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Il nostro vescovo Valentino, cinquant’anni da prete

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Frasso Telesino. Don Valentino Di Cerbo celebra la prima messa

Cinquant’anni fa Mons. Valentino Di Cerbo diventava sacerdote.
Riceveva l’ordinazione dalle mani di Mons. Ilario Roatta, vescovo di Sant’Agata, nel suo paese d’origine, Frasso Telesino.
Gli studi e la permanenza a Roma non lo avevano portato definitivamente lontano dalla comunità in cui era cresciuto e si era formato da bambino; di qui la scelta di diventare prete in mezzo ai suoi più cari.

Un evento che oggi accarezza la vita del nostro Pastore: momento di gratitudine e perdono a Dio per il tempo trascorso nel suo servizio, ma anche sguardo all’indietro su eventi, storie, persone, accadimenti: un lungo bagaglio di esperienza, di relazioni, di preghiera, di scelte, di totale dedizione.
Cinquant’anni da prete, per ogni sacerdote, è soprattutto momento di gioia interiore condivisa con quanti, oggi o ieri, hanno incrociato lungo la via.

L’occasione per gli auguri a Mons. Valentino Di Cerbo si è presentata mercoledì sera in Cattedrale quando l’intera comunità diocesana si è ritrovata per la messa crismale. Dalle parole del vicario generale Mons. Alfonso Caso, l’affetto al Pastore e il “grazie” al Signore per averlo donato – come Vescovo – alla terra di Alife-Caiazzo.

Un anniversario che ricade di venerdì santo, quando la Chiesa celebra la passione di Cristo e lo fa scegliendo il silenzio e il raccoglimento, la sobrietà dei gesti e soprattutto la preghiera.
“Ho pregato e meditato su questa coincidenza”, le parole commosse di Mons. Valentino Di Cerbo qualche giorno fa, in occasione degli auguri alla Curia diocesana. “In essa scorgo il dono più grande che io potessi ricevere in questa felice ricorrenza della mia vita: allorquando sarò prostrato a terra durante la celebrazione della passione del Signore, proprio come nel giorno della mia ordinazione sacerdotale, porterò nuovamente la mia vita davanti a Dio per confermare il mio appartenere al Signore…la mia passione per la sua Parola e il mio servizio per la causa del Regno”.

Come comunità diocesana accompagniamo con la preghiera il nostro Vescovo Valentino, chiedendo per lui ancora “passione” per il Vangelo e per i “figli” che la Chiesa gli ha affidato.

Segue il saluto che Mons. Alfonso Caso a nome dei sacerodti e dei fedeli ha rivolto a Mons. Di Cerbo.

Prima di iniziare la solenne celebrazione della Santa Messa crismale, celebrazione in cui si rigenera la comunione presbiterale, facendomi portavoce della intera comunità diocesana, mi corre l’obbligo gradito di un annuncio al popolo di Dio e di un augurio al nostro Vescovo.
L’annuncio e l’augurio richiamano un unico evento: il 30 Marzo del 1968, in Frasso Telesino, Mons. Valentino Di Cerbo, è ordinato Sacerdote per la vigna del Signore, per le mani di S.E. Mons. Ilario Roatta, Vescovo di Sant’Agata dei Goti.

Troppo lungo sarebbe ripercorrere questo cammino, fatto di tanti segmenti, che solo il Signore ed il suo cuore conoscono veramente: segmenti di gioia e di sofferenza, di gratitudine e di ingratitudine, di entusiasmo e di scoraggiamenti, ma tutti certamente intessuti dalla forza delle fede in quel Signore che un giorno è entrato nella sua vita per sconvolgerla, perché quando ci si incontra il Signore, il rapporto con lui è come un fuoco che brucia dentro. Cinquant’anni a contatto con la miseria umana, ma sempre proteso verso il cielo, perché, per cinquant’anni, ogni giorno, la sua vita, come la vita di ogni sacerdote, ha celebrato una realtà sublime, misteriosa, emozionante e santificante: la Santa Messa. Cinquant’anni di sacerdozio! Sono una montagna di grazie, un fiume di luce che segna ed attraversa tutta la vita. Segmenti  della storia della salvezza, vissuti in tempi, luoghi, situazione diverse, ma sempre ricche di grazia di Dio.

Il messaggio che Gesù rivolse ai primi discepoli “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Mc 1, 17):  nel corso della storia ha intrecciato la vita di tante persone, sconvolgendola ed indirizzandola verso orizzonti più vasti per continuare l’opera del Salvatore. Questo invito, personalissimo ed unico, nascosto nel suo cuore, oggi si riempie di gratitudine al Signore sia da parte Sua che da parte della nostra famiglia diocesana che negli ultimi otto anni l’ha vista come sua Pastore pronto a guidarla, incoraggiarla, fortificarla, ma soprattutto sempre attento a custodire e coltivare l’inestimabile tesoro racchiuso nel santuario del cuore di ciascuno:il dono inestimabile della fede. L’occasione del suo giubileo sacerdotale sia l’occasione per vivere un  momento di consapevolezza della grandezza dei doni che una comunità ecclesiale riceve dal Signore attraverso il Sacerdozio: ogni Sacerdote è sempre un dono di Dio.

Oggi noi non possiamo penetrare nel profondo del suo intimo per conoscere i sentimenti che in questo momento lo attraversano, ma desideriamo farci partecipi della sua gratitudine al Signore per il dono che le ha fatto, chiamandola al sacerdozio prima ed all’episcopato dopo.

Cinquant’anni fa Lei è stato scelto per un misterioso disegno del Signore, diventando Presbitero del Popolo di Dio e per il popolo di Dio, iniziando  la lunga attività del suo ministero Sacerdotale che ha portato tanti e tali frutti sia nella Chiesa universale, di cui è stato a servizio, che in comunità particolari: Roma, nella sua Frasso ed in ultimo nella Chiesa di Alife-Caiazzo, che oggi, come famiglia di Dio le si stringe attorno  per ringraziare il Signore, magnificando la sua misericordia,  pregando Cristo, Buon Pastore, Sommo Sacerdote, perché La sostenga nel lavoro apostolico e La renda un annunciatore ed un testimone, mite e coraggioso, del suo Regno.

Mi viene da pensare che certamente in questi cinquant’anni di lavoro apostolico Lei, come ogni pastore, sia venuto a contatto con la dura realtà di ogni giorno, con un mondo che a volte sembra assetato di Dio ed a volte dimentico di Lui. La percezione di ciò potrebbe scoraggiare. Ma è bello sapere quanto il Vangelo ci dice: è necessario saper attendere l’ora della grazia per gettare la buona semente della Parola di Dio, sapendo che è uno quello che semina e forse è un altro quello che raccoglie non solo, ma anche che molte volte, secondo la logica misteriosa del regno di Dio, il seme cresce da solo (cfr Mc 4, 27).

Che il suo giubileo sacerdotale possa essere un momento significativo non solo per Lei, ma anche per l’intera famiglia diocesana, che possa costituire una sorgente a cui attingere per fortificare  la comunione, alimentare la forza della testimonianza, per “essere pronti a rendere ragione della speranza che è in noi”. (Cf. 1 Pt. 4,10)

In ultimo, per esprimere la nostra partecipazione alla sua gioia di essere stato prete per cinqunat’anni, vorrei racchiudere l’augurio in tre parole:

Grazie: per il lavoro pastorale che Lei svolge in mezzo a noi dal 8 Maggio 2010, lavoro intenso, senza risparmio, proficuo, qualificandolo con il versetto del salmo 68: “Zelus domus tuae comedit me”.(Salmo 68,10).

Perdono: per le incomprensioni e per le sofferenze che forse le abbiamo potuto procurare. Le sappia vedere nello spirito della Settimana Santa, con la consapevolezza di chi sa che “se il chicco di grano, caduto in terra non muore, non produce frutto”.

Preghiera: perchè la sua vita, dopo questi donati alla Chiesa, possa continuare ad arricchirsi davanti al Signore e che l’unico Padrone della mistica vigna, voglia ancora rendere fecondo di bene quel lavoro apostolico iniziato cinquant’anni fa, con la speranza nel cuore che quando Cristo verrà a chiamarLa, Lei potrà dirgli:  “O mio Signore, nella storia ho ascoltato la tua Voce; fa che ora, nell’eternità, possa vedere il tuo Volto”.

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