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A Piedimonte Matese l’inedita pergamena di Sisto V. Nel cinquecentenario della nascita il ‘segno’ del “Papa tosto” nel Matese

L'archivio della Diocesi di Alife-Caiazzo ha provveduto al restauro di una pergamena della Parrocchia di Santa Maria Maggiore in cui il Papa concede privilegi e benefici alla Chiesa Madre di Piedimonte

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13 dicembre 2021: cinquecento anni dalla nascita di Sisto V, il Papa marchigiano a cui da un anno la sua regione sta dedicando eventi artistici e culturali: una ricca agenda per scandire, ricordare e festeggiare i momenti della vita e del Pontificato di Felice Peretti nato il 13 dicembre 1521 a Grottammare da famiglia originaria di Montalto delle Marche in provincia di Ascoli Piceno. L’affetto e la gratitudine delle Marche nei confronti del Pontefice, mai venuti meno nei secoli, dal dicembre 2020 ad oggi si è tradotta in momenti solenni e ufficiali di celebrazioni (vai al sito dedicato).
Al pontificato del Papa tosto, così definito per la fermezza e la severità del suo temperamento (sui cui pesano anche alcune leggende popolari) risale una pergamena di proprietà della Parrocchia di Santa Maria Maggiore in Piedimonte Matese datata 23 dicembre 1589.
Il documento da poco restaurato per iniziativa dell’Archivio diocesano e qui temporaneamente conservato non è ancora stato oggetto di studio, ma da una prima lettura si evince il chiaro riferimento ai privilegi e ai diritti concessi da Sisto V alla Chiesa Madre di Piedimonte; destinatario delle disposizioni pontifice è il canonico Alessandro, vicario del vescovo di Alife

Sixtus V Pont. Max. Alexander P. essiin. Presbiter, et §Canonicus collegiatae Ecclesia San.tae Mariae Maioris TerrePedemontis Sac. Pr. Doc. Th. Spiritualib. Civitatis et Diocoesis Alliph. Generalis Vicarius et comissarius Apostolicus ad infratt.a speciali.em deputae.s  Mediante bulla sub pulumbo eiadem  S.mi D. N,. Pape  [lacuna]  sub tenore SS. Sixtus E.pus SErvus Servorum Dei  [..]

La novità è proprio nel carattere inedito della Bolla che non risulterebbe consultata dallo storico locale Dante Marrocco (1915-2006) sia nell’opera Il vescovado alifano che in Piedimonte Matese: storia e attualità per quel che attiene i periodi storici in esame. Ad oggi, il recupero di questo documento che versava in gravi condizioni conservative, (ripiegato in 8 parti, risultava rigido, mostrava i bordi consunti e macchie di muffa) apre nuovi scenari nell’ambito della documentazione storica della Città matesina: la Chiesa locale (quella diocesana, come pure le proprietà parrocchiali) si conferma deposito e laboratorio di nuove ricerche e sapere storici: la pergamena di Sisto V, a breve, insieme ad altri preziosi manoscritti sarà oggetto di studio in ambito universitario.

Sisto V: la vita, la formazione, il lavoro nella Chiesa
Il giovane Felice Peretti, vive un’infanzia segnata dalla povertà e dalle fatiche agresti condividendo con la famiglia la condizione di ortolani e lavoratori dei campi; lo zio materno tuttavia scorge di lui la particolare intelligenza e lo avvia agli studi presso il convento di San Francesco delle Fratte a Montalto: qui inizia gli studi in teologia e a 12 anni il noviziato. Nel 1535 veste l’abito francescano assumendo così il nome di fra’ Felice e avviandosi agli studi filosofici e teologici. Negli anni successivi acquisterà fama di grande predicatore a Roma, Perugia, Ascoli, Pisa fino a Napoli. Si distinse per il carisma e la profondità della sua predicazione; partecipa alla preparazione al Concilio di Trento; è nominato Inquisitore di Venezia. Nel 1567 viene consacrato Vescovo di S. Agata dei Goti (BN), nel 1570 Cardinale col titolo di S. Girolamo degli Schiavoni.

Nel 1585, alla morte di papa Gregorio, Fra Felice Peretti è eletto Papa e prende il nome di Sisto V. Il suo pontificato, di soli 5 anni, sarà destinato a lasciare una traccia indelebile.
Esso si inserisce infatti in un contesto storico che risente delle tensioni religiose conseguenti alla riforma luterana e in cui si avviava il Concilio di Trento, in cui Sisto V, si guadagno anche l’appellativo di “Papa della Controriforma”.
Tra i provvedimenti più importanti del Pontefice, il nuovo impulso che diede alle “visite ad limina”, cioè l’incontro dei Vescovi con il Papa per parlare delle esigenze e della realtà diocesana affidata loro; la creazione di archivi pubblici per gli atti notarili; l’alleggerimento delle restrizioni contro gli ebrei e un’imponente riforma della struttura gerarchica della Chiesa.

A lui si deve il completamento della Cupola di San Pietro; la riorganizzazione sociale ed economica dello Stato Pontificio; la nuova sede della Biblioteca vaticana; fu abile politico nelle alleanze internazionali e altrettanto nel controllo del territorio pontificio in cui imperversava il banditismo… (per approfondire clicca qui).

Muore di malaria il 27 agosto 1590 nel palazzo del Quirinale a Roma; il suo corpo riposa nella cappella che aveva fortemente voluto nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Il suo cuore venne deposto nella Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio inaugurando una consuetudine sopravvissuta fino agli albori del XX secolo.

 

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