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Santa Maria Occorrevole. Mutevolezza delle forme, eternità dello spirito

Per la rubrica "Matese, tra moderno e contemporaneo" ci spingiamo lungo l'antico sentiero che da Piedimonte Matese porta a Monte Muto, presso il Convento francescano di Santa Maria Occorrevole. Interessanti documenti storici da cui conoscere le mutazioni che la struttura ha subito nel tempo e la loro genesi. Il merito della ricerca al professore Armando Pepe e al giovane liceale Alessandro Dainese

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Matese. Tra moderno e contemporaneo

La trasformazione architettonica del complesso monastico di Santa Maria Occorrevole, a Piedimonte Matese, in età moderna (secoli XVII- XVIII)

di Armando Pepe e Alessandro Dainese

Se dovessimo efficacemente chiarire l’oggetto della storiografia moderna (ma anche contemporanea) potremmo, senza tema di smentita, affermare che esso comprende tutto quello che avviene in età moderna (e contemporanea), quindi anche la storia urbana, la storia dell’agricoltura, dell’economia, della politica, della società e, più in generale, del territorio. Per devozione (e tradizione) la nostra città sussume nella propria storia il convento di Santa Maria Occorrevole, presenza costante e distante (e spettatore onnisciente) di lungo periodo. Dato che la formazione di uno studioso di storia consiste nella lettura filologica, e nella contestualizzazione, delle fonti, il primo passo da fare è la presentazione del documento, tanto più interessante quanto più raro e difficile da scovare. Considerata l’esistenza plurisecolare di Santa Maria Occorrevole, un piccolo rovello da sbrogliare è la mutevolezza delle forme (architettoniche e artistiche) rispetto all’immanenza del luogo, anch’esso nondimeno cambiato nel tempo. Focalizziamo ora l’attenzione su due documenti, il primo enucleato dal Catalogo dei Vescovi della Diocesi di Alife, il secondo da un decreto della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, consentaneo a una preghiera al papa Clemente XII (Lorenzo Corsini) da parte dei Frati Alcantarini, abitanti nell’età moderna il convento di Santa Maria Occorrevole.

Dal «Catalogo dei Vescovi di Alife, dalle origini fino a Monsignor Ottavio Puoti, e altre note sugli avvenimenti più interessanti accaduti durante i loro governi», n° 48 «Giuseppe de Lazara»
Per rendere  comodo e insieme piacevole l’accesso a Santa Maria Occorrevole si pensò di edificarvi, di tratto in tratto, delle cappelle [lungo la vecchia mulattiera]; dal 1698 al 1700 vi si spesero ducati 172, 49 dagli economi Don Filippo De Benedictis e Don Nicola Gambella.
Si compirono [i lavori]  nel 1703 dall’economo Don Nicola Ragucci, mercé la spesa di altri ducati 210, 64.
Per le pitture delle medesime [cappelle] (meno che quella del Calvario, che si fece dipingere da Gennaro della Rocca) si esitarono altri ducati 52;
onde tutta la spesa ascese a ducati 435, 13.

Dal «Decreto della Sagra Congregatione de’ Vescovi e Regolari per la rifazione del Convento di Santa Maria Occorrevole di Piedimonte»  
Preghiera
Beatissimo Padre
Il ministro provinciale e i Frati Minori scalzi di San Pietro di Alcantara nel Regno di Napoli umilmente rappresentano alla Santità Vostra che il loro Convento di Santa Maria Occorrevole, vicino al luogo di Piedimonte in Diocesi di Alife, si ritrova composto quasi tutto di legno e le sole mura esteriori sono di fabbrica ferma. Perchè li legni presentemente sono tutti logori e fracidi, vi è urgentissimo bisogno di rifare tutta, o quasi tutta, la parte interiore di detto Convento.  I Frati, che in esso vivono, stanno in continuo pericolo di precipitare, come qualche volta è succeduto, con grave danno.
Stando situato il suddetto Convento sopra un aspro monte, di più d’un miglio e mezzo di salita, è incredibile quanto patiscano i Frati nell’inverno per gli orridi venti e rigori dei freddi, a cagione d’essere  il Convento così male ridotto e tutto logoro et infracidito; dal che ne nasce che tutti quelli che vi abitano riportano infermità e dolori perpetui.
In oltre il medesimo Convento, per altro desiderato dalli Religiosi per la santità del luogo, riesce troppo angusto, poichè  consta di sole quattoridici celle, e la comunità è sempre di ventotto o trenta persone, senza i Novizi che sono nel Noviziato a parte. Attesa pertanto la necessaria e indispensabile rifazione, gli Oratori, invece di rifarla di legno, vorrebbero farla di fabbrica, o sia  con muri, cioè piani, divisioni e lamie, per il qual effetto converrebbe alzare il Convento di sei palmi circa.

In oltre vorrebbero fare due altre celle, e similmente farne altre quattro, che comodamente si possono fare con tirare più avanti il Convento sopra una certa fabbrica bassa ivi esistente, acciò possa provvedersi meglio al numero de’ Religiosi che vivono di famiglia in quel Convento. Ma perché si trova un Breve del Sommo Pontefice Innocenzo XI, emanato l’anno 1679, pare che possa restar proibita la mutazione con ampliazione del predetto Convento. Perciò gli Oratori ricorrono alla Santità Vostra, umilmente supplicandola a volergli dare benignamente la permissione di fare la necessaria riparazione del medesimo Convento nel modo sopra espresso, et accrescere le celle suddette parimente tanto necessarie al numero delli Religiosi, dichiarando, che in questo caso, non osta il Breve suddetto, poichè altrimenti sarebbe contrario all’intenzione di detto Sommo Pontefice, il quale ha desiderato che il Convento fosse abitato da Religiosi amanti della solitudine, et ha voluto, che detto Convento non si debba distruggere;
poichè se non si ripara, certamente rovinarebbe, e si distruggerebbe da sé medesimo, e sempre sarebbe soggetto all’istesso pericolo se la riparazione non si fa in modo più stabile. Ed invero sarebbe senza dubbio contrario all’intenzione del prelodato Sommo Pontefice et alle parole del medesimo di lui Breve, se non facendosi la necessaria riparazione e non fabbricandosi la quantità congrua delle celle, convenisse per l’imminente rovina abbandonare il predetto Convento.
L’istesso Sommo Pontefice volendo che non succedesse in questo Convento ciò che è succeduto in altri ( benché fondati dal Padre San Francesco o dai suoi successori) proibì  espressamente d’abbandonare il detto Convento.
Et ebbe così a cuore la permanenza de’ Religiosi che concedè la facoltà a Fra Giovanni di Santa Maria, allora custode et ex  Provinciale, di stare in quel Convento, e Ritiro, con quelli che avessero voluto essergli compagni.

Onde si può fermamente argomentare che il Sommo Pontefice avrebbe liberamente concesso qualsivoglia ampliazione congruente al numero de’ Religiosi se avesse previsto il loro desiderio di ritirarsi in quel Convento.
In quanto poi alla qualità della fabbrica, non vi è alcuna difficoltà a che debba essere semplice, angusta et rustica, conforme a quanto si dice nel referito Breve.

Responso
Sacra Congregatio Episcoporum et Regularium Sanctae Romanae Ecclesiae, per Eminentissimum Dominum Vincentium Cardinalem Petra ponentem, decrevit et declaravit pro restauratione conventus et pro augmento sex cellarum, dispositione Brevi Apostolici.
Romae 18 Aprilis 1738.
Traduzione
[La Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari di Santa Romana Chiesa attraverso l’eminentissimo signor cardinale Vincenzo Petra ponente[1] ha decretato, e dichiarato, per la restaurazione del convento e per l’aumento di sei celle, su disposizione del Breve Apostolico. Roma 18 aprile 1738]. 

Fonti e bibliografia
Giacinto Jacobellis, Catalogo dei vescovi di Alife, dalle origini fino a Monsignor Ottavio Puoti, e altre note sugli avvenimenti più interessanti accaduti durante i loro governi, Piedimonte Matese, Biblioteca Diocesana San Tommaso d’Aquino, manoscritto (Ms.), 1847.

Archivio Storico della Provincia del SS. Cuore di Gesù dei Frati Minori di Napoli, Fondo Alcantarino, busta delle fondazioni e di altro spettante ai conventi, cartella 1 «Piedimonte», inserto « Decreto della Sagra Congregatione de’ Vescovi e Regolari per la rifazione del Convento di Santa Maria Occorrevole di Piedimonte».

http://www.treccani.it/enciclopedia/vincenzo-petra_(Dizionario-Biografico)/

Geppino Buonomo e Antonella Di Rienzo, Santa Maria Occorrevole, comunemente «S.Pasquale», storia, fede, arte dei santuari francescani di Piedimonte, Piedimonte Matese Comunita dei frati minori Santa Maria Occorrevole 2001.

Raffaello Marrocco, Gli affreschi nell’abside di S. Maria Occorrevole di Piedimonte d’Alife, Maddaloni, Stab. Tipo-Litografico G. Golini 1912.

Armando Pepe, Le relazioni ad limina dei vescovi della diocesi di Alife (1590-1659), Tricase, Youcanprint 2017.

[1] Dal latino ponens-entis, participio presente di ponĕre, porre (una questione), deporre, proporre. Nel diritto processuale canonico, il giudice relatore designato dall’ufficiale con i compiti di esporre al tribunale ecclesiastico i fatti della causa, di analizzare le prove prodotte, di riferire sulle questioni incidentali sorte in corso di causa e sulla loro soluzione, di dare il suo avviso sul merito del processo e infine di redigere la sentenza.

Foto Pagina facebook Santuario Santa Maria Occorrevole

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