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“Unità” non facciamola morire. Scuola, Comuni e Parrocchie: la memoria che ci salva è nelle mani di tutti

Rischiamo di perdere la memoria e il valore che oggi rappresentano ancora le Vittime di Monte Carmignano, le vittime di Alife, i sacerdoti don Antonino Leggio e don Biagio Mugione. Dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale il Matese e l'Alto Casertano ci hanno consegnato numerose occasioni per riflettere sul presente e il futuro delle nostre comunità

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Il 4 novembre è stato celebrato pochi giorni fa e poi ricordato nuovamente ieri in numerose manifestazioni posticipate per causa della pioggia o per rimandare al giorno festivo (domenica) questa importante ricorrenza.
Sono trascorsi 100 anni dal trasferimento del Milite Ignoto all’Altare della Patria, quel giorno che servì a fissare per sempre, negli italiani, la memoria di un giovane, che ne rappresentava migliaia, morto per difendere la sua Italia e garantirle pace…
Non sappiamo nulla di tutti loro, o forse molto poco… Quale fosse la loro formazione culturale, la loro vita quotidiana nei campi o in altri mestieri, i loro sogni futuri; o se in divisa avessero avuto paura (certo che l’hanno avuto), se avessero pianto prima dei difficili momenti di combattimento asserragliati nelle trincee o mandati in avanti contro il nemico; se avessero voluto scappare (ma non per vigliaccheria); se avessero sognato soluzioni diverse alla guerra, se avessero sognato di tornare presto a casa e metter su famiglia…

A Prata Sannita il sindaco Damiano De Rosa celebra il 4 novembre con gli alunni delle Scuole locali, gli uomini delle Forze Armate e i cittadini

“La guerra era un valore…e andava fatta” si è detto nei giorni scorsi nelle riflessioni che hanno affollato i mezzi di comunicazioni in occasione di questo centenario. Oggi, invece, (possiamo dirlo con serena certezza) la guerra è soltanto un grande dolore, ovunque essa sia.
Scienza, tecnica, diplomazia, dialogo tra culture e religioni, confronti, alleanze politiche e sociali ci insegnano che la libertà di popoli e nazioni non è frutto di scontri armati e sanguinosi; ma continua ad accadere: la guerre che si stanno combattendo confermano quale difficile percorso debba compiere la pace, quale poco spazio le abbiamo riservato a fronte di un crescente desiderio di progresso, potere e ricchezza.
Quanta poca pace nei nostri contesti quotidiani!

Prata Sannita

Sta tutto qui il valore della memoria: non solo omaggio verso chi ha combattuto e ci ha rimesso la vita (volontariamente, ma anche no se pensiamo all’obbligo di doverlo fare….);  non solo riconoscenza verso coloro che ancora oggi garantiscono al nostro Paese sicurezza e ad altre Nazioni più fragili recano sostegno e altrettanta tutela della libertà…
La memoria del 4 novembre parla al futuro, essa declina verbi “unire”, “costruire”, “amare”, “sognare” verso il presente e il domani.
Essa ci spiega che sugli errori si può ancora riflettere e dai lutti è necessario uscire: per questo motivo memoria si traduce oggi nel parlare, conoscere, indagare l’uomo (di ieri e di oggi) e il suo modo di tessere relazioni in famiglia, in politica, nella società civile, nella chiesa. Memoria è guardarsi dietro e poi in avanti ma non da soli perchè di fronte a me c’è un altro che è misura del mio modo di essere: onesto o corrotto cittadino e insieme appassionato o sopito cristiano.
Memoria è specchio delle capacità o incapacità di generare coesione sociale, di mettersi insieme per un bene collettivo e pubblico, di dare una mano e non sopraffare…

A far sintesi o a rilanciare queste riflessioni sono sì le feste del 4 novembre in cui la Canzone del Piave deve diventare compendio necessario ad una pagina di storia da imparare e fissare, ma anche interrogarci su chi e cosa ci sia “straniero” o “nemico”, o quali valori (e non più porzioni di territorio) abbiamo il dovere di difendere…

Sul filo della memoria corrono nomi e ricordi a noi cari; dalla Prima alla Seconda Guerra mondiale si dilata un elenco di eroi (non solo quelli in divisa) che il tempo rischia di opacizzare, con il rischio di non poterci più specchiare in essi per distrazione, dimenticanza, perché la memoria la stiamo cristallizzando nei soli libri…
Nel Matese e in Alto Casertano si ricordano vagamente i bisnonni, Cavalieri di Vittorio Veneto e i plurimedagliati e i tanti soldati rimasti sepolti lontani nei luoghi più furiosi della Grande Guerra; rischiamo di sbiadire anche il racconto dei nonni coinvolti nella Seconda Guerra e tra loro quelli che furono prigionieri nei campi di concentramento; e ancora in quegli anni i morti a causa del cruento massacro nazifascista: le vittime civili di Monte Carmignano (Caiazzo); le vittime dei due bombardamenti americani su Alife nell’ottobre del 1943 in cui perse la vita il sacerdote don Antonino Leggio; e negli stessi giorni il bombardamento sulla frazione di Sepicciano (Piedimonte Matese). E chi trova il tempo per ricordare la ritirata tedesca verso Cassino che sulla linea tra Alvignano e Dragoni fece ancora tante vittime tra cui il parroco di San Sebastiano, don Biagio Mugione?
Fondamentale il ruolo della Scuola, delle Amministrazioni comunali, della Associazioni e delle Parrocchie, perché la deposizione (talvolta formale) di una corona di alloro non sia disgiunta dalla vita!

A Caiazzo il sindaco Stefano Giaquinto celebra il 4 novembre (festa posticipata al 7) con i più giovani della comunità e i membri delle Associazioni di Combattenti e Reduci

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