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Alife. “Piangere per gli amici, pregare per loro, riportarli in vita” le parole di Mons. Di Cerbo in Cattedrale

Nell'ultima domenica di quaresima, Mons. Valentino Di Cerbo ha conferito il mandato ad oltre 90 Ministri straordinari della Comunione

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“Gesù è la fortuna che può capitare ad ognuno di noi che lo incontra: è la persona determinante, se segui lui risorgi e vivi”.

Ultima domenica di quaresima, quella in cui la Chiesa attraverso le parole dell’evangelista Giovanni ci offre un’anticipo di resurrezione attraverso l’episodio di Lazzaro, chiamato da Gesù nuovamente a vivere, e secondo una lettura ben più profonda della Parola, ad abbandonare il buio, la caverna del proprio cuore per tornare uomo nuovo, come appena nato.

In una Cattedrale colma di fedeli, il vescovo Mons. Valentino Di Cerbo ha conferito il mandato ai Ministri straordinari della Comunione: sono giunti da tutte le parrocchie della Diocesi, dopo il percorso formativo delle scorse settimane per ricevere la benedizione del Pastore, l’esortazione ad essere cibo per i fratelli ammalati, avere in dono una teca per custodire l’Eucarestia e un sussidio per la preghiera.
Celebrazione curata dall’Ufficio liturgico diocesano e  animata dalla corale diocesana Santa Cecilia guidata dalle maestre Angela Faraone e Angela Musco: la preghiera, i canti, la partecipazione di tutti, hanno reso la celebrazione un momento di comunione intensa, partecipato, ma soprattutto di preghiera.

Attingendo al Vangelo, Mons. Di Cerbo ha indicato la strada “Giovanni propone anche a noi di seguire il cammino di Gesù. Si diventa resurrezione e vita per gli altri quando si ama, così come avviene per Gesù nei confronti dell’amico Lazzaro. Il Maestro, di fronte alla morte dell’altro si mette in cammino, si interroga su quale sia il momento opportuno per entrare in azione, per farlo tornare in vita: il suo gesto non è da leggere solo come un’opera prodigiosa ma un assoluto atto d’amore, compiuto non senza il dolore del pianto, del distacco da Lazzaro…”.

Il dinamismo di Gesù muove da un’esperienza e un’esigenza di condivisione: “Come si commuove per l’amico, così non è estraneo alla nostra vita” ha spiegato il Vescovo. “Al Padre affida la sofferenza di Lazzaro perché sa che Egli non tradisce la loro fiducia…”.

Le parole di Mons. Di Cerbo in un crescendo appassionato, non solo descrittivo ma partecipe della scena di Betania aprono ad “una scena bella: Lazzaro esce dalla caverna, dal buio del suo peccato, fasciato come un bambino nato da poco, mentre l’amico Gesù lo fa tornare vivo così come Dio lo ha sognato con l’espressione liberatelo“.

La catechesi del Vescovo, davanti a un’assemblea convocata per ricevere una precisa missione si è fatta domanda: “Come essere, noi, portatori di resurrezione e di vita? Come essere noi portatori di Gesù?” La risposta di Di Cerbo ha attinto al Documento base della Catechesi in Italia, il testo per la formazione dei cristiani, per dire che “solo facendo come Lui si è capaci di far fiorire la vita degli altri e ricondurli sulla strada che Dio ha sognato per loro”.

E nel rivolgersi in modo particolare e attento ai Ministri straordinari l’invito del Pastore è stato quello di assomigliare a Gesù, a pregare come lui, ad essere consapevoli del dono e del regalo “che recate alle persone ammalate che visitate, portando Cristo a nome del vostro Vescovo da Lui scelto per guidare questo popolo”.

Dopo l’omelia, la preghiera e la benedizione dei ministri e subito la consegna della teca per l’eucarestia accompagnata da un testo per la preghiera.
Al termine della celebrazione parole dettate dal cuore, da una dimensione di paterintà nei confronti della sua Chiesa: “ho visto i vostri volti e mi sono ricordato delle tante persone ammalate e anziane a cui mi avete accompagnato durante la Visita pastorale. Vi chiedo, tornando nelle vostre parrocchie, di abbracciarli e salutarmeli tutti; dite loro che il Vescovo li ricorda con effetto e chiedete per me una preghiera in un momento particolare per la vita della nostra Diocesi quale il Sinodo diocesano che presto celebreremo”.

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