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    Home»Primo Piano»INTERVISTE / Coronavirus. Le speranze e gli appelli dei nostri commercianti, “Più Europa…”
    Primo Piano Territorio

    INTERVISTE / Coronavirus. Le speranze e gli appelli dei nostri commercianti, “Più Europa…”

    Grazia Biasi31 Marzo 2020Nessun commento

     

    Voce al commercio locale, ai nostri piccoli negozianti, tutti in attesa di un tempo migliore, che non si sa quando o come arriverà, e quali risvolti (positivi?) porterà all’economia dell’Italia e del Matese.
    La speranza? È un Governo che non dimentichi nessuno e che tenga per mano tutti i figli di un Paese, che ancora una volta dovrà ricostruirsi.
    Ma speranza è anche solidarietà che si concretizza in piccole attenzioni quotidiane e un pensiero per i colleghi del settore…

    Loro sono Angela, Vittorio, Luigi, Marco, Luca…
    Nomi dietro i quali ve ne sono tanti altri: commercianti come loro, genitori, figli, famiglie da mantenere, famiglie a cui non far mancare dignità e la serena prospettiva di un futuro.
    Li abbiamo raggiunti al telefono o in chat e scambiato due chiacchiere: non ci siamo guardati in faccia con tutti, ma bastano le parole, dette o scritte, a rivelare uno sguardo basso e pensoso…

     “Impariamo a scegliere solo ciò che è necessario” 
    Angela Viscione, insieme alla sorella Simona e alla mamma Giovanna Menditto, gestisce un negozio di generi alimentari in Piazzetta Annunziata a Piedimonte Matese, lì 1968.
    La loro attività resta necessariamente aperta. “Non ti nascondo che le vendite sono aumentate ma è palese che le famiglie iniziano ad avere problemi economici. Chi lavora in nero, chi “campava” alla giornata non guadagna più ed inizia ad incontrare serie difficoltà anche per l’acquisto di beni di prima necessità… Da lunedì siamo operativi con la raccolta solidale organizzata a Piedimonte dal Centro Nazionale Sportivo Fiamma: sarà una delle tante occasioni a favore di persone meno abbienti. Chi viene da noi a fare la spesa, potrà acquistare cibi anche per altri…”.
    Si vive e si lavora guardando ad oggi; sul domani la preoccupazione è alta non tanto per l’attività che Angela gestisce, ma per le persone che incontra e per le loro reazioni a questa difficile situazione: “Non so come sarà il prossimo mese ma credo che la disperazione porti a compiere gesti insani come la tv ha già mostrato con i fatti accaduti in Sicilia e in altre zone del Sud dove la gente ha saccheggiato negozi di alimentari perché in preda alla disperazione…”.
    Poi un appello: “Mia mamma, e prima di lei mia nonna, ne hanno visti di momenti come questo: dal passato si impara che nelle difficoltà bisogna avere il coraggio di scegliere l’essenziale, anche facendo la spesa alimentare, quindi investendo al meglio le proprie risorse economiche…”.

     “È tempo di Europa, ma quella vera…!” 
    Vittorio Guadagno è il titolare di Giemme Gioielleria, a porta Vallata, a Piedimonte Matese.
    Il tempo che si trascorre in casa con moglie e figli è tutto proteso alle preoccupazioni di oggi e di domani per un’attività che ha tirato giù la saracinesca e come altre, non sa quando tornerà a mostrare la sua vetrina…
    “Per attività come la mia e tanti altri colleghi non esiste cassa integrazione e di conseguenza una minima certezza di reddito periodico…  Il pensiero va inevitabilmente al pagamento della merce che ho in deposito, alle scadenze commerciali e familiari, ai doveri nei confronti dello Stato: seppur ci giungano segnali rassicuranti sulla possibilità di sospendere alcuni dovuti pagamenti, ancora non abbiamo contezza e certezza di tutto questo, per cui ci riesce difficile restare sereni… E di ciò questo si accorgono i tuoi figli anche se non te lo dicono…”.
    Vittorio è ben consapevole della lentezza dei tempi di ripresa e ancor di più che i beni in vendita nel suo negozio non saranno certo una priorità anche dopo il ritorno alla normalità. Immagina tempi lunghissimi, la faticosa attesa di un vaccino, la normalità completamente diversa da quella vissuta fino a ieri…
    “Sono preoccupato ma speranzoso per ora… Confido in un Governo che si faccia rispettare in Europa creando condizioni favorevoli a tutta la popolazione italiana, per dare a tutti la possibilità di ripartire più forti di prima. Ce lo meritiamo, lo meritano i nostri figli…”.

     “Vogliamo un’Europa vicina” 
    Luigi Santagata e Marco Pece, giovani di Alife, attendevano da due anni l’apertura della loro pizzeria. Vino e Biga è stato un successone, ma solo per una settimana. Poi decreti a cascata che hanno stabilito la chiusura di molte attività commercial e imposto anche a loro di restare a casa e di attendere tempi migliori…
    Si dicono fortunati perché vivono ancora in famiglia, ma si chiedono quando e come, potranno davvero e concretamente porre delle solide fondamenta al loro futuro.
    Nei mesi precedenti non hanno fatto altro che raccontare la bellezza e la sfida di voler restare nel Matese e investire qui, mentre ora è tutto da rifare e al momento non ci sono risposte alle domande su “cassa integrazione”, “benefici economici”, “vantaggi dallo Stato” perché per una giovane attività nata nei giorni dell’epidemia, ancora non ci sono voci di Governo corrispondenti alle loro richieste.
    “Abbiamo aperto un’attività con 8 dipendenti: per ciascuno attendiamo una risposta che tarda ad arrivare”. E in più ancora non hanno lavorato abbastanza per poter attingere ad un fondo che consenta il pagamento delle spese affrontate per mettere a nuovo e allestire il loro locale. Per Luigi e Marco, ai giorni concitati dell’apertura sono seguite giornate di altrettanto lavoro per organizzarne al meglio la chiusura: donazioni di alimenti e di pane difficili da coordinare e l’obbligo di smaltirne altri…; poi luci spente, porte chiuse e tutti a casa, in attesa di ‘cosa accadrà’.
    La loro generosità, la loro buona volontà troverà risposta? Confidano in un presto futuro migliore; anche loro contano su un’Europa vicina: “è questo il momento di darsi una mano”, dicono esprimendo solidarietà a tanti come loro che vivono nel settore della ristorazione e sui numeri di clienti…
    La creatività che viene dai più giovani però torna a sorprenderci: “oggi preparo il nuovo ‘crìscito’ – dice Luigi – ci vorrà un mese per farlo arrivare al punto giusto… Vogliamo pensare che sia di buon auspicio…”, Poi con tono un po’ più preoccupato aggiungono: “Che dici, tra un mese ne usciremo…?”.

     Pane e solidarietà per i meno fortunati 
    Luca Tavano
    , titolare di una pizzeria a San Potito Sannitico e una a Gioia Sannitica, esprime la stessa preoccupazione di tutti i commercianti locali: “la situazione è critica perché nel nostro territorio, facendo eccezione di qualcuno, siamo tutte piccole realtà che campano sulla liquidità giornaliera delle proprie attività.
    Le misure estremamente restrittive decise nella nostra Regione dal Governatore De Luca nei confronti delle attività ristoratrici, di sicuro non ci aiuteranno a superare questa emergenza nel migliore dei modi…”. Luca sostiene le scelte severe per il contenimento del contagio da coronavirus, ma fa appello ad una diversa gestione dell’emergenza, che metta tutti in sicurezza dal punto di vista economico: “subiremo ingenti danni… La somma di 600 euro concessa dal Governo ai titolari di partita iva servirà a ben poco, a molto poco. Temo che tanti del settore come il mio possano essere costretti a chiudere definitivamente le loro attività…”. Una riflessione che tiene conto di esperienze simili già avvenute nel resto d’Italia.
    Ma Luca Tavano, con il papà Carlo, prova a resistere con dignità in questo momento di emergenza e darsi delle motivazioni in più, perché, chi da sempre vive nelle braccia il valore di un impasto di acqua e farina facendone pane, ben conosce il significato della parola ‘solidarietà’, forse più di altri…
    Insieme hanno deciso di continuare a sporcarsi le mani di bianco e dalla pizzeria di San Potito Sannitico, a partire da domani (mercoledì 1 aprile) sforneranno pane per le famiglie con maggiori difficoltà economiche. Ad aggiungersi alle loro mani, ci saranno quelle della Caritas parrocchiale di Gioia Sannitica che provvederà alla distribuzione (ma chiunque ne dovesse aver bisogno, basterà contattare Luca sulla pagina facebook della Pizzeria o al numero 347 1326255).

    Il Matese che lavora è tutto questo: fragilità, delusioni, attese, speranza, solidarità, voglia di futuro.
    Il Matese che lavora, come il resto d’Italia, chiede rispetto per se stesso ed ogni altra categoria sociale.
    Il Matese è attesa fiduciosa e paziente. Coltiviamola questa fiducia; moltiplichiamola, con l’impegno futuro di dare una mano al nostro commercio locale.

     

     

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