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Esplosione Panigaglia, anche un piedimontese a bordo della nave affondata

Il ricordo del piedimontese Marcellino Mastrolorenzo, Tenente fuochista morto in servizio sulla Panigaglia al momento dell'esplosione, avvenuta il 1° luglio 1947

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È il 21 giugno del 1947 quando la nave Panigaglia, un’imbarcazione della Marina Militare addetta al trasporto di munizioni e dotata di un equipaggio di 3 ufficiali e 61 marinai, parte dall’isola di Pantelleria. Con un carico di bordo di 330 tonnellate di materiale bellico, destinato al deposito munizioni di Pozzarello, la Nave approda a Porto Santo Stefano, alle 13.00 del 26 giugno. L’equipaggio ormeggia nella baia di Santa Liberata e utilizza per il trasporto a terra delle munizioni, barconi e rimorchiatori messi a disposizione dalla Società Montecatini con sede a Orbetello.
Il 1° luglio la terrificante esplosione, il cui riverbero è così forte da lasciare atterriti gli abitanti. Solo alle 11.00 si apprende la notizia ufficiale del tragico accaduto, su segnalazione del semaforo di Monte Argentario. Immediatamente viene annunciato che la deflagrazione provoca la distruzione della Panigaglia e la morte quasi dell’intero equipaggio, degli operai civili e del Maresciallo della sezione di Artiglieria di Grosseto.

Tra le persone scomparse a seguito dell’esplosione anche Marcellino Mastrolorenzo (foto di gruppo con i colleghi marinai che la famiglia conserva ancora oggi), originario di Piedimonte Matese, che a bordo di quella nave svolgeva il compito di Tenente fuochista.
Marcellino, terzo dei figli di Domenico ed Emanuela, già miracolosamente scampato ad un precedente naufragio, aveva fatto del mare la sua casa, dedicandosi con entusiasmo al suo lavoro, fino al suo ultimo giorno di vita.
Un’esistenza andata via in un attimo, e con essa i sogni e le speranze di un ragazzo di 28 anni che avrebbe raggiunto finalmente la sua famiglia proprio il giorno successivo alla tragedia per la tanto attesa licenza, come aveva scritto nella lettera ai suoi. Nella missiva giunta successivamente alla famiglia raccontava alla cognata di essere andato a ballare  (la sera prima dell’incidente, ndr) con alcuni colleghi, si era molto divertito e le ragazze erano bellissime. Il suo legame con la famiglia. in quel momento, lo manifestava anche nel dono di un completino con le scarpe acquistato per il nipotino: un affetto mai “portato a casa” a causa del terribile incidente di qualche ora dopo.

 

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