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    Home»Arte e Cultura»A Napoli, il primo diploma in Italia di Arte e Teologia. L’intervista ai direttori della Scuola, il gesuita Jean-Paul Hernandez e Giuliana Albano
    Arte e Cultura Chiesa e Diocesi

    A Napoli, il primo diploma in Italia di Arte e Teologia. L’intervista ai direttori della Scuola, il gesuita Jean-Paul Hernandez e Giuliana Albano

    Grazia Biasi20 Maggio 20212 commenti

    Il Diploma di Arte e Teologia, titolo unico in Italia – fino allo scorso settembre rilasciato solo dall’Istituto Superiore di Teologia delle Arti di Parigi – è conferito dalla Scuola di Arte e Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Sezione San Luigi) con il Nulla Osta della Congregazione per l’Educazione Cattolica.
    In vista del II anno di attività Clarus ha intervistato il Direttore della Scuola padre Jean-Paul Hernandez SJ e la condirettrice Giuliana Albano.
    Cos’è la Scuola; quali obiettivi ha davanti a sè; a chi si rivolge; quali valori di fondo alla base di questa esperienza accademica…; Napoli, scenario privilegiato per determinate esperienze artistiche; ma soprattutto la riflessione antica e contemporanea su arte e teologia è ciò che emerge dalle risposte.
    Le risposte di Hernandez e Albano si alternano fornendo un quadro d’insieme sull’esperienza proposta.

    Professoressa Albano, la scuola di Arte e Teologia della PFTIM, un primato, una intuizione, un valore che si aggiunge al percorso formativo di giovani e meno giovani. Perché questa iniziativa? A chi è rivolta? Cosa propone? Perché sceglierla…? Come coniuga (percorsi, contenuti, tecniche) l’approfondimento su arte e teologia?
    La Scuola si chiama “di arte e teologia” dove la congiunzione “e” non vuole esprimere una giustapposizione, ma la congiunzione “e” esprime la sfida di una vera e propria teologia dell’arte. Da questa premessa nasce quest’iniziativa che permette di acquisire un titolo accademico riconosciuto, unico in Italia. L’anno accademico è intenso, ma permette di formarsi passando da discipline più teoretiche fino allo studio più dettagliato di arte, archeologia e architettura cristiana, anche sul territorio, in vista di eventuali sbocchi professionali.

    Professore Hernandez, la produzione di arte sacra è da sempre una teologia, narrazione/ispirazione che viene da Dio, parla di Dio, riconduce l’uomo a Dio. L’esperienza della Pftim vuole svelare meglio questa esperienza di incontro…
    L’antropologia più recente, le ricerche sulle origini dell’uomo primitivo e dell’uomo preistorico ci fanno capire che nel processo di umanizzazione l’apertura di questo esser vivente alla dimensione religiosa – l’homo religiosus – va di pari passo con la sua apertura alla dimensione simbolica cioè alla sua capacità di rappresentazione. E questo perché entrambe sembrano avere a che fare – da quello che si può capire dai reperti più antichi della storia dell’essere umano – con l’elaborazione del limite, e per la precisione l’elaborazione di quel limite per eccellenza che è la morte.
    E non è un caso che le primissime rappresentazioni artistiche o simboliche, le primissime espressioni, i primissimi artefatti, hanno a che fare con il culto dei morti: sono tombe, sono dei segni lì dove si seppelliscono i cadaveri… Questo perché sembra che il limite dell’uomo faccia pensare a cosa ci sia più in là non solo da un punto di vista cronologico, ma in ogni momento della vita pensando a cosa possa esserci oltre la mia esistenza, oltre ciò che posso toccare e vedere…
    Parliamo di quella dimensione invisibile per cui le radici dell’arte e le radici della dimensione religiosa dell’uomo  molto unite. Questa esperienza ha fatto sìì che l’arte è stata arte sacra per molto tempo, e che forse l’arte dà il meglio di sè quando deve rappresentare ciò che non si vede.
    Ma anche l’esperienza di recenti artisti hanno sottolineato che lo scopo dell’arte è rivelare l’invisibile, e questo invisibile può avere anche una “I” maiuscola.
    Nella tradizione cristiana, evidentemente, l’arte nasce per favorire l’esperienza religiosa e l’arte sacra è parte di questa esperienza religiosa: è un’esperienza religiosa consegnata allo sguardo. I grandi affreschi, i grandi mosaici delle nostre cattedrali, delle nostre chiese, o anche gli affreschi delle catacombe sono preghiere consegnate allo sguardo che devono aiutare altre preghiere, che devono aiutare chi si trova davanti a queste opere a fare un’esperienza di Dio, a incontrare il Signore, a pregare…
    E perciò il luogo per eccellenza dell’arte religiosa cristiana è l’ambito liturgico. L’arte religiosa o l’arte sacra cristiana è fondamentalmente un autoritratto della comunità in preghiera…

    Basiliche paleocristiane di Cimitile
    Basiliche paleocristiane di Cimitile
    Antro della Sibilla a Cuma
    Antro della Sibilla a Cuma
    Altare Maggiore (particolare) di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, Napoli
    Altare Maggiore (particolare) di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, Napoli

    Lo specchiarsi di arte e teologia l’una nell’altra, essere un’unicum, ha di fronte a sè l’orizzonte della vita umana di ieri e di oggi. Cosa offre la teologia dell’arte all’uomo di questo tempo? Quali domande è in grado di suscitare? E anche le risposte…
    Risponderei con Hans-Georg Gadamer e il suo concetto della fusione degli orizzonti, cioè con la capacità di mettere in relazione il nostro orizzonte, la nostra vita di uomini e donne del XXI secolo fatta di interrogativi, paure, desideri, con il contesto spirituale, liturgico, sacramentale, teologico, antropologico della comunità committente che utilizzava e fruiva di queste opere d’arte. Tante volte analizziamo l’affresco di un’abside senza ricordare che è lo stesso che guardavano le persone dura

    nte la celebrazione eucaristica e che è stato realizzato non per una questione di bellezza in sé ma per dire che cos’era l’eucaristia. Ecco che senza una conoscenza profonda della teologia eucaristica, l’arte sacra cristiana non rivela le sue profondità che oggi integriamo sicuramente con ulteriori conoscenze storiche e scientifiche. La teologia dell’arte non è soltanto per capire meglio le opere d’arte ma è per ascoltare quel messaggio teologico che l’arte dona alla teologia di oggi arricchita non solo dei testi sacri che vanno dalla Bibbia in poi, ma anche della tradizione viva, non scritta, fatta di immagini e forme architettoniche…

    Rispetto alla primissima esperienza già portata a termine presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ci sono novità e nuove idee sul percorso 2021/2022?
    Quest’anno segnato dall’emergenza del COVID-19 ci ha costretto a sostanziali modifiche delle metodologie didattiche. Ma ciò ha permesso di sperimentare nuovi percorsi didattici, conservando le occasioni di incontro e di condivisione. È così anche per l’anno accademico 2021/22 agli studenti che non potranno frequentare sarà garantita la partecipazione alle lezioni in telepresenza. Ciò ci ha spinto ad attivare, nell’ambito del Diploma di Arte e Teologia, il corso di alta formazione di 50 ore dal titolo Teologia dell’arte: il segreto della Bellezza. L’arte, esperienza di vita e di fede. Il corso è promosso con l’importante collaborazione della Fondazione Culturale San Fedele di Milano realtà di alto profilo della Compagnia di Gesù. Gli incontri si terranno in presenza e/o on line nelle due sedi di Milano e Napoli. Infine per l’intero percorso abbiamo previsto lezioni, seminari, tavole rotonde in presenza e/o online per approfondire il tema dell’arte sacra.

    L’identikit di chi vi partecipa: è solo per approfondire? Quali esigenze di fondo guidano la scelta dei corsisti?
    Chi sta vivendo con particolare apprensione tutte le incertezze relative al lavoro potrebbe anche trovare un po’ di sollievo dedicandosi a seguire i nostri corsi che certamente arricchiscano le proprie competenze. La specificità della Scuola risulta fondamentale per svariate figure del mondo lavorativo connesso con i beni culturali, storici dell’arte, architetti, ma anche guide turistiche, operatori pastorali, catechisti etc., che non sempre hanno una competenza specifica e sanno valersi dell’arte per far conoscere i temi della fede.

    A lei, professoressa, un’ultima riflessione, fuori dalle aule universitarie…
    Napoli, crocevia di culture, tradizioni, storie, religioni: non è solo scenario ma anima di un cammino (arte e fede) che genera e rigenera cultura e speranza garantendo – per la molteplicità del suo patrimonio artistico – la completezza di un percorso formativo come quello proposto dalla Scuola…
    Napoli, ma anche la Campania, ha una densità di opere d’arte eccezionale con una continuità cronologica unica in Italia, potremmo dire unica in Europa. La nostra regione è un museo a cielo aperto. La Scuola si prefigura lo scopo di far parlare un territorio, non solo di analizzare i fenomeni artistici, ma anche di essere parte attiva nella valorizzazione dell’arte cristiana: leggere teologicamente, antropologicamente un territorio. Un’occasione straordinaria a Napoli e nella Scuola di Arte e Teologia.

    Venere callipigia, Museo Archeologico di Napoli
    Venere callipigia, Museo Archeologico di Napoli
    Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore a Napoli
    Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore a Napoli
    Battistero di San Giovanni in fonte a napoli
    Battistero di San Giovanni in fonte a napoli

    Professore Hernandez, per chiudere, ma al contempo per aprirci ad un’altra esperienza “artistica” che coniuga arte e teologia parliamo di Pietre Vive, di cui lei è promotore e che ha citato di recente nella presentazione online del nuovo corso della Scuola. Può dirci di cosa si tratta e le ragioni di fondo? E quali novità sostanziali essa ha portato?
    Pietre Vive sono giovani presenti in una quarantina di città europee – ma adesso anche nel continente americano – che solitamente di sabato si mettono a disposizione dei turisti nelle chiese più visitate… Turisti in cerca di senso, di un rapporto diverso con l’arte. Per assumere questa responsabilità i giovani volontari  seguono un percorso di preghiera comunitaria, di formazione teologica e storico-artistica. Si tratta di studenti universitari con esperienza di studi e vita diverse con l’unica missione di accogliere, come comunità cristiana, gli uomini e le donne che scelgono una chiesa di rilevanza storico-artistica per assecondare un desiderio di profondità. Mi riferisco ad un turismo diverso, di coloro che cercano un senso talvolta in quelle pietre antiche che sono dense di significato ma che spesso non parlano… perché nessuno offre una chiave per interpretare, ascoltare, capire quei messaggi e quella densità che racchiudono. Talvolta i nostri tesori sono trattati in modo museistico, come i resti di una religione morta, i resti di una scomparsa, eppure hanno ancora da dire e parlare agli uomini e alle donne assetati di quell’amore che soltanto Dio può donare e di cui c’è un riflesso nella bellezza artistica.
    Quando sentiamo la frase La bellezza salverà il Mondo non è tanto per l’esperienza estetica, ma per l’esperienza di dono di sé della bellezza. Così come quando nella Bibbia si legge del Buon pastore, sappiamo invece che si tratta del bel pastore perché dà la vita per le proprie pecore. L’arte è un dono gratuito, offre gratuitamente bellezza, ma se noi cancelliamo questa possibilità di dono, essa non potrà più parlare…
    Pietre Vive sono giovani che cercano di riempire questa terribile mancanza accogliendo il turista non solo spiegando la simbologia dei segni visibili, ma il senso dei tesori d’arte in prospettiva spirituale e non facendo una predica sfruttando l’arte, ma cogliendo l’intimo rapporto fra l’arte sacra e l’esperienza di Dio che essa trasmette. Si tratta di un’esperienza umana viva, un incontro vero e proprio fondato sull’ascolto reciproco che supera la normale guida turistica legata alla trasmissione di dati e informazioni.  Nell’esperienza che proponiamo, lo spazio è decodificato sì dalle informazioni che riceviamo, dalle date, dai nomi di artisti, ma soprattutto dall’esperienza umana che facciamo in esso. Esso così assume un senso diverso…

    Info e contatti
    Scuola di Arte e Teologia (vai al sito)
    Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale
    Sez. San Luigi, Via Petrarca 115 – 80122 Napoli
    PEC: direttorescuolaarteteologia@pec.it
    Email: direttore.arteteologia@pftim.it
    Email: segreteria.arteteologia@pftim.it
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    Ufficio Stampa, Mariangela Parisi, Cell.3891216434

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    2 commenti

    1. Donato on 9 Giugno 2021 15:28

      Non è un commento ma richiesta di info dettagliate:
      – quanti anni dura il corso.
      – se volessi frequentarlo potrei avere il ruolo di “uditore” quindi senza esami finali?
      -la sede del corso dov’è e se a Posillipo noi portavamo in valigetta piccola colazioni

      Reply
    2. Redazione on 15 Giugno 2021 10:38

      Sig. Donato,
      in fondo all’articolo ci sono i contatti per reperire le info di cui ha bisogno.
      Buona giornata
      Info e contatti
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