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Lui era il Matese. Giuliano Palumbo, esploratore e custode della storia locale

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Matese. Tra moderno e contemporaneo

La biografia di un uomo che ha amato il Matese e lo ha fatto conoscere. Divulgatore di sapere e di passioni sane, esperto e appassionato del brigantaggio matesino, membro di quella scuola storiografica che a Piedimonte Matese alleva ancora oggi abili e competenti autori

di Alberico Bojano

Col passare del tempo l’opera di Giuliano Palumbo si attesta come uno dei capisaldi della storiografia contemporanea nel territorio casertano.

Nato a Piedimonte nel 1939, Giuliano Palumbo si forma nelle associazioni cattoliche dei Piccoli Apostoli e del Circolo Parrocchiale «Frassati», precoci luoghi di aggregazione sorti sulle macerie della guerra.

Dopo il servizio militare prestato nel 1963 nell’area della sciagura del Vajont, Palumbo si avvia alla carriera di docente di materie tecniche. Ma scopre anche la passione per la montagna e l’escursionismo che, associata alle esperienze sociali cattoliche, lo porta a fondare gli «Scoiattoli del Matese», avvicinandosi presto alle locali sezioni del Club Alpino Italiano e di Italia Nostra.

Sono gli anni ’70, quando i sentieri del Matese vengono percorsi, narrati e segnati da Carlo Pastore, Giulia D’Angerio e Tommasino Aebli.

Palumbo ha l’animo del divulgatore: l’arma che sa usare è la macchina fotografica con cui racconta, nelle proiezioni di diapositive che organizza per i molti amici che lo stimano, gli scorci matesini e le ascese al Miletto, che compie ben 64 volte.
Proprio lì, sotto la grande croce di metallo, s’era inventato il rito del «Battesimo della montagna» per i neofiti dell’ascensione che, giunti sulla cima, lui investiva prima del sorgere del sole poggiandogli la piccozza sulla spalla. E questo la dice lunga sul suo carattere.

È in questo contesto che si accosta alla figura del professore Dante Marrocco, ascensionista come lui delle cime matesine, che proprio allora aveva ridato vita alla Associazione Storica del Medio Volturno. Palumbo vi si iscrive nel 1968, scoprendo nella biblioteca una fonte inaspettata e ricca per la sua capacità di ricercatore.

La forma di narrazione che sceglie è quella delle radio libere, fenomeno mediatico del tempo, dove con i suoi programmi racconta storie e leggende del territorio.

Nell’Annuario dell’Associazione Storica finalmente svela, nel 1977, la sua puntigliosa ricerca storica che lo ha condotto negli Archivi di Stato di Caserta e Benevento, pubblicando «Cronologia del brigantaggio sul Matese», uno dei testi fondamentali per la vicenda postunitaria dell’alto casertano.

A quel punto la passione per la fotografia, che sviluppa e stampa nel suo piccolo laboratorio, si incrocia con la storia. Con Rosario Di Lello, medico e preciso studioso della storia locale, incontra Elio Galasso, direttore del Museo del Sannio a Benevento: nel giro di poco i tre elaborano e mettono in atto la più rigorosa ricerca documentaria e iconografica fino ad allora esibita. Così nasce la mostra «Brigantaggio sul Matese 1860-1880» inaugurata nella Rocca dei Rettori di Benevento nel 1983 che, corredata di un prezioso catalogo, viene allestita con grande successo negli anni successivi in molti comuni.

A quel punto Palumbo, che già da tempo ha focalizzato la sua ricerca sulle fonti archivistiche, inizia a pubblicarne i risultati, mantenendo ferma una connaturata vocazione divulgativa. Non prende posizione, non è partigiano, ma è piuttosto un preciso amplificatore delle notizie che ritrova. La ricchezza della sua bibliografia è tale che, ancor oggi, i suoi lavori sono una necessaria fonte di consultazione per chiunque voglia scrivere della storia e del brigantaggio sul Matese.

Nelle serate estive in cui anima con passione i paesi matesini con i suoi racconti, supportato da musiche e diapositive, Giuliano Palumbo non nasconde la simpatia per i briganti, ma pure mantiene sempre la corretta distanza dello storico, tant’è vero che dall’incontro con un altro medico studioso, Attilio Costarella, nasce a Piedimonte una sezione dell’Istituto Storico del Risorgimento che, di lì a qualche anno, diviene referente dell’Istituto per l’intera provincia, con Palumbo presidente per oltre dieci anni.

La forza organizzatrice, il desiderio di avvicinare sempre nuove persone alle tematiche culturali locali, lo portano a creare nel 1984 la Pro Loco di Letino, paese cui è molto legato perché lì si è sposato, e al quale dedicherà numerosi studi di carattere antropologico e etnografico. E con pari intento nel 1997 sarà fondatore e presidente della Pro Loco Vallata di Piedimonte.

Intanto la sua attività pubblicistica non si è mai fermata. A fianco al brigantaggio, cui dedica studi che esulano dal Matese casertano toccando Roccamonfina, Caiazzo, Cusano Mutri, Venafro e Isernia, approfondisce aspetti di storia locale dal periodo francese in poi, e riscopre interesse per le tradizioni popolari, i cerimoniali di matrimonio, i giochi, i canti e gli usi ancora vivi nel territorio.

Né minore è la sua attenzione ai castelli del Matese, nel volume del 1995 con Geppino Buonomo, alle visite delle chiese di Piedimonte, alle sorgenti del Torano, alla festa dello spigonardo, agli itinerari escursionistici sul Matese, al dialetto di Letino.

Prematuramente, Giuliano Palumbo venne a mancare nell’ottobre 2004, nel pieno della sua attività di studioso e divulgatore.
Non dimenticato, il comune di Piedimonte nel 2012 concesse alla sua memoria l’Encomio Civico, e nel 2015 gli è stata intitolata una via cittadina.

Lascia il rimpianto per un’attività feconda ma interrotta. Lascia però anche un complesso bibliografico di circa 80 pubblicazioni edite a stampa, di cui una metà dedicata all’approfondimento del brigantaggio. Opere che meriterebbero, oggi, una riedizione filologica, per la ricca portanza di materiale che contengono.

 

 

 

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