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Sinodo diocesano. Conclusa la fase assembleare. I numeri, i traguardi e il lavoro che resta da fare

"Celebrare il Sinodo", molto più che una fotografia della Diocesi: una radiografia, una lettura profonda della Chiesa locale e di chi la anima, preti e laici

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di Emilio Salvatore

Si è conclusa la fase assembleare del Sinodo (che avrà in settembre solo un’ultima coda), ma che ha visto il cuore della sua celebrazione. La lingua italiana ha una sua sapienza profonda nei termini tanto che abbiamo usato l’espressione e l’esperienza di “celebrare il Sinodo”. Il Sinodo è una “celebrazione” nel senso forte, ossia una manifestazione grata della nostra identità ecclesiale. Il percorso fatto fin qui, infatti, pur con tanti limiti ed imperfezioni, ha permesso di far emergere, se ce ne fosse ancora bisogno “Chi è la Chiesa di Alife-Caiazzo e come sta…”.

I numeri
Il numero totale degli aventi diritto di voto (al 1 maggio) era di 141 di cui, come da regolamento (39 sacerdoti; 2 diaconi permanenti; 1 seminarista; 2 religiosi e 5 religiose; 92 laici, provenienti 90 da parrocchie e 12 da associazioni ecclesiali). In corso d’opera il numero è sceso a 140 con rinunce giustificate e nuova nomina. La media di presenza è stata molto alta: 120 persone (nelle 8 assemblee tra il 5 maggio e il 16 giugno). Ci sono volute circa 14 ore di discussione e votazione, con 81 interventi in aula. I 5 documenti hanno richiesto un lavoro immane da parte della segreteria (circa 21.265 fotocopie). Gli emendamenti si sono concentrati soprattutto sui primi due documenti (23 quello sulla evangelizzazione e e catechesi e in ugual numero per quello sulla liturgia).
Non si tratta solo di numeri, sarebbe bastato l’Annuario, a scattare l’istantanea della nostra Diocesi: la nostra chiesa tuttavia non ha bisogno di selfie, ma di una vera e propria radiografia da cui emergono le motivazioni, che ci spingono nella nostra azione.

Da tale radiografia spirituale sono emersi due aspetti: da una parte un laicato, pur segnato da sensibilità diverse (di qui più volte l’accenno alla Consulta delle aggregazioni o altro organismo in cui ritrovarsi per continuare a confrontarsi) che ha partecipato e vissuto con grande impegno; dall’altra un clero, più silente per ragioni diverse (consenso; volontà di lasciar parlare i laici; difficoltà di ascolto; stanchezza, spirito rinunciatario, sfiducia verso strumenti e scelte considerate non adeguata ecc. ecc.). Non è un caso – i numeri parlano – che gli interventi dei sacerdoti siano stati molto limitati, mentre i laici (ed anche in parte i religiosi) sono stati più coinvolti.

Importante è naturalmente fare alcuni considerazioni sul clima che si è respirato, a volte entusiasmante, a volte pesante, a volte dialettico. Il clima spirituale è fondamentale e non solo quello meteorologico. Il clima mette le persone a proprio agio, permette di parlare tranquillamente, offre delle regole condivise su cui costruire. Il clima si costruisce insieme con un sorriso, una stretta di mano ecc. Senza questa opzione di fondo, che dipende da tutti, Il Sinodo e i documenti, anche quelli più belli, rischiano di naufragare sulla spiaggia come gli antichi velieri. Per poter costruire tale clima occorre rinuncia, in parte al proprio Io, ossia all’esibizionismo, alla ricerca di visibilità, al saper stare nel proprio ruolo e nei propri tempi. Il Sinodo è stato in questo senso anche una scuola di contenimento, una palestra del “noi” ecclesiale. La palestra, come dimostra chi non la fa, è faticosa, costa.

I traguardi
Ci si può chiedere, alla fine, cosa abbiamo raggiunto? I documenti hanno tenuto: nessuno è stato sfiduciato. È prevalsa la tendenza all’emendare: segno di un rinvio ad un ulteriore lavoro, non per screditare il lavoro delle commissioni, ma per proporre un miglioramento qualitativo del testo. Tale passaggio dovrà essere nei contenuti… quindi per esempio nella specificazione delle questioni; ma anche sul piano del linguaggio che cito testualmente: “Non deve essere troppo teologico, non deve usare il condizionale, non deve usare la terza persona e potrei continuare…”.  In realtà, a mio avviso, la lingua italiana è bella, se può essere usata in tutte queste sfumature, altrimenti non comunica nulla, modello SMS ed e-mail. I documenti ora richiedono un lavoro non tanto di integrazione, quanto di inquadramento, con una visione previa (“Qual è la scelta di fondo della Chiesa di Alife-Caiazzo… dove stiamo o vogliamo andare”) e le necessarie integrazioni delle parti mancanti su aspetti sollevati dagli emendamenti o dettate dalla logica stessa del ragionamento.

Nella consapevolezza che questo lavoro non si fa in poco tempo, ci lavoreremo durante l’estate, secondo le indicazioni del Vescovo.

Vorrei concludere con una storia tratta da una delle visioni presente nello scritto de Il Pastore di Erma (VIII,4): Fratelli, mentre dormivo ebbi una rivelazione da un bellissimo giovane che mi diceva: “Chi credi sia la vecchia dalla quale prendesti il libretto?”. Io dico: “La Sibilla”. “Ti sbagli, non lo è”. “Chi è allora?”. “La Chiesa”, dice. Gli feci notare: Perché così vecchia? Rispose: “Perché fu creata prima di tutte le cose. Perciò è vecchia e per essa fu ordinato il mondo”. Dopo ebbi una visione in casa mia. Venne la vecchia e mi chiese se avessi dato il libro ai presbiteri. Dissi di non averlo dato. “Hai fatto bene, disse, ho da inserire delle parole. Quando avrò completato tutte le parole tu le farai conoscere a tutti gli eletti. Scriverai due libretti e ne manderai uno a Clemente e uno a Grapte. Clemente poi lo manderà ad altre città, come è stato incaricato. Grapte esorterà le vedove e gli orfani. Tu lo leggerai a questa città con i presbiteri che sono preposti alle Chiese”.

Il libretto non è, naturalmente, quello del Sinodo, ma un invito, attraverso le visioni, ad un lifting ecclesiale, che con una sola parola si può chiamare anche “conversione”, ossia capacità di ritornare giovani, nuovi, pronti a ricominciare, come i discepoli di Emmaus, che ripartono invece di riposare la notte stessa di Pasqua. Il Sinodo non serve a imporre cose che io voglio, che altri vogliono, che sono necessarie a mantenere posizioni, ma ad avviare processi di ritrovamento e di ringiovanimento spirituale. Se si accetta questa premessa tutto il resto è possibile, altrimenti continueremo anche in futuro ad allungare la lista delle lamentazioni, l’elenco dei capri espiatori e il diario dei sogni.

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