Matese tra moderno e contemporaneo

di Armando Pepe
L’antropologia culturale
Lo studio delle tradizioni popolari in Italia è stato magistralmente condotto da illustri antropologi, tra cui Ernesto De Martino, indagatore della cultura e religiosità ancestrali nelle impervie zone del profondo sud, ed Alberto Mario Cirese, studioso delle culture egemoniche e di quelle subalterne, senza voler dimenticare molti altri di grande valore e spessore.

Anche Piedimonte ha proprie usanze, che studiosi come Luigi Lombardi Satriani hanno raccolto, interpretato e diffuso nei circuiti scientifici internazionali. Nel libro “Santi, Streghe & Diavoli”, edito da Sansoni Editori nel 1971, c’è un capitolo dedicato alle nostre zone, da cui sono presi i brani che seguono:
Tradizioni attuali e/o scomparse
«A Piedimonte il 2 giugno si festeggia San Marcellino, e quando la statua compare sul sagrato, il popolo l’osserva con grande attenzione perché “se San Marcellino è lustro, l’anno sarà buono per tutti”, mentre invece “se San Marcellino è scuro, l’annata sarà brutta”. Questo fatto si spiega con i riflessi prodotti dalla luminosità più o meno intensa del giorno. Dopo la processione, quando San Marcellino rientra in chiesa, le statue degli altri santi, che hanno preso parte al corteo, sono schierate su due file; il patrono, passando, riceve l’inchino da ognuna di esse. Questo atto caratteristico della processione si chiama “riverenza”» (p. 183).

«Dai borghi di Caserta ai centri del Matese non meno diffusa fu la credenza nelle streghe (janare) o nei maghi (maoni). […] Gli innumerevoli episodi che abbiamo sentito raccontare lasciano perplessi. […] L’opera di questi esseri demoniaci , però, non è rivolta solo al male altrui; essi, con la conoscenza di polverine ed erbe, sono in grado di guarire le persone colpite da mali di cui non si conosce la natura, di ridare l’integrità fisica ai bambini che altre janare, magari per antipatia, hanno sturzellatu (storpiato)» (p.184).
«Il termine dialettale “cuonzolo” sintetizza l’usanza di “consolare” una famiglia colpita dal lutto, alla quale parenti o amici portano da mangiare in un cesto, per un periodo che va dai tre agli otto giorni dopo i funerali» (p. 184).
Fonte bibliografica
Luigi Lombardi Satriani (a cura di), Santi Streghe &Diavoli. Il patrimonio delle tradizioni popolari nella società meridionale e in Sardegna, Sansoni Editore, Firenze 1971.