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Matese, patrimonio di esclusiva biodiversità. L’intervista a Pasquale Buonpane

Piante, uccelli, rettili, insetti, fiori: non sfugge niente all'occhio e all'obiettivo di Pasquale Buonpane di Piedimonte Matese. "Molti stanno prendendo coscienza del fatto che il Matese è un prezioso scrigno di biodiversità, cominciano quindi a comprenderne il valore e di conseguenza la necessità di preservarlo".

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Le sue foto ci arricchiscono di bellezza e anche tanta consapevolezza: davvero il Matese è uno scrigno di biodiversità esclusiva.
Ne abbiamo parlato direttamente con lui, Pasquale Buonpane di Piedimonte Matese, appassionato conoscitore dei nostri monti e della vita che custodiscono. Interessato fin da bambino a piante e insetti la sua passione si è sviluppata con l’avvento di internet e grazie all’uso dei social: “per la facilità – come lui stesso spiega – di reperire informazioni e farle circolare, ma soprattutto avere scambi immediati con esperti e conoscitori della materia”. 
Fiori, piante, insetti, volatili… non manca nulla nel Matese per completare uno dei quadri più vivi e variopinti che la Natura potesse donarci.
Grazie a chi, come Pasquale, se ne fa custode e divulgatore.
Il suo è un bell’esempio di rispetto per l’ambiente e di condivisione con il territorio. 

Dalle tue foto abbiamo imparato ad ammirare ed osservare il Matese quasi nella sua totalità: vegetazione, specie animali e tante volte “esclusive”…
Sì, mi capita non di rado di trovarmi di fronte a specie vegetali o animali mai segnalate in precedenza. Questo è imputabile quasi sempre al difetto di ricerca più che alle mie capacità: il Matese risulta ancora non sufficientemente studiato, tutte quelle specie sono lì da millenni solo che nessuno si è mai preso la briga di cercarle.

In cosa consiste esattamente questa tua particolare passione e come è nata?
Ho sempre avuto un interesse innato per tutto ciò che ha a che fare con la natura e in particolare per le piante. Sono una persona curiosa, ho sempre sentito fin da bambino il bisogno di dare un nome alle piante o agli animali che mi capitava di osservare. A conti fatti catalogare, riuscire a dare un nome è il primo passo verso la conoscenza. Carlo Linneo, inventore della nomenclatura binomiale che ancora oggi utilizziamo per classificare tutti gli organismi viventi ha scritto “Nomina si nescis, perit et cognitio rerum” ovvero ”se non conosci il nome delle cose viene a mancare anche la conoscenza delle stesse”. Il progetto MateseNostrum (al momento un sito www.matesenostrum.com e una pagina facebook MateseNostrum, ndr) è nato quasi per soddisfare un’esigenza: durante le nostre escursioni ci trovavamo molto spesso di fronte a specie di gran pregio naturalistico, talvolta mai segnalate in precedenza o che non venivano ritrovate da moltissimi anni sulle nostre montagne. In quei casi veniva spontaneo chiedersi “possibile che nessuno si renda conto di tutta questa ricchezza?” È per questo che è nato il nostro sito: un luogo in cui inserire tutti i dati raccolti sul territorio rendendoli accessibili a tutti, un luogo in cui mostrare le eccellenze del Matese nella speranza di riuscire ad infondere in chi vive sul Matese o lo visita occasionalmente, la consapevolezza di essere in un luogo straordinario da proteggere e conservare.

Nello specifico, il tuo censimento, cosa raccoglie?
La raccolta di dati numericamente più importante è certamente quello relativo alla flora vascolare, un lavoro cominciato nel 2010. Quando cominciai, in base ai dati disponibili in letteratura, la flora del Matese risultava costituita da 1243 entità, oggi credo che le entità censite siano circa 1500 (anche se devo ammettere che è un po’ che non tiro le somme), un numero destinato certamente a crescere visto che nuove specie vengono censite con una certa frequenza. Il sito Flora del Matese attualmente annovera 1100 schede fotografiche relative ad altrettante entità. A queste vanno aggiunte 98 schede sulle briofite (muschi ed epatiche). Successivamente ho cominciato ad interessarmi ai lepidotteri, l’intento era di creare una galleria fotografica che contenesse tutte le specie di farfalle segnalate sul Matese.
Oggi posso dire di essere quasi in dirittura d’arrivo riguardo alle specie diurne: sono davvero poche quelle che ancora mancano all’appello, in compenso le gallerie contengono diverse specie che non erano mai state censite prima sul Matese, Lycaena thersamon (foto a destra) addirittura non era mai stata trovata in Campania. Un buon lavoro di raccolta dati è stato fatto anche per gli odonati. Le libellule sono degli importantissimi bioindicatori della qualità delle acque, sono tra i primi organismi a scomparire con l’inquinamento. Sulle specie presenti e sulla loro distribuzione si sapeva molto poco. Oggi sappiamo che il Matese ospita almeno 40 specie, un numero enorme se si considera che su tutto il territorio nazionale le specie censite sono solo 95. Questi i lavori più importanti, al momento sto muovendo i primi passi nel mondo dei licheni e in quello degli ortotteri, ma nell’ambito del progetto MateseNostrum continuiamo a raccogliere dati quasi a 360 gradi, spesso anche grazie alle segnalazioni degli utenti del gruppo facebook che successivamente cerchiamo di verificare.

Siamo in grado di sapere oggi con quasi assoluta certezza quante di queste specie e quali popolano le nostre montagne?
Credo sia pressoché impossibile arrivare a conoscere tutti gli organismi viventi di una determinata zona, specie se vasta ed eterogenea come il Matese. Di sicuro però posso dire che, anche grazie a tutti i dati raccolti, oggi ne sappiamo molto di più rispetto a cinque o dieci anni fa.

Elencaci alcune specie particolari (fiori o volatili), di cui solo in quota è possibile trovare presenza…
Le praterie d’alta quota ospitano specie vegetali peculiari che si sono adattate per sopravvivere in questi ambienti estremi riuscendo a resistere al vento, alla neve, alla intensa irradiazione solare e alla scarsità d’acqua. Alcune sono dei relitti glaciali, specie che dal nord Europa si sono diffuse verso sud durante le glaciazioni e successivamente, con l’aumento delle temperature, sono rimaste confinate sulle cime delle montagne, gli unici luoghi in cui le temperature rimangono relativamente basse anche in estate. Queste piante purtroppo sono o saranno le prime a subire gli effetti del surriscaldamento globale. Difficile fare un elenco ma non posso non citare la minuscola Gagea bohemica individuata solo nel 2016 e che non era stata mai trovata prima né in Campania né in Molise, il Taraxacum glaciale, le tante specie di Saxifraga capaci di vivere sulla nuda roccia. Anche tra gli animali l’elenco sarebbe lungo…penso all’arvicola delle nevi, al piviere tortolino, tra gli uccelli nidificanti più rari del nostro paese, al piccolo Italohippus albicornis, un ortottero endemico, che vive esclusivamente sul Matese ufficialmente noto solo per il Monte Miletto (ma ho appurato la sua presenza anche sulla Gallinola e sul Mutria).

Qual è stato il fiore più bello e l’insetto più bello e particolare che hai osservato? Ce ne descrivi le caratteristiche?
Domanda difficile, mi verrebbe da dire che le specie più interessanti sono quelle che non ho ancora trovato ma è chiaro che l’opportunità di osservare alcune specie mi ha dato più soddisfazioni di altre. Tra le piante ricordo Epipogium aphyllum, un’orchidea che può scomparire per anni anche nei luoghi in cui è stata osservata in precedenza, caratteristica che le ha valso il nome di orchidea fantasma.
Sul Matese era stata segnalata una volta sola nel lontano 1845, poi più nulla. La ritrovai per puro caso nel 2011 (166 anni dopo la primissima segnalazione) e una seconda volta nel 2014. Nel luglio scorso dopo ben sei anni sono riuscito a ripetere questa rara esperienza.
Tra gli insetti non posso non ricordare la scoperta di una popolazione di Sympetrum depressiusculum (foto a destra), una delle libellule più rare e minacciate del nostro paese inserita nella lista rossa delle specie in pericolo di estinzione (IUCN). Si stima che questa specie abbia subito un declino di più del 50% negli ultimi 10 anni. Diffusa soprattutto nella Pianura Padana nell’Italia meridionale è rarissima: prima della “scoperta” della popolazione matesina era nota per una sola località in provincia di Salerno.

C’è ancora un fiore o una farfalla che ricerchi e che ancora manca nel tuo censimento di foto e dati?
Ce ne sono diversi. Alcune piante si rendono visibili solo al momento della fioritura e questa, specie in alta montagna, a volte dura pochi giorni.

Soldanella alpina

Occorre quindi avere la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto e a volte è necessario fare diversi tentativi prima di riuscire a scovarle. È quello che è accaduto con la Soldanella alpina (foto a sinistra) che sono riuscito a fotografare solo la primavera scorsa dopo anni di ricerche, nonostante avessi dati certi sul luogo in cui era stata segnalata. Per fare qualche nome non ho ancora trovato Achillea barrellieri e Sempervivum arachnoideum, specie tipiche dell’alta montagna che ho visto spesso su altre cime dell’Appennino ma che per qualche motivo sul Matese continuano a sfuggirmi. Mi piacerebbe molto fotografare anche il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) che cresce in zone paludose difficili da raggiungere. Alcune specie sono talmente elusive che ti portano a pensare che si siano estinte o che siano state segnalate per errore. C’è da dire però che il vantaggio di chi lavora per pura passione consiste nel non avere scadenze: se una specie non si mostra oggi, potrà sempre farlo negli anni a venire. Tra le farfalle che vorrei vedere senza alcun dubbio al primo posto c’è l’antiopa (Nymphalis antiopa) forse una delle più belle specie europee. Purtroppo per motivi non ancora chiari questa farfalla sta scomparendo da molte zone del nostro paese. Sul Matese mi capitava di vederne qualcuna di tanto in tanto da ragazzino ma l’ultimo avvistamento risale ormai a più di trent’anni fa.

Avere conoscenza della biodiversità locale, quale vantaggio può portare alla sensibilità collettiva? E alla ricerca?
Sono fermamente convinto che è solo attraverso la conoscenza che si può arrivare al rispetto della natura in tutte le sue manifestazioni. Quando qualche anno fa demmo il via all’avventura MateseNostrum se mostravamo agli utenti del gruppo le immagini di un qualsiasi rettile o anfibio molto spesso le reazioni erano di ribrezzo e repulsione. Oggi devo dire che sempre più persone dimostrano di aver capito che anche questi animali fanno parte di un sistema complesso nel quale svolgono un ruolo importantissimo e vanno per questo rispettati. Molti stanno prendendo coscienza del fatto che il Matese è un prezioso scrigno di biodiversità, cominciano quindi a comprenderne il valore e di conseguenza la necessità di preservarlo. Riguardo alla ricerca va detto che la conoscenza della biodiversità assume un’importanza particolare all’interno di un’area protetta perché è impensabile dar vita a qualsiasi strategia di tutela e conservazione senza conoscere le forme di vita che la abitano. La mia speranza è che in futuro i dati raccolti possano essere un punto di partenza per tutelare le tante specie a rischio che continuano a vivere sulle nostre montagne: sapere che ci sono, quanto sono diffuse e in quali zone è già un incipit di fondamentale importanza.

Come vedi possibile la divulgazione del patrimonio che nel tempo sei stato in grado di raccogliere?
Tutti i dati e le informazioni raccolte vengono regolarmente pubblicati sul sito perché siano accessibili a tutti, generalmente evito di divulgare pubblicamente solo le località precise delle specie a rischio per non esporle ad ulteriori pericoli. Di fatto però c’è già materiale sufficiente per realizzare un buon numero di pubblicazioni, penso a delle “guide al riconoscimento”, strumenti che al momento mancano quasi del tutto sul Matese e che certamente non potranno mancare in un Parco Nazionale.

 

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