espande e si raffredda, andando incontro a una morte per degradazione termica, la cosiddetta “entropia”. Ma non c’è motivo di preoccuparsi: il collasso dell’Universo avverrà tra diversi miliardi di anni. La vita dell’Universo è una fisarmonica tra buco nero ed entropia, tra mostruosa concentrazione della materia e inarrestabile dispersione dell’energia. Per afferrare il concetto di entropia, questo cammino delle cose verso la morte, consideriamo quel che accade nella vita quotidiana, il disordine che aumenta quando abbandoniamo le cose a sé stesse. Una casa lasciata senza pulizia e manutenzione volge al degrado, alla rovina! Ci rimbocchiamo le maniche e rimettiamo le cose a posto, poi ci accorgiamo che ogni intervento effettuato comporta un conto che non torna, un dispendio di energia che, per così dire, si disperde, non è riconvertibile. Difatti, come si sa, ristrutturare è più dispendioso che costruire.

C’è da notare che anche i concetti e le teorie scientifiche fanno uso di immagini e di metafore, allo stesso modo delle credenze o dei dogmi religiosi. Parlando di entropia e buchi neri, lo scienziato o il regista di un film di fantascienza antropomorfizza l’Universo nello stesso modo con cui gli antichi attribuivano la pioggia a Giove Pluvio o l’inizio della primavera a Proserpina. Persino le formule matematiche che rappresentano i fenomeni naturali sono delle metafore, certo più complesse, ma restano pur sempre delle metafore.

Gesù non ci ha detto niente sull’aldilà, non è mai entrato in merito alla questione. Certo, ha parlato del “fuoco della Geenna”, ma la Geenna non è un luogo ultraterreno, più banalmente è la discarica pubblica di Gerusalemme, il posto più schifoso della città, pieno di immondizie, di cadaveri di animali e di rifiuti di ogni genere, quanto di peggio si poteva immaginare in una religione ossessionata dall’idea di purità rituale, come quella ebraica. Per Gesù la Geenna è l’immagine stessa del luogo destinato ai malvagi: “lì ci sarà pianto e stridore di denti”.

Certo, Gesù ha anche promesso il “paradiso” al buon ladrone, ma anche in questo caso non si tratta del paradiso celeste come lo immaginiamo noi alla maniera dantesca: si trattava di un “soggiorno temporaneo”, terrestre, una sorta di “area di sosta” per i giusti dell’Antico Testamento che aspettavano la liberazione. In altre parole, Gesù ha associato al suo viaggio quel buon compagno di pena incontrato sulla croce: “oggi scenderò in quel luogo dove si trova Adamo, e tu verrai insieme a me a portargli la notizia della liberazione”.

Lazzaro varca le porte del sepolcro, il regno degli inferi, la grotta psichica, il buco nero della morte. Per lui non c’è niente da fare, ormai si trova nel luogo che non restituisce più nulla di quanto ha ingoiato. Gesù stava oltre il Giordano ma, pur avendo saputo della malattia, si trattiene ancora due giorni, un ritardo deliberato, perché? Ne aveva guariti tanti, e ora abbandona il suo più caro amico alla morte? Anche i giudei lo sbeffeggiano con ironia: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?” In realtà Gesù ha temporeggiato per offrire un altro segnale della sua prossima resurrezione. Richiamando dal sepolcro l’amico Lazzaro, Gesù mostra un “anticipo” della sua resurrezione, quasi a confortare i suoi discepoli, nell’ora più buia che sta per arrivare a Gerusalemme. Anche nella visione sul monte Tabor è stato così: “nel momento del Calvario, non dimenticate il Tabor! davanti al mio sepolcro, ricordatevi di Lazzaro!”

La parola “resurrectio”, in greco “anàstasis” (da cui il nome di “Anastasia”) non aveva niente di sacro o di trascendente, ma era una semplicissima parolina di uso comune che significava: “rialzarsi, rimettersi in piedi” dopo il sonno notturno. Con la predicazione cristiana, “risorgere” cominciò ad indicare una cosa nuova: il ritorno dalla morte alla vita. In ogni modo, sia la cosmologia moderna che l’interpretazione freudiana degli inferi, insieme a tante fantasiose rappresentazioni hollywoodiane, ci tornano utili: i mostri, i fantasmi e i pozzi cupi esistono veramente e si determinano dentro di noi. Infatti si può essere morti prima di … morire: un fallimento, un tradimento, il traviamento di un figlio, un rovescio finanziario … poi quello stato di totale mancanza di energia, quella depressione, quel vuoto di speranza, quella voglia di lottare che non c’è più … Quante volte le persone dicono: “ho l’inferno nel cuore?” E’ solo una bella metafora, o una triste realtà?

Se una persona sta passando un grosso dispiacere ed è moralmente a pezzi, fategli una telefonata e ditegli che andate a trovarlo: risusciterete un morto!
Il morto sente, il morto esce!
I miracoli non sono poi così difficili!

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