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    Home»Chiesa e Diocesi»Sinodo diocesano. Niente è più come prima
    Chiesa e Diocesi Primo Piano Sinodo di Alife-Caiazzo

    Sinodo diocesano. Niente è più come prima

    Grazia Biasi2 Maggio 2017Nessun commento

    “Emmaus andata e ritorno”. Basta poco a descrivere la direzione che ha preso il Sinodo diocesano aperto solennemente ieri sera in Cattedrale. Come l’esperienza dei due discepoli che al riconoscere Gesù risorto invertono la loro direzione di vita – dapprima verso Emmaus, e poi di corsa fanno ritorno a Gerusalemme – così per la comunità di Alife-Caiazzo, suscitata dal calore dell’incontro con il Signore.
    Sono giunti da tutte le parrocchie della Diocesi i 141 delegati – sacerdoti, religiosi e laici – per la celebrazione in cui hanno professato la loro fede e fatto giuramento di fedeltà alla Parola di Dio, agli insegnamenti della Chiesa, del Papa e del loro Vescovo in un clima di partecipazione ed emozione, consapevoli di essere protagonisti e responsabili di un tempo nuovo per la Chiesa locale e questo Territorio.

    “E camminava con loro”, citazione del passo evangelico scelto per accompagnare la preparazione al sinodo e poi l’evento stesso, è già esperienza concreta, è già esperienza che si tocca con mano.
    “Oggi il Signore incrocia in modo particolare il nostro cammino di Chiesa per parlarci al cuore e riportarci sulla via di Gerusalemme”, ha spiegato Mons. Valentino Di Cerbo durante l’omelia.
    Non si è trattato di una comune celebrazione, ma di un passo dentro la storia. Lo ha precisato il Vescovo: l’ultimo sinodo della Diocesi di Alife risale a 204 anni fa, per cui la strada verso la “normalità” per la Diocesi di Alife-Caiazzo, seppur con considerevoli ritardi è ormai tracciata.

    Prima della celebrazione
    Prima della celebrazione
    Il giuramento dei sacerdoti
    Il giuramento dei sacerdoti
    giuramento-fedeli-sinodo-diocesano-web
    I delegati pronti a giurare
    I delegati pronti a giurare
    giuramento-fedeli-2-sinodo-web

    Una “normalità” che il Pastore a più riprese e in diverse occasioni ripropone. Sono inviti, sollecitazioni, progetti, percorsi che in questo momento – con l’evento sinodale e le numerose assemblee che ne seguiranno – trovano forma, ma soprattutto uno spazio di discussione in cui per la prima volta i fedeli delle due storiche diocesi di Alife e Caiazzo, da trent’anni in un’unica famiglia, parlano insieme, mettono mano alla comune storia futura.
    Si parte da una solida base, dalla consapevolezza che la vita delle comunità è ben oltre i campanili ma innestata nel territorio, tra la gente, le persone comuni, nei rapporti di fruttuosa collaborazione tra Diocesi e Istituzioni, associazioni, enti, istituzioni e parrocchie, ma soprattutto nelle relazioni che salvano.

    È la passione a muovere tutto questo, quel moto dell’animo che non offre riposo, non offre respiro e sale fin sopra la croce per amore, per garantire libertà, bellezza, opportunità, una visione del mondo muova e diversa, non per rimanere ferita e addolorata: Mons. Di Cerbo, nell’omelia, dopo aver ringraziato i suoi sacerdoti e le autorità civili e militari presenti (tra cui diversi sindaci e due Commissari prefettizi), ha posto in questi termini l’esperienza del Sinodo, che è nella “normalità” di ogni credente, esperienza di vita quotidiana. “Per capire il rapporto tra l’appassionarsi e il soffrire della Croce, che Gesù definisce necessario nella vicenda della sua Pasqua – ha spiegato il Vescovo – forse andrebbero rispolverati i testi di qualche bella canzone napoletana dove viene detto che la passione d’amore tormenta l’anima e non fa campare. La sofferenza necessaria di cui parla il Pellegrino di Emmaus è solo conseguenza del suo appassionarsi alla causa di Dio e dell’uomo, in un mondo segnato dall’ambiguità e dal peccato. Per Gesù, la Croce è appassionarsi sofferto, come quello dell’innamorato non corrisposto che vede nell’innamorata la sua opportunità di felicità e cerca ad ogni costo di conquistarla o della mamma che nel dolore del parto sta mettendo al mondo la sua creatura attesa e già amata”.
    Dalla Sacra scrittura alle vicende personali, e poi alla dimensione comunitaria; la proposta di Di Cerbo ritorna su prospettive e sollecitazioni costanti nei confronti della comunità diocesana: “La grazia del Sinodo ci invita a chiederci se la nostra è una Chiesa appassionata. Se sono ardenti di passione per la causa di Dio e dell’uomo i nostri sacerdoti, i nostri religiosi, le nostre Associazioni e i nostri laici credenti. Se le nostre strutture sono capaci di rinnovarsi continuamente per tenere viva la logica vincente della Pasqua nella nostra Terra”.

    Festa per tutti, nel giorno in cui la Diocesi ha ricordato l’ordinazione episcopale di Mons. Di Cerbo avvenuta il 1 maggio del 2010 nella Basilica di San Pietro: data che da questo momento si carica di un significato in più e conferma la presenza premurosa e appassionata del Pellegrino di Emmaus in mezzo al popolo di Alife-Caiazzo.

    CLICCA QUI per il testo integrale dell’omelia del Vescovo

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