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    Home»Arte e Cultura»Piedimonte Matese. Michele Malatesta, una vita per la Verità
    Arte e Cultura Chiesa e Diocesi Primo Piano Territorio

    Piedimonte Matese. Michele Malatesta, una vita per la Verità

    Giovanna Corsale18 Marzo 20191 commento

    In tanti si sono ritrovati, sabato 16 marzo, per ricordare il filosofo, il religioso, l’amico, ma prima di tutto l’uomo che Michele Malatesta è stato, e continuerà a essere, per quanti lo hanno conosciuto, partecipando in modo sentito alla Santa Messa, nella Cappella del Palazzo vescovile e in seguito al Convegno a lui dedicato organizzato dalla Diocesi di Alife-Caiazzo, nella Sala multimediale dell’episcopio in Piedimonte Matese. 
    “La vita di Michele Malatesta mi piace definirla una casa, che ha per fondamento la fede e come colonna portante la filosofia”.
    Con questa considerazione è mons. Alfonso Caso ad aprire il Convegno, omaggio che il vescovo Valentino Di Cerbo ha voluto rendergli stabilendo già all’indomani dei funerali (era il 13 dicembre) l’imminente appuntamento concretizzato nell’impegno di due giorni fa.
    “Del prof. Malatesta (nella foto a destra) ho sempre apprezzato la positività del pensiero, che ha impregnato la sua vita e il suo rapporto con gli altri”. Al professore, ha proseguito mons. Caso, “la nostra Chiesa locale deve tanta riconoscenza per aver prestato il suo servizio di insegnante in modo del tutto gratuito”.

    “Un uomo straordinario, di notevole cultura e dotato di un’intelligenza versatile”: così il prof. Giuseppe Balido, già docente di Storia della Filosofia e Logica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. San Tommaso (Napoli) e già assistente di Malatesta. Balido, con simpatia e semplicità, ha ricordato le sue lezioni di Logica col professore all’Università “Federico II” di Napoli. La spiccata ironia tipica della persona timida ma estroversa, quale era Michele, emergeva nel suo interfacciarsi con gli studenti, “ai quali riservava sempre un rapporto diretto e la massima disponibilità”.
    Il “paradigma filosofico” di Michele Malatesta viene rinvigorito dall’ampiezza del suo sapere, “il suo multiforme ingegno“, che abbracciava anche conoscenze di Storia e Storia della Filosofia. Negli ambienti accademici la posizione del filosofo piedimontese non è stata facile, soprattutto negli anni ’70, quando introduce lo studio di logici come Peano, Wittgenstein, e “smantella la Logica hegeliana che, attraverso i principi Tesi (Astratto intellettivo), Antitesi (Altro da sé) – Sintesi (Speculativo), ignora la formulazione aristotelica”. Dalla fondazione di Metalogicon, rivista filosofica negli anni ’80, alle numerose ricerche e partecipazioni a focus filosofici come il Simposio Internazionale di Baden, il professore porta avanti la sua ricerca, giungendo alla conclusione che “la verità è Cristo“, una certezza che lo accompagnerà dagli anni ’90 in poi, “manomettendo l’Agnosticismo di Kant. Dove la Ragione di Kant si chiude, l’anima di Sant’Agostino segna un’apertura al Vero”. Al 2004 risale la pubblicazione di uno dei suoi ultimi testi, La fondazione della Logica pragmatica transculturale, in cui si delinea l’immagine del filosofo che imprescindibilmente “deve umiliarsi dinanzi a Dio“, essendo l’uomo “concepito nella superbia e quindi ferito nelle facoltà intellettive”.

    “Malatesta è stato un filosofo prestato alla Logica“. Rocco Pititto (il suo intervento, nella foto in alto) docente di Filosofia del Linguaggio presso l’Università “Federico II” di Napoli, amico di Michele Malatesta dagli anni ’70, apprezzandone la “grande levatura morale e la sua fede granitica”. In virtù di “rigore scientifico e la correttezza formale delle formulazioni”, il professore “divenne protagonista di una stagione difficile a livello accademico”, in cui seppe barcamenarsi “utilizzando la logica per affermare la realtà di Dio. Per aprire la filosofia alla Verità, dopo la dichiarata non pertinenza filosofica di Dio”. La genialità del pensiero di Malatesta è consistita nell’aver saputo mediare tra “la dimensione mondana e quella religiosa”, descrivendo il profilo di una “umanità che solo arrivando alla verità realizza se stessa”. Michele ha letto in maniera corretta il disagio dell’uomo, secondo “la linea di pensiero che va da Kierkegaard all’Esistenzialismo”, dimostrando un possibile superamento della sospensione del problema da parte di Kant, riconoscendo all’uomo “maggiore responsabilità conoscitiva ed etica”. Sempre “maestro di sapere e di vita”, Michele ha, per tutta la vita difeso l’idea che “una volta trovata, la Verità va testimoniata”.

    Clicca qui o in basso per il video della serata a cura di Fernando Occhibove.

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    Poi nel convegno, moderato dal dott. Luigi Arrigo, direttore della Biblioteca diocesana, spazio ai ricordi fuori del mondo accademico, lasciando spazio a mondo delle relazioni che il professore Malatesta aveva a cuore e curava, a cui deicava premura, rispetto, ascolto…
    Non può fare a meno di commuoversi, Laura di Giammarino, la cui famiglia, in particolare il papà è stato particolarmente legato, fin dalla giovinezza, a Michele Malatesta e alla moglie Silvia: la testimonianza di un rapporto solido e vivace, di confronti tra i due giovani professori, diverso e divergente fondato su una amicizia che nel momento della malattia del primo e della successiva morte ha riveltao i tratti di un legame fraterno.

    Della cerchia dei suoi più intimi amici il dott. Pietro Lupoli, che con Michele aveva frequentato le scuole elementari, cogliendo di lui quasi l’innaturale intelligenza… Poi di nuovo insieme perchè Lupoli divenuto funzionario della Segreteria dell’Università napoletana dove incontrava spesso il suo amico Michele, condividendo con lui momenti di sana leggerezza e cogliendo del professore i tratti di grande umanità nel legame con i colleghi e gli studenti.

    In ultimo l’intervento del dott. Fabrizio Pepe, sindaco di Piedimonte Matese ai tempi del gemellaggio con Seligenstadt, di cui Malatesta è stato l’ispiratore, avendo intuito l’affinità tra le due città nei Santi Marcellino e Pietro, venerati nella parrocchia Santa Maria Maggiore e avendo ravvisato tra i due centri radici comuni nella storia, nell’arte, quindi nella fede. Un gelmellaggio che anticipava e motivava il “pensare europeo” di Michele, che proiettava Piedimonte, la sua amata città, in avanti rispetto ai tempi, rispetto ad un sentimento che solo oggi parla più consapevolmente (non senza polemiche) di Europa.

    A concludere, il Vescovo Mons. Di Cerbo, anch’egli legato da ricordi personali a Michele Malatesta, alla sua sincera umanità, alla sua attenzione verso l’altro. Un legame nella fede e nella preghiera che negli anni ha superato le distanze: non è stata l’occasione per un ricordo celebrativo da parte del Vescovo ma per esprimere gratitudine all’amico Michele autore credente di parole e di gesti che nella vita di un Vescovo hanno sostenuto e motivato altre parole ed altri gesti riservati e dedicato al popolo di Dio.

    Michele Malatesta ha contagiato. Continui il suo ricordo a dare testimonianza del Vangelo e a parlare forte.

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    diocesi di Alife-Caiazzo michele malatesta

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    1 commento

    1. Walter Guadagno on 7 Agosto 2019 13:00

      Articolo scritto col cuore e con competenza. Complimenti.

      Reply
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