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Ciao Valeria e grazie: il tuo sorriso ci ha insegnato ad amare meglio la vita

Valeria si è spenta la vigilia di Natale. Ieri, 25 dicembre la sua famiglia e la sua comunità le hanno reso l'ultimo saluto. Toccanti le parole del parroco, don Paolo, che dopo il rito delle esequie ha condiviso con noi il messaggio di un Natale diverso ma autentico

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Il sorriso di Valeria; la luce del suo sguardo; il colore dei suoi occhi, chiari e leggeri come la sua anima. Questo è il Natale che si è celebrato nella piccola comunità di Treglia (frazione di Pontelatone): nella vita della giovanissima ragazza disabile “nata al Cielo” tutti i segni della presenza di Dio che confermano la Sua scelta eterna di incarnarsi nella fragilità e nelle povertà. Una ragazza conosciuta nel suo paese natale e che la nostra Diocesi di Alife-Caiazzo ha avuto l’occasione di festeggiare pochi anni fa quando insieme ad altri ha ricevuto il sacramento della Cresima nella Cattedrale di Alife in occasione di un significativo momento di Chiesa voluto dall’Associazione Umanità e il vescovo emerito Mons. Valentino Di Cerbo (link). Momento in cui il sorriso di Valeria non passò inosservato e il suo essere presente, seppur apparentemente distante da questo mondo, dava senso a quella celebrazione; e come lei i tanti giovani disabili coinvolti in quella celebrazione.
La riflessione del suo parroco, don Paolo Vitale, al termine del rito delle esequie ci aiuta ad unire il dolore di questa perdita al senso del vero Natale. Un lutto si trasforma perciò in dono per la vita di ciascuno e per quanti si sono chiesti e ancora si chiedono “ma il mio, che Natale è?”.

Oggi mentre abbiamo celebrato la nascita di Gesù nella carne, a Treglia abbiamo celebrato il Dies natalis di Valeria, di soli 26 anni.
Una ragazza splendida dal sorriso contagioso. Se dovessi descriverla con una parola, la descriverei come la gioia, che quando ti invade non dall’esterno, ma dal di dentro e senza un motivo, si esprime con sorrisi e giubili. Questa invade il cuore di chi ti circonda provocando un senso di infinito e di eternità.
Questa è Valeria: infinita tenerezza, giovialità e serenità.
Questo è il mistero del Natale del Signore, che sceglie di incarnarsi nella fragilità, nella limitatezza, nella precarietà, nella sofferenza… sceglie di farsi limitato, per renderci infiniti.
Che meraviglioso scambio!
Questa è stata Valeria: il luogo della Presenza! Sì, ciò che il mondo scarta diviene prezioso e perenne luogo della Sua presenza.
Se dovessi dare un volto alla santità darei quello di Valeria, perché Santo in ebraico significa separato, qualcuno che si è distinto dal resto, nel bene. Lo scarto della società, i poveri, gli ultimi, i sofferenti quelli che forse non contano nulla in un mondo dove vige solo il consumismo e la produzione, oggi nel giorno di Natale, Cristo ci ricorda che lui è venuto a redimere ciò che è separato dalla società, è venuto a salvare proprio quella parte di umanità morta, malata.
Valeria con la sua vita ci ha insegnato ad attaccarci alla vita, a lodare il Signore per il bellissimo dono che abbiamo ricevuto gratuitamente.
Oggi mentre lunghi fili di luci di natale si accendono e si spengono su alberi, presepi e balconi, così molte vite nascono e muoiono. Molte di queste luci però si spengono per riaccendersi di luce vera nella vita eterna.
Valeria oggi è diventata parte della Luce! Un giorno la rincontreremo e la riconosceremo dal suo sorriso contagioso, che ci incanterà e ci farà conoscere il volto del Padre che già da ora contempla nell’eternità.
don Paolo Vitale

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