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    Home»matese moderno contemporaneo»Salvatore Pizzi e Beniamino Caso: tracce di un’amicizia
    matese moderno contemporaneo

    Salvatore Pizzi e Beniamino Caso: tracce di un’amicizia

    Redazione18 Giugno 2021Nessun commento

    Matese tra moderno e contemporaneo

    Per la rubrica Matese tra moderno e contemporaneo, Clarus ospita il contributo di Giovanni Valletta, di Capua, laureato in Storia, docente di materie letterarie.
    Studioso dell’Ottocento, membro del Comitato provinciale dell’Istituto Storico del Risorgimento; collaboratore della rivista “Il Pensiero Mazziniano”; membro del Comitato di redazione del sito Storia della Campania.
    Dai suoi studi e dai pochi documenti a disposizione ci offre (a sorpresa) il racconto dell’amicizia tra il matesino Beniamino Caso, liberale tra coloro che formarono la Legione del Matese mentre Garibaldi risaliva la Penisola, e Salvatore Pizzi, di altro orientamento politico, con interessi e incarichi sul fronte dell’educazione scolastica in Terra di Lavoro. 

    di Giovanni Valletta

    Sfogliando le pagine ingiallite del nostro Risorgimento, dietro i padri della patria e gli esponenti di primo piano del nostro processo unitario, possiamo ritrovare personalità oggi quasi totalmente obliate, ma necessariamente da riscoprire per la loro poliedricità e per il contributo decisivo che fornirono nel corso del Risorgimento italiano.

    Una simile premessa è doverosa al fine di introdurre al meglio il vero oggetto di questo breve contributo: l’amicizia tra Beniamino Caso e Salvatore Pizzi.

    Beniamino Caso, originario di San Gregorio Matese, si attestò su una posizione liberal-moderata e prese parte al moto costituzionale che travolse Napoli nei primi mesi del 1848, fungendo da tramite tra i liberali napoletani e quelli del suo territorio d’origine. Nel 1860, mentre Garibaldi risaliva con i suoi uomini la parte meridionale della penisola, fu tra coloro che formarono la Legione del Matese, formazione che ebbe una funzione nevralgica nei concitati mesi in cui si consumò il crollo del regno borbonico. All’indomani dell’unità, in occasione della prima tornata elettorale, Beniamino Caso fu eletto deputato nel collegio di Caserta, ma la sua esperienza parlamentare durò solamente una legislatura. Salvatore Pizzi, invece, originario di Procida, ma trasferitosi in tenera età a Capua, divenne un seguace di Giuseppe Mazzini fin dagli anni universitari e coltivò l’ideale repubblicano fino al 1877, anno della sua morte.

    Foto storica di San Gregorio Matese

    Nel settembre del 1860 Salvatore Pizzi fu nominato da Garibaldi governatore di Terra di Lavoro e, dopo il 1861, lavorò alacremente soprattutto in seno al consiglio provinciale, occupandosi con particolare zelo della questione educativa che, da mazziniano, lo trovava particolarmente sensibile. Fu proprio lui a promuovere, insieme con il Consiglio provinciale di Terra di Lavoro, l’istituzione di due scuole normali.

    Alla luce di quanto detto, risulta evidente che si tratta di due personalità di primo piano del Risorgimento in Terra di Lavoro. Due uomini che, pur essendo attestati su posizioni politiche differenti, pur vagheggiando un’Italia dalla fisionomia politico-istituzionale antitetica, furono uniti da una profonda e solida amicizia della quale, però, ci restano scarse testimonianze. Probabilmente, una simile carenza è da comprendere alla luce dell’assidua frequentazione dei due che, pertanto, incontrandosi con costanza, non avvertivano la necessità di inviarsi epistole.

    Nonostante ciò, alcune tracce del rapporto tra Caso e Pizzi ci vengono fornite da Giovanni Petella nel suo lavoro dedicato alla Legione del Matese. La prima testimonianza risale ai giorni compresi tra il 10 ed il 12 settembre 1860, quando Francesco II aveva ormai abbandonato Napoli per rifugiarsi a Gaeta e preparare una strategia al fine di fronteggiare al meglio i garibaldini lungo il fiume Volturno.

    Stando a quanto racconta Petella sulla scorta di un rapporto inviato a Turr dal maggiore Cattabeni, nei suddetti giorni Salvatore Pizzi e Beniamino Caso si ritrovarono ad attraversare in carrozza la cittadina di Caiazzo e, venendo riconosciuti, furono inseguiti, riuscendo a sfuggire solamente grazie alla celerità dei cavalli guidati da Caso.

    Qualche giorno dopo quanto accaduto, Pizzi fu nominato da Giuseppe Garibaldi governatore della provincia di Terra di Lavoro ma, probabilmente per ragioni di carattere personale ed ideologico, tentennò e decise di non accettare subito la nomina. Tra coloro che tentarono di convincerlo e vollero sostenerlo ritroviamo anche Caso che, stando a quanto scritto da Giovanni Pasanisi, indirizzò queste brevi righe al suo amico capuano:
    «Mio caro amico, Come il Messia attendo la vostra nomina. Se essa non verrà, ritenete che io mi ritirerò dalla vita politica. Vi prego, uscite dalla vostra delicatezza estrema, fate questo sacrificio al paese che tanto amate».

    La terza ed ultima testimonianza relativa al sodalizio costituitosi tra Salvatore Pizzi e Beniamino Caso risale, infine, ai primi mesi postunitari, quando Caso decise di intercedere con Urbano Rattazzi al fine di far assegnare a Pizzi la carica di procuratore generale della Corte d’appello di L’Aquila, incarico che fu effettivamente riservato al democratico capuano che, tuttavia, lo rifiutò. La premura di Caso si comprende, quasi certamente, alla luce delle ristrettezze economiche di Salvatore Pizzi che, pochi anni dopo, pur essendo stato eletto deputato, decise di rifiutare lo scranno perché impossibilitato a sostenere le spese di trasporto verso la capitale.

    Le testimonianze riportate fin qui, seppur scarse, forniscono prove tangibili circa il rapporto di stima ed amicizia che unì Salvatore Pizzi e Beniamino Caso, due personalità che, come detto, meritano ulteriori approfondimenti, così da poter ricostruire la loro vicenda politica e, allo stesso tempo, arricchire la scarsa storiografia su Terra di Lavoro nel corso del secolo XIX.

    Bibliografia
    Discorsi pronunziati innanzi al feretro di Beniamino Caso, Piedimonte d’Alife, Tip. Bastone, 1883;
    Giovanni Pasanisi (a cura di), Discorsi pronunciati nella solenne inaugurazione del busto di Salvatore Pizzi;
    Giovanni Petella, La legione del Matese durante e dopo l’epopea garibaldina: agosto 1860 marzo 1861, Città di Castello, S. Lapi, 1910;
    Maria Cappuccio, Istituto magistrale “Salvatore Pizzi” di Capua: primo centenario: 1866-1966, Napoli, Tipografia Napoletana, 1966;
    Raffaele Gigante, In morte di Vittorio Emanuele primo re d’Italia e in morte di Salvatore Pizzi, Napoli, Tipografia di Aniello Eugenio, 1878.

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