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Mons. Giacomo Cirulli, “Il mondo chiede di conoscere Gesù attraverso di noi. Siamo capaci di mostrarlo?”

Dopo la Presa di possesso canonico, il Vescovo di Alife-Caiazzo incontra la comunità di Caiazzo. Da parte del sindaco il dono delle chiavi della Città e da parte del parroco della croce pettorale di Santo Stefano Menicillo: entrambi significativo dono di legame con il Pastore

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Essere Chiesa capace di generare l’incontro tra Cristo e gli uomini: è la richiesta che viene dal Vangelo della V domenica di quaresima e che mons. Giacomo Cirulli ha condiviso con la Comunità di Caiazzo che ieri ha accolto il Pastore nella chiesa Concattedrale.
“Vogliamo vedere Gesù” la richiesta che alcuni greci rivolgo ai discepoli (immagine della prima chiesa) rivela il desiderio di un incontro profondo con il Maestro, lo stesso che ancora oggi risuona (talvolta inespresso) nel cuore di tanti uomini e donne che solo sfiorano la Parola di Dio ma non ne sono ancora coinvolti a pieno, ma ugualmente disposti a conoscerla: “Noi, siamo la Chiesa capace di mostrare Gesù? Siamo coloro che si fanno carico di far conoscere il Maestro?”.
Domande volutamente provocatorie alla comunità dei fedeli che, come tutta la Chiesa, vive in queste settimane uno dei momenti più intensi e di maggior richiamo al mistero della Croce quale missione di amore: il dono di Cristo, chicco di grano che muore, è impegno ad amare come lui (amatevi come io ho amato…).

La parola di Dio al centro
A Caiazzo clima di festa per l’arrivo del Pastore, il primo momento ufficiale presso una Comunità dopo la presa di possesso canonico avvenuta il 14 marzo nella Cattedrale di Alife, ma anche clima di raccoglimento e di preghiera, di ascolto disponibile verso le parole di Mons. Giacomo Cirulli: “Non siete qui per il Vescovo, ma per incontrare Gesù: questo conta e questa è la mia missione…”.
Il suo ministero pastorale che in queste prime settimane i fedeli stanno conoscendo attraverso le omelie, le catechesi bibliche quaresimali trasmesse in streaming torna a manifestarsi come esperienza di servizio alla Parola di Dio, annunciata e narrata, condivisa e comunicata alla comunità con domande che interpellano sia la vita personale sia il peso che Essa assume nella nella vita fraterna.

Le Chiavi della Città e la Croce di Santo Stefano:
sentirsi figli tra braccia sicure

Prima della Messa, il saluto del Sindaco Stefano Giaquinto che a nome dell’intera comunità caiatina ha consegnato a Mons. Cirulli le chiavi della Città, “certo di affidarle in mani sicure e premurose: quelle di un Uomo che nasce medico e che poi ha scelto la strada del sacerdozio! In entrambi i casi al centro della sua vita c’è il desiderio di prendersi cura degli uomini e delle donne che avranno la fortuna di incrociare la sua strada! Come non sentirsi al sicuro nel cuore e nelle mani di un Pastore che continuamente ripete che si “consumerà” per il suo gregge!”.
Altro segno del legame tra il popolo di Dio e il suo Pastore è nel dono che il parroco della Concattedrale, don Antonio Di Lorenzo, ha fatto a Mons. Cirulli consegnandogli la croce pettorale del vescovo Santo Stefano Menicillo patrono di Caiazzo e della Diocesi (con San Sisto I, papa e martire) copia autentica di quella da lui indossata e rinvenuta attraverso postume descrizioni storiche. Riconoscendo la fiducia nei ministri che il Signore invia tra il suo popolo –  “questa comunità, più che accoglierla si sente accolta dal suo Pastore e coinvolta nel progetto che il Signore gli ha affidato” – la Croce di Cristo resta per tutti “la meta di ogni nostra piccola o grande azione quotidiana, di pastori e di laici” ha spiegato il giovane sacerdote (scarica il saluto).
Il Vescovo l’ha indossata prima di dare inizio alla celebrazione a cui hanno preso parte anche i sacerdoti di Caiazzo don Antonio Chichierchia, don Giovanni Fusco, don Jean Libog; poi don Alfonso Caso, vicario generale, don Massimiliano Giannico vicario foraneo, padre Fabrizio Cristarella Orestano della vicina comunità monastica di Ruviano, il diacono Raffaele Fazzone.

Credenti dal “cuore nuovo”: responsabili e missionari
A far da sfondo alla riflessione del Pastore durante l’omelia, l’eterna fedeltà di Dio all’alleanza con il suo popolo così come le letture di queste domeniche di quaresima hanno narrato: il passato e il presente (perché la Parola di Dio parla al presente) si identificano nell’infedeltà dell’uomo che invece tradisce, dimentica, cambia strada. “Ma perché dobbiamo leggere qualcosa che appartiene al passato?” ha chiesto il Pastore. “Ma perché anche noi siamo dentro ad un’alleanza con Dio” per mezzo della quale Egli non si stanca di promettere e ancora una volta garantisce “un intervento straordinario (…) nuovo segno della nuova alleanza tra Lui e noi”: è Gesù Cristo il dono, il modello di uomo capace di presentare all’umanità ciò che Dio sogna per la vita del mondo: donarsi, far germogliare il bene e la pace come il chicco di grano che solo morendo moltiplica il suo valore…

“È giunta l’ora” ha spiegato Mons. Cirulli citando il Vangelo, “e quell’ora è ancora oggi”: essa interpella la Chiesa a condividere l’esperienza di dono alla maniera di Gesù – “accettare di morire per amore degli altri” – e al contempo mostrare il Figlio di Dio perché tutti possano conoscerlo e comprendere quale alleanza ogni giorno Dio cerca di rinsaldare con l’uomo.
“La richiesta ‘Vogliamo vedere Gesù’ risuona ancora oggi” ha ricordato il Pastore. “C’è una domanda fuori di qui che solo apparentemente sembra scomparsa, ma che il mondo continua a porci. La Chiesa non deve diventare un impedimento… e la Chiesa siamo tutti, io, i miei confratelli e voi… Attraverso di noi si arriva a Gesù? Attraverso di me, Gesù si fa incontrare oppure io mi sostituisco a Gesù?”.

Parole che non restano soltanto circoscritte ad un’omelia, ma danno il passo al cammino della Chiesa locale di Alife-Caiazzo: “essere Chiesa in uscita”, ha concluso mons. Cirulli richiamando Papa Francesco “è vivere senza se e senza ma tutto questo, il dono dell’amore donato per la vita dei fratelli”.

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