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Alife vince

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Vince la Città, perde la maggioranza, non classificata la minoranza.

Questo il risultato della duegiorni amministrativa che ha visto lo svolgersi di una duplice seduta consiliare conclusa con la dichiarazione di dissesto e l’attentato incendiario contro le auto del Sindaco Salvatore Cirioli e contro quella di un commerciante della città.
Vincono la città e i cittadini perchè finalmente partecipano, parlano, dibattono, si interessano della loro casa comune alzando persino la voce chiedendo di capirci meglio.
E vincono perchè mostrano vicinanza al Sindaco dopo l’increscioso incidente alle sue vetture.

Perde la Maggioranza. La sconfitta non è sul risultato che, pure viene raggiunto nella seconda assise di domenica mattina, con il voto al dissesto, anche se la seconda convocazione è ritenuta non regolare da parte della minoranza e sulla quale potrebbe esserci un ricorso istituzionale.
La sconfitta è politica, perchè alla partita più importante dopo l‘insediamento, la squadra di Cirioli si presenta divisa e solo con metà dei giocatori, quelli della Giunta, sui quali – voci tra la gente – pesa l’accusa di aver fatto da soli, senza il necessario dialogo con gli assenti della maggioranza e un confronto democratico con la minoranza: un gruppo solo al comando.
Si tratta di quella maggioranza che ha condotto una campagna elettorale puntando su legalità, trasparenza, chiarezza nelle casse comunali generando il percorso amministrativo – obbligato – verso il dissesto. Come si può mancare ad un Consiglio comunale che concretizza un progetto di risanamento se pochi mesi fa – in nome di questo radicale cambiamento – si è chiesto il voto ai cittadini?
Dichiarare in più occasioni di essere d’accordo sul dissesto, e poi non votarlo, dichiarare di voler condividere ancora in futuro il percorso politico della Maggioranza e poi non esserci.
Si voleva forse preferire una strada più comoda?
Una soluzione più morbida?
Bastava andare in Aula, dimostrarne la sostenibilità finanziaria, numeri alla mano, verbalizzare la volontà di una maggiore condivisione per attuare quel famoso detto “Siamo tutti sindaci”, attenzione, però senza cadere nell’anarchismo, che è una malattia e non un benessere del Comune.
Lo stile fa la differenza.
Ponzio Pilato ha perso una prima volta e perderà, sempre.

Riguardo poi la proposta di affiancare il funzionario dell’area finanziaria  – scelto in autonomia dal Sindaco, così come previsto dalla legge – con ulteriori esperti alifani o locali perchè eventualmente motivati da sentimenti e affezione diversa alle buone sorti del Comune, un altro pensiero avanza: non sono mancati in passato questi tentativi, perciò cosa dire degli incaricati alifani e locali che fino ad oggi con la loro insufficienza hanno portato la Città al default?
La proposta rischia di passare quale becero campanilismo, senza se e senza ma.
E poi altra polemica sul funzionario “forestiero”, Fattore, che introducendo la sua relazione sul necessario dissesto ha descritto  Alife un paese di 8mila anime ai piedi del Matese.
Qualcuno si è sentito offeso per l’uso della parola anime forse perchè inconsapevole del valore cristiano, colto, letterato e poetico che la parola racchiude. Basta leggere qualche pagina in più, qualche libro in più, o più semplicemente qualche guida turistica per comprendere come anche quel genere di scrittura ama classificare – geolocalizzare – le persone e i luoghi, che appunto come Alife, hanno una lodevole storia. Buona lettura!

Un punto a favore del sindaco è stato riconoscere al Capogruppo dell’opposizione, Roberto Vitelli, già sindaco dal 1999 al 2009, che il buco  per cui si è chiesto il dissesto, non risale agli anni della sua sindacatura. Un riconoscimento atteso da tempo, come quest’ultimo ha fatto sapere in aula “meglio tardi che mai”.

Sulla Minoranza. E’ senz’altro compatta. Favorevole al dissesto, ha chiesto più tempo e più partecipazione, non li ha ottenuti, ma senz’altro si è dimostrata più squadra e più istituzionalmente formata. Insomma, Vitelli e il suo gruppo supera la prova sabato, non classificati domenica.

Che altro dire se non la bella testimonianza e vicinanza della massima autorità religiosa (il Vescovo) che solidarizza col Sindaco e i cittadini dopo l’episodio increscioso subito alle automobili?

Alife non si salva da sola, Alife è degli alifani e gli alifani devono salvarla. La Legge ce ne offre la possibilità, a noi il compito di applicarla.
Alife quindi vince questa prima partita ma il campionato è solo agli inizi.

 

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