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The Tender Bar: George Clooney alla regia con le memorie dello scrittore americano J.R. Moehringer

Il film, disponibile su Amazon Prime Video dal 7 gennaio, vede anche il ritorno sullo schermo di Ben Affleck

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Noemi Riccitelli – Di nuovo dietro la macchina da presa George Clooney, non solo valido attore di lunga carriera, ma anche produttore e sì, brillante regista di pellicole che sono diventate a loro modo iconiche nella storia del cinema recente, basti pensare a Le idi di marzo o Monuments Men.
In questa occasione, per Amazon Prime Video, Clooney realizza The Tender Bar, omonima trasposizione dell’autobiografia dello scrittore e giornalista statunitense J.R. Moehringer, premio Pulitzer nel 2000 per la categoria del giornalismo di approfondimento e costume.
Oltre al suo libro di memorie (in Italia con il titolo di Il bar delle grandi speranze), Moehringer si è affermato poi all’opinione pubblica nel 2005 con il best-seller Open, biografia del campione del tennis Andre Agassi.
Il film, con la sceneggiatura di William Monahan, ha ottenuto due candidature per il miglior attore non protagonista a Ben Affleck, sia ai Golden Globe che ai SAG Award.

Stati Uniti, anni ’70. A Manhasset nella zona di Long Island (Stato di New York) il giovane Junior (Daniel Ranieri/Tye Sheridan), detto J.R., cresce con la madre Dorothy (Lily Rabe), dopo che suo padre, celebre conduttore radiofonico soprannominato “The Voice” (Max Martini) li ha abbandonati.
I due vanno a vivere a casa dei nonni materni e J.R. prosegue, così, la sua vita circondato dalle stramberie del buffo nonno Mcguire (Christopher Lloyd) e l’amorevole zio Charlie (Ben Affleck), che diventa suo mentore, guidandolo nelle fasi più importanti della crescita e, soprattutto, alla passione per la letteratura.

Solo in un bar chiamato “The Dickens”, dove oltre ad alcolici e sigarette, i libri occupano la maggior parte delle pareti, poteva formarsi un futuro scrittore: infatti, il protagonista del film, nonché il reale e già citato Moehringer, trascorre la maggior parte del suo tempo nel bar dello zio, dove in un’atmosfera disincantata e a suo modo avvolgente, impara le regole delle vita e giunge a capire chi vuole realmente essere.
È la più classica delle narrazioni americane: un racconto di formazione e di riscatto di un giovane di periferia, segnato da una triste vicissitudine familiare, che a poco a poco, facendosi da sé e accompagnato da una serie di figure di riferimento, riesce ad emergere e a realizzare il suo sogno.

Nonostante la non evidente originalità del soggetto, George Clooney realizza un film coinvolgente, che funziona, commovente e teneramente divertente, permettendo allo spettatore di godere di una bella storia, in una gradevole ambientazione vintage cui contribuiscono costumi (Jenny Eagan) e musiche (Dara Taylor).
Tra il cast, cui il regista concede inquadrature e spazi generosi di azione, spicca sì Ben Affleck nella sua interpretazione di uno zio Charlie affettuoso, premuroso, lungimirante e realmente attento alle esigenze del ritrovato nipote: ogni espressione dell’attore comunica intensamente ognuno di questi aggettivi.
Il protagonista, Tye Sheridan, non brilla, si lascia notare senza particolare scalpore; invece, da menzionare quello che può essere definito il cameo di Christopher Loyd nelle vesti dell’irriverente e tenero nonno Mcguire (il guizzo espressivo è quello del Doc Brown di Ritorno al Futuro).

Nel complesso, The Tender Bar è un film piacevole, tenero nell’ispirazione di dolce-amari ricordi e in grado di trasmettere quel rassicurante sentimento che si prova innanzi ad una bella storia umana.

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