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    Home»Chiesa e Diocesi»Commento al Vangelo della seconda domenica di Avvento. Nella storia degli uomini c’è stato un inizio: Gesù
    Chiesa e Diocesi

    Commento al Vangelo della seconda domenica di Avvento. Nella storia degli uomini c’è stato un inizio: Gesù

    Redazione5 Dicembre 2020Nessun commento
    Di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
    Comunità Monastica di Ruviano

    Clicca per visitare il sito del Monastero

    II domenica di Avvento, anno B
    Is 40, 1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3, 8-14; Mc 1, 1-8

    C’è stata un’ora nella storia in cui è iniziato l’Evangelo!
    C’è un’ora in cui è apparso l’Evangelo… è un’ora dolce e solenne in cui c’è un “principio”… così Marco apre il suo scritto: «Principio dell’evangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio».

    Nella storia degli uomini c’è stato un avvento della “bella notizia”, una “bella notizia” che è una persona: Gesù.

    Celebrare l’Avvento significa attuare quella “bellanotizia”nelle nostre vite, far diventare le nostre vite anch’esse delle “bellenotizie”! Celebrare l’Avvento è fare memoria di un “principio” dell’Evangelo che è spuntato anche nelle nostre vite, è chiederci con coraggio se quel “principio”, quell’irrompere dell’Evangelo nelle nostre vite è poi diventato storia per davvero, storia che ha trovato la nostra carne disponibile a lasciarsene afferrare.

    Il racconto di Marco determina che quel “principio” è un attuarsi della Scrittura in un uomo chiamato ad essere terreno di quell’avvento del Messia; il Battista è il “luogo” in cui, attuandosi la Scrittura, c’è il “principio” dell’Evangelo.

    Un principio che è irruzione di Dio perché “appare” il Cristo, ma irruzione che cerca, come scrivono e Malachia e Isaia che Marco cita, uomini capaci di accogliere “potature” e “aggiunte”.

    Ci sono infatti colli che vanno abbassati, tagliati, combattuti nel loro levarsi con orgoglio e come ostacoli, ci sono valli di “vuoto” che vanno riempite, valli a volte profondissime che impediscono l’avvento di Dio e della “bella notizia”dentro di noi.

    Giovanni è la voce di profezia che grida le esigenze di questo avvento che è sì irruzione gratuita, venuta misericordiosache non ha assolutamente bisogno di “meriti” per giungere alla storia, ma ha certo bisogno dell’apertura e disposizione della libertàdi ciascuno.

    Ecco allora cosa chiede il Battista: guardare negli occhi la verità del proprio peccato e del proprio bisogno di salvezza e “immergersi” per permettere a Dio di convertire i cuori, di “immergersi”per abbassare i colli della superbia e per riempire i fossati infiniti della miseria e del non-senso che abitano i nostri cuori. Il Battista chiede questa libertà che si spalanchia Dio e chiededi tenere lo sguardo puntato verso un “oltre” … c’è infatti «un Altro più forte» … non è lui, il Battista, il termine del cammino … c’è uno che gli«viene dietro»(un suo discepolo!Il Battista infatti usa la dizione “tecnica”del discepolato, cioè “venire dietro”, “seguire”, in greco opίso mu; non sarebbe allora tanto “dopo di me” ma “dietro di me”) e che Giovanni sache compirà ben altra “immersione” … se l’ ”immersione”di Giovanni è spalancare la porta nella libertà, l’ “immersione” che darà quest’«Altro più forte» sarà l’ingresso potentee bruciante di Dio! Lui sarà il principioed il compimento della bella notizia della presenza definitiva di Dio che salva.

    Il canto del Libro di Isaia, che abbiamo ascoltato come prima lettura, è colmo di gioiosa speranza ed è un pressante invito … è una “bella notizia”: è finita la schiavitù, nel deserto del mondo si può aprire un via al Signore che viene, che vuolevenire, che desidera ardentemente compiere la sua stessa attesa. È una via di libertà che mette fine alla schiavitù perché permette la venuta di Colui che può rendere stabile e duratura la pace e la libertà. Il Profeta ci disegna questo Venientecon i tratti del pastore che si prende cura davvero non di “tutti” in modo piattamente egualitario, ma di “ognuno” secondo la sua condizione ed il suo bisogno («gli agnellini sul petto e le pecore madri pian piano» rispettando la loro pesantezza … ).

    È proprio “una bella notizia” che apre i cuori!

    Lo straordinario di questa storia è che non è una storia del passato ma è una storia “in atto”; è oggi che deve irrompere il grido del Battista perché «le strade siano preparate, i colli abbassati e le valli riempite» … e questo perché c’è una venutaattuale di quel “più forte”di cui parla Giovanni e c’è una venuta ulteriore di compimento che a tutto darà senso. Lo straordinario è che, dice l’autore della Seconda lettera di Pietro che pure ascoltiamo questa domenica, la nostra santità «affretta la venuta del Signore» … i nostri cuori aperti alla libertà e disposti ad essere terreno di avvento affrettano quella venuta che tutto compirà e che è la nostra comune “beata speranza”. La libertà spalancata nell’oggi affretta la venuta del Signore che compie la storia e nella cui attesa noi discepoli di Gesù dobbiamo vivere.

    Il Battista indirizzando a Gesù quelli che si rendono disponibili, nella vera libertà, ad essere uomini nuovi emersi dalle “acque di morte” (ecco il segno dell’immersione!) indica in Gesù il compimento pieno dell’uomo nuovo! Lui è veramente l’uomo nuovo. Guardare a Lui, sperare in Lui, attendere Lui, significa puntare non solo al modello dell’uomo nuovo ma soprattutto alla “causa” dell’uomo nuovo in noi.

    Il Battista e Gesù (opera di Giuseppe Cordiano)

    L’Avvento è allora un tempo sì di impegno ad aprire le porte della nostra libertà sempre schiava di qualcosa, è sì tempo di lavoro per verificare se quel principio dell’Evangelo che è venuto a noi siamo aperti a farlo diventare vita, ma è soprattutto tempo di disponibilità all’azione ed al lavoro di «un Altro più forte! “Più forte” di chi? Il Battista intende “più forte di me” … anche noi però dobbiamo intendere lo stesso; ciascuno deve poter dire “io attendo uno più forte di me che tutto compirà nella mia povera vita, intanto gli apro la porta della mia libertà lottando per spianargli i colli e lottando per riempire le valli perché possa essere tracciata una via di libertà a Lui che vuole venire a me!” E se questo lo può e deve dire ciascuno, altrettanto dobbiamo dirlo come concreta comunità cristiana, deponendo ogni presunzione di autosufficienza e vivendo e lavorando sempre con lo sguardo fisso a uno più forte, forte della debole forza di Dio, quella che si è manifestata da Betlemme al Golgotha. Lui attendiamo e solo in Lui speriamo.

    Avvento: tempo in cui rinvigorire l’attesa di Lui, tempo in cui infiammarsi di quell’attesa, tempo in cui lo sguardo sia puntato al Veniente a cui tutto confidare!

    avvento commento II domenica di Avvento Natale Vangelo

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