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Monte Cila / Piedimonte Matese. Quando un disagio sociale assume le forme della violenza

L'incendio - di origine dolosa - ha visto al lavoro numerosi tra Vigili del Fuoco, Forze dell'Ordine e Protezione Civile fino alle 2.30 di questa notte. Dalla cronaca la riflessione sulle responsabilità dell'uomo

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L’incendio di Monte Cila nella foto di Vincenzo Perretta (fonte facebook). Le fiamme sono ben visibili dai comuni di Alife, Baia e Latina, Dragoni, Alvignano

Monte Cila ha bruciato tra l’incredulità e lo sgomento degli abitanti di Piedimonte Matese che ieri sera hanno assistito allo scempio di fuoco che nel giro di pochi minuti ha avvolto la parete boscosa che sovrasta la città – salendo verticalmente –  per fortuna senza arrivarvi in cima…

Anche questa volta ci sono tutti i presupposti per ipotizzare la natura dolosa dell’incendio essendosi sprigionate le fiamme in tarda serata, senza naturali micce innescate dal caldo ed è andato avanti fino alle 2.30 di questa notte.

Sul posto i Vigili del Fuoco, i volontari della Protezione Civile di Piedimonte Matese, gli uomini della Comunità Montana del Matese, i Carabinieri e i Vigili Urbani: gran lavoro di squadra per garantire ad uno dei polmoni verdi del territorio di resistere allo scempio provocato da mano d’uomo. Siamo infatti di fronte ad un’area di fitta boscaglia, di verde necessario al territorio,  difficilmente raggiungibile a causa della verticalità della parete e su cui durante il periodo del Covid, in primavera inoltrata, sono transitati spesso i caprioli che ripopolano il Matese e dove stabilmente nidificano diverse specie di volatili (anche rapaci), dove insetti e rettili vivono e tengono in equilibrio un ecosistema unico quanto necessario.
Nelle stesse ore, e mentre già si lavorava a contenere l’incendio, si sono accesi altri focolai sia sul fronte sannita del Matese (partito da San Lorenzello il fuoco si è propagato fino al territorio di Faicchio) e su quello in direzione Molise nell’area di Capriati al Volturno.

“Purtroppo ieri sera la Luna si è alzata dalle fiamme di Monte Cila…”, le parole di Gianluca Albanese a capo della Protezione Civile di Piedimonte Matese. “Nonostante gli sforzi di tutti, gran parte di un costone roccioso ben alberato è andato distrutto. Nella speranza che sia finita qui e che si riesca a fare una bonifica, dove possibile vista la pendenza, mi auguro che non si verifichino altri episodi simili. Numerosi animali selvatici ne hanno fatto le spese e con le prime piogge verranno giù pietre mettendo a repentaglio la vita dei fruitori della strada”.

Ancora una volta la cronaca si presta alla riflessione. Ad una amara riflessione sulle gravi responsabilità dell’uomo, sulle scellerate (e non diverse) azioni che esprimono altro se non un disagio e un disturbo personale che abitualmente ormai si manifesta in forme di sciacallaggio fisico, mediatico, verbale…

Uomo e natura al centro della riflessione che Papa Francesco consegnava alla Chiesa e al Mondo attraverso le pagine dell’Enciclica Laudato Sì nel 2015 aprendo ad una visione di chiare responsabilità di fronte al Creato e alla custodia ambientale. Interessante la lettura del numero 68 del Documento in cui l’uomo creato per soggiogare la terra, non è posto nella condizione di disfarsene o sottometterla violentemente: Questa responsabilità di fronte ad una terra che è di Dio, implica che l’essere umano, dotato di intelligenza, rispetti le leggi della natura e i delicati equilibri tra gli esseri di questo mondo, perché «al suo comando sono stati creati. Li ha resi stabili nei secoli per sempre; ha fissato un decreto che non passerà» (Sal 148,5b-6). Ne consegue il fatto che la legislazione biblica si soffermi a proporre all’essere umano diverse norme, non solo in relazione agli altri esseri umani, ma anche in relazione agli altri esseri viventi: «Se vedi l’asino di tuo fratello o il suo bue caduto lungo la strada, non fingerai di non averli scorti […]. Quando, cammin facendo, troverai sopra un albero o per terra un nido d’uccelli con uccellini o uova e la madre che sta covando gli uccellini o le uova, non prenderai la madre che è con i figli» (Dt 22,4.6). In questa linea, il riposo del settimo giorno non è proposto solo per l’essere umano, ma anche «perché possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino» (Es 23,12). Così ci rendiamo conto che la Bibbia non dà adito ad un antropocentrismo dispotico che non si interessi delle altre creature.

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