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    Home»Angelo Campagna 30»Un padre, segno di unità
    Angelo Campagna 30

    Un padre, segno di unità

    Redazione9 Dicembre 2020Nessun commento

    Quello degli ultimi tre sacerdoti ordinati da Mons. Angelo Campagna è un racconto che abbraccia la loro intera esperienza vocazionale, dalla gioventù ad oggi…
    Don Emilio Meola, don Mario Rega, don Andrea De Vico ricevettero l’ordinazione presbiterale il 24 marzo 1988 in Cattedrale, ad Alife. Nonostante le precarie condizioni di salute, in quanto il Vescovo era da poco stato colpito da un ictus cerebrale, egli volle essere presente tanto era forte quel sentimento di paternità spirituale che lo legava a tutti i giovani che in quel momento erano in formazione per il sacerdozio. Osò sfidare se stesso e il parere di molti che vedevano ormai compromesse le sue condizioni fisiche. Lo spirito no, vinse quella difficile battaglia con il corpo finchè poté.

     La passione vocazionale 
    Emilio Meola –
    Mi sono sempre chiesto quale potesse essere la prerogativa pastorale di un vescovo. Forse la liturgia, o la catechesi o l’economia o ancora la carità e la legge canonica.
    No, nessuna di queste… Penso che la primaria preoccupazione di un pastore chiamato alla guida di una Chiesa debba essere la pastorale vocazionale, e cioè il presente e il futuro della Chiesa universale che nelle esperienze locali (parrocchiali) vive della presenza di preti e sacerdoti missionari del Vangelo tra la gente…
    Mons. Campagna essendo stato anche rettore del seminario dell’Arcidiocesi di Salerno, coniugava brillantemente la paternità, propria di un pastore, con la gioia di vivere fino in fondo l’esperienza bella del Vangelo. È questo forse il tratto che ha caratterizzato il suo episcopato. Non  a caso proprio in quel periodo la nostra Diocesi ha conosciuto un momento di rinascita delle vocazioni sacerdotali. La nostra ordinazione presbiterale fu una delle poche e rare in quei tempi che vide in una sola celebrazione ben tre nuovi preti che ancora oggi sono “in servizio”. Aveva deciso che fosse così come espressa manifestazione di amore per la Chiesa chiamata nell’unità a celebrare un grande evento. E questo suo amore alla Chiesa, capace di contagiare positivamente, è stato la conferma della mia vocazione, maturata già ai tempi di Mons. Cinotti prima e poi di don Pasquale Bisceglia dopo.

    Tanti gli episodi che potrei citare di Mons. Campagna in riferimento alla mia gioventù, ma ce n’è uno da cui imparai tanto: fu una delle più grandi lezioni di vita, senza troppe parole, ma compiuta con il gesto del suo corpo, della sua presenza, della sua preghiera. Perché lui intuiva l’animo umano, sapeva entrare in relazione con tutti, discretamente… Accadde che a causa di un’incomprensione con il parroco della Cattedrale don Pasquale, noi indicemmo uno “sciopero”…  La cosa si venne a sapere; la sera ci ritrovammo il Vescovo in chiesa a celebrare la messa. Non disse nulla, né a noi, né al parroco, ma semplicemente al termine si intrattenne a chiacchierare con tutti noi riuscendo a stemperare quel clima di sospetto che si era creato… Ci bastò.

    Mi è caro il ricordo di quando mi insegnò il salmo del venerdì santo mettendosi all’organo: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato… Una preghiera che conservo come mia, come un dono ricevuto per la vita e che mi rimette spesso nelle mani di Dio…

     “Fino a dare la vita” 
    Mario Rega –
    Quando eravamo studenti presso il Seminario arcivescovile di Capodimonte qualche volta veniva improvvisamente a trovarci portando i dolci per tutta la “compagnia” e fermandosi a dialogare con i nostri compagni di corso a tal punto che era diventato di famiglia, e i nostri amici guardavano con ammirazione e stupore quel rapporto spontaneo tra noi e il Vescovo senza però che venisse meno la severità e l’autorevolezza della sua persona…

    A noi, ordinati presbiteri in quella circostanza piace ricordare le sue parole che riassumono la bellezza di essere pastore e padre capace di dare anche la vita per i figli che ama. Quando avevamo già deciso la data dell’ordinazione a seguito di un intervento all’anca a Busto Arsizio, mentre era ancora degente in ospedale fu colpito da un ictus cerebrale. Decidemmo di andare a fargli visita… Io e don Emilio Meola partimmo per Firenze; qui pernottammo dall’amico Antonio Sasso (poi anch’egli divenuto sacerdote) e la mattina seguente, all’alba prendemmo il treno per Milano; da cui la nostra destinazione fu Busto Arsizio. Non ci eravamo mai mossi da casa: fu un’impresa, ma compiuta con il cuore pregno di affetto. Quando arrivammo in ospedale non potemmo entrare nella sua stanza ma attraverso un vetro divisorio e un telefono riuscimmo parlare al Vescovo che vedemmo molto provato e affaticato. Ci venne spontaneo chiedergli: “Eccellenza, non sarebbe il caso di invitare qualche altro vescovo, magari Mons. Pollio vostro carissimo amico, alla nostra ordinazione in modo da non affaticarvi troppo?” La sua risposta ancora oggi ci fa tremare di emozione: “a costo di morire sull’altare sarò io ad ordinarvi”. E così avvenne.

    Sulla sedia a rotelle e con voce tremante fu lui ad imporci le mani con il dono dello Spirito Santo e ad ungere le nostre mani con il sacro crisma. Esempio di donazione ma anche di fedeltà agli impegni assunti soprattutto quando la fatica di una salute malferma avrebbe potuto scoraggiarlo…
    Quell’esempio significò molto allora. E ancora oggi ha un valore personale molto forte…

     Amore e forza “debole” di un padre 
    Andrea De Vico – Proprio così… Ecco cosa è stato essenzialmente per me la figura del nostro bene amato Vescovo Angelo Campagna: due mani tese, tra me e Cristo, che trasmettono l’essenza del sacerdozio, grazie all’azione dello Spirito Santo. Due mani di un padre-Vescovo che affida, ammonisce, incoraggia. Un gesto semplice, che conserva tuttora la freschezza della sorgente e la forza di un atto di fondazione.

    Nella mia mente, da uomo adulto, la figura di Mons. Angelo Campagna ha assunto un carattere che ha polarizzato la mia attenzione e – credo inconsciamente – il mio apostolato. Ci fu una volta che i bambini facevano ressa in sagrestia: rivolto alla più piccola di quelle…pesti, il Vescovo, con un cipiglio facile da indovinare, minacciò bonariamente: “ora prendo il nasino e lo do al gatto …”. All’altro polo, la sua amarezza a causa di chi voleva imporre il suo giudizio nelle cose che riguardavano il bene della Diocesi. Egli prendeva tutto su di sé, con l’amore e la “forza debole” di un padre che vuol vedere uniti i suoi figli.
    Grazie, padre Vescovo, per questo dono di grazia e questo modello di paternità.

    Un altro forte momento della vita diocesana: l’ordinazione diaconale di don Pasquale Rubino, don Emilio Salvatore, don Emilio Di Muccio

    diocesi di Alife-Caiazzo vocazioni

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