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    Home»Arte e Cultura»Cinema»Sabato, domenica e lunedì: De Angelis interpreta e crea un Eduardo “pop”
    Cinema occhio allo schermo

    Sabato, domenica e lunedì: De Angelis interpreta e crea un Eduardo “pop”

    Redazione17 Dicembre 2021Nessun commento

    Noemi Riccitelli – Dopo la personale rivisitazione di Natale in Casa Cupiello, andata in onda nel dicembre 2020 in prima serata su Rai 1, il regista campano Edoardo De Angelis riprende il suo unico punto di vista sul teatro eduardiano con Sabato, domenica e lunedì, trasmessa martedì 14 dicembre sempre su Rai1 (ora disponibile anche su Rai Play).
    Questo ideale trittico di trasposizioni cinematografiche degli omonimi testi teatrali di Eduardo De Filippo vedrà la sua conclusione lunedì 27 dicembre con Non ti pago.
    Il teatro di Eduardo resta immortale e la regia di De Angelis ne riprende le istanze per proporre, nuovamente, agli spettatori una prospettiva su sé stessi e una provocazione sui principali istituti della società italiana, in questo caso, la famiglia.

    Rosa Priore (Fabrizia Sacchi), come ogni sabato, prepara il ragù per la domenica. Suo marito Peppino (Sergio Castellitto) si aggira nervoso in cucina, polemizzando con lei su ogni minima cosa. Il motivo del nervosismo si manifesta il giorno dopo.
    Arriva la domenica. L’intera famiglia Priore è riunita davanti al ragù. Rosa ha indossato il foulard azzurro regalatole dal vicino di casa, il premuroso ragioniere Ianniello (Giampaolo Fabrizio). Peppino non tocca cibo e, all’ennesimo complimento rivolto dal ragioniere alla moglie, li accusa entrambi senza mezzi termini di avere una “tresca schifosa”.

    Sono state ben tre le trasposizioni di Sabato, domenica e lunedì in formato TV: la prima, negli anni ’90, a firma della compianta regista Lina Wertmüller, con Sofia Loren e Luca De Filippo protagonisti; poi ancora, una ad opera di Toni Servillo con la regia televisiva di Paolo Sorrentino e, infine, quella diretta e interpretata dal cantautore Massimo Ranieri.
    De Angelis, dunque, si inserisce in una tradizione solida e ben definita di visioni e interpretazioni che inducono, inevitabilmente, al confronto, specie con l’originale stesso.
    Tuttavia, il regista non sceglie la strada della più semplice e banale rappresentazione, ma interpreta e crea con Eduardo.

    Se, infatti, il testo di riferimento con le battute di scena rimane fedele, la sceneggiatura (di De Angelis stesso e Massimo Gaudioso) introduce elementi innovativi, che riattualizzano l’opera, esaltandone il senso, considerando l’evoluzione della società contemporanea: il suocero di Peppino Priore diventa una suocera, la tenace Titina, interpretata da Nunzia Schiano, che contribuisce a dare verve al personaggio.
    Più in generale, la presenza femminile è preponderante in questa trasposizione: le donne protagoniste hanno tutte una personalità di spessore, non si lasciano sopraffare; si pensi alla figlia dei Priore, Pietra (Liliana Bottone, altro personaggio femminile inserito al posto di uno maschile previsto nel testo originale) che ha aperto una propria attività, “tradendo” così quella del padre, o anche Amelia Priore (Maria Rosaria Omaggio), sorella di Peppino, donna indipendente e di cultura. La stessa Rosa, in questa trasposizione, si mostra audace e sicura di sé.
    Una trama intessuta di femminile che parla dell’oggi, ma che è ovviamente in linea con la progressiva emancipazione in corso negli anni ’60, periodo in cui il film è ambientato, di cui tra l’altro le scenografie e i costumi dei personaggi riprendono tendenze e motivi.

    De Angelis, inoltre, si concede delle licenze creative surreali, come la presenza del dromedario sulla terrazza dei Priore, che sullo sfondo del mare e del Vesuvio dà un tocco esotico al girato: inizialmente disorienta, ma poi diverte.
    Immaginiamolo come il vezzo, il capriccio di un Peppino annoiato e desideroso di novità, di una fuga da un’esistenza che sembra non soddisfarlo.
    Contribuisce all’atmosfera esotica, mediterranea, la colonna sonora curata da Enzo Avitabile, che colora le scene di punta del film.

    Il cast è unico, offre performance a loro modo pittoresche e coerenti con i personaggi interpretati: ancora una volta, come nella precedente trasposizione, Sergio Castellitto si distingue come protagonista, ma c’è da ammettere che Nunzia Schiano, nel ruolo della suocera, brilla e, tra tutti, riesce a strappare un sorriso, persino nell’atmosfera dell’intreccio che si fa sempre più tesa.

    Nel complesso, la rivisitazione di De Angelis potrebbe non piacere ed essere non compresa dal pubblico medio, da tutti coloro che amano Eduardo e vorrebbero una versione sempre filologica, ma il regista “investe” l’eredità del drammaturgo napoletano, decidendo di creare dal già creato.

    Del resto, con buona pace dei puristi, l’imitazione non è arte, recitare non è riprodurre movenze e atteggiamenti di altri, e l’estetica di un’opera non è necessariamente legata al suo contesto originario. Basti pensare a Shakespeare: riletto, rivisto, rappresentato in molteplici versioni nel corso del tempo.
    Ovvio che questi assunti non possono dirsi univoci per ogni tipo di reinterpretazione di un modello, è necessario pur sempre tenerne conto, rispettarlo (come lo stesso De Angelis ha affermato a proposito di De Filippo), ma ecco, l’ispirazione deve essere quella giusta.

    Non piacerà a tutti, ma come scriveva un altro grande autore, “così è (se vi pare)”.

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