Home Chiesa e Diocesi Le Prime Comunioni a Valle Agricola. Se questa è notizia…

Le Prime Comunioni a Valle Agricola. Se questa è notizia…

Nel piccolo paese del Matese le Prime Comunioni non si celebrano tutti gli anni, ma quando avviene la festa, il "miracolo" diviene esperienza concreta e condivisa

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Che maggio e giugno, in quasi tutte le parrocchie, siano mesi dedicati alle Prime Comunioni è cosa normale; momento atteso e preparato con entusiasmo: sacerdoti e catechisti si alternano tra i preparativi e la tensione emotiva data dalla responsabilità: per almeno tre anni hanno visto quei bambini crescere e maturare, e farsi domande…ed entusiasmarsi per l’Incontro che li attende. Le famiglie, prese da un’emozione diversa e da qualche lacrima in più: quei bambini sono cresciuti, ma soprattutto è la consapevolezza che il primo incontro con l’Eucarestia spalanca la porta della vita su proposte e scelte e cammini nuovi.
Adesso potremmo spendere righe e forse pagine per chiederci quale direzione prendano, il giorno dopo la festa, quei semi buoni e quanta cura resta per essi. Ma il contesto non ce lo permette perché c’è una gioia più bella da raccontare, e una speranza da coltivare e a cui fare largo.

Valle Agricola, 800 abitanti circa, stando ai censimenti ufficiali; 691 metri di altezza; paesino del Matese dove la popolazione anziana prevale perché i più giovani sono emigrati e di conseguenza fanno famiglia altrove… C’è una strada che vi giunge e poi si ferma, senza proseguire oltre. A Valle perciò scegli di andarci perché non è luogo di transito da attraversare per raggiungere altri posti. E se ci vivi, oltre ad essere valligiano sarai anche pendolare in eterno.
Qui si vive l’attesa delle stagioni, l’attesa del bel tempo perché se nevica si resta bloccati; l’attesa delle novene ai santi che rafforzano la preghiera e la comunità; si vive l’attesa di una festa di piazza, e ancor di più se ad organizzarla sono i giovani del posto; si vive l’attesa di conoscere i brillanti risultati degli studenti fuori sede (che ne portano eccome a Valle dalle migliori Università italiane, dagli Istituti di Ricerca italiani ed esteri…); si vive l’attesa di notizie che giungono da altri centri o dall’estero dove si sono trasferiti in molti; e poi l’attesa della morte… e si prega per l’attesa di nuove vite.
Si attende qualcosa di buono, un piccolo o grande miracolo che faccia le giornate diverse… come quella di domenica, quando per la prima volta dopo qualche anno finalmente il parroco Don Salvatore Di Chello ha potuto celebrare la festa della Prima Comunione per 5 bambini.  Ed è stata festa per l’intero paese, di quelle che si raccontano per mesi e la cui gioia si percepisce come carezza, e come segno che l’attesa – quella vissuta in preghiera e con una meta davanti – non è mai vana.

“In uno degli ultimi incontri di catechesi – racconta don Salvatore – ho chiesto ai bambini che cosa fosse il “miracolo”. Mi attendevo cose tipo “qualcosa che non si può spiegare” oppure a “un evento straordinario”, ma non mi sarei aspettato quella risposta. Dopo qualche istante di imbarazzante silenzio, una delle bambine mi dice: “il miracolo è fare e portare del bene quando tutto intorno sembra ci sia solo il male…”. Questa risposta mi ha fatto rabbrividire. È una delle risposte più belle che si potesse dare all’azione Salvifica di Cristo”.

Sono le risposte che accendono una luce in ogni angolo del Pianeta ove sono pronunciate, perché sono parole in cui i bambini credono. A Valle, i piccoli, sanno bene che in un paese più popoloso e con un maggior numero di servizi (piscine facilmente raggiungibili; ambulatori medici a portata di mano; negozi e piazze più affollate…) avrebbero maggiori occasioni di contatto e di relazioni e soprattutto di confronto, eppure sanno bene quale sia il vero miracolo che rende una vita migliore. “Anche perché poi, questa pandemia li ha segnati i bambini – prosegue don Salvatore. Qualcuno anche in maniera molto forte, e i loro genitori hanno sofferto e offerto ogni briciolo di forza per loro. Le prime comunioni a Valle Agricola, non sono state un evento a cadenza annuale, magari scaglionato, come da ogni parte, anche perché il numero esiguo di bambini fa sì che ciò avvenga irregolarmente, saltando uno o più anni, cercando di metterli “insieme” anche se con diverse età. I piccoli centri come il nostro, vivono questi momenti come festa di “Famiglia di famiglie”. I loro genitori o nonni o zii, qualcuno colpito anche dal male del Covid, hanno davvero pianto di gioia e quando ho sorriso ad uno di loro al quale scendevano le lacrime, mi è stato risposto con un sorriso: “È vero, don, quello che dite sempre voi…dopo la notte più buia, spunta un’alba magnifica!”.

Qui in paese è tradizione che i bimbi partano dalla cappellina di Sant’Antonio in processione, cantando e pregando, fino in Parrocchia, ma anche se quest’anno non è stato possibile per le restrizioni anticovid, ritrovarsi ai piedi del portone centrale della chiesa di San Sebastiano, finalmente per un evento lieto, ha fatto scoppiare un applauso fragorosissimo da parte dei presenti.

“Finalmente è stata festa, “in cielo come in terra”, rinnovando quel patto d’amore del Redentore che si ripete ogni volta che si Celebra l’Eucarestia. Una festa “dentro” il cuore, che si è sciolta in lacrime di felicità. Il bene possibile è diventato contagioso e la festa non si è spostata nei ristoranti, ma nelle case, in intimità, perché si fa ancora la lotta al male…ma poi il Miracolo avviene sempre e quella definizione di una bimba, diviene significante e significato”.

Ecco perchè questa Prima Comunione è notizia. Buona notizia.

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