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Corpus Domini. Ripartire dall’Eucarestia per dare il meglio nella vita e ai fratelli

Celebrata ad Alife la solennità del Corpus Domini presieduta dal Vescovo S. E. Mons. Giacomo Cirulli. Presente il Presbiterio e i fedeli delle parrocchie della Diocesi di Alife-Caiazzo. Domenica 19 giugno il Vescovo presiederà la Solenne celebrazione per la Diocesi di Teano-Calvi nella Cattedrale di Teano

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Giovanna Corsale – La Solennità del Corpus Domini, la festa dell’Eucaristia, è una delle più sentite dal punto di vista della pietà popolare. Celebrare la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia riveste un significato profondo per il mondo cattolico, il momento in cui il pane e il vino offerti alla mensa del Signore diventano in tutto e per tutto Corpo e Sangue di Gesù Cristo, il punto massimo della vicinanza tra l’uomo e Gesù. Ieri sera, giovedì 16 giugno, nella Chiesa Cattedrale di Alife, i fedeli provenienti da diverse parrocchie della Diocesi hanno vissuto la loro comunione con Gesù, il suo farsi uomo tra gli uomini, partecipando alla funzione presieduta dal vescovo mons. Giacomo Cirulli con il Clero diocesano.

Siamo davvero capaci di riconoscere il Corpo di Cristo nel pane spezzato? “Dipende da come si svolge la Cena“: questa la provocazione che il Vescovo rivolge all’assemblea presente in Cattedrale e lo fa riferendosi alla Seconda Lettura proclamata ieri, nella quale San Paolo si sofferma sulla “serietà” dell’ultima cena. “San Paolo dice: ‘Ogni volta che non state riconoscendo il Corpo di Cristo state mangiando e bevendo la vostra condanna'” ed è quanto accaduto a quella tavola dove si è consumata l’ultima cena di Gesù prima di salire in croce, lì è stato rinnegato e proprio da quegli uomini che Gli erano stati più vicini. Il cristiano è colui che sceglie di “nutrirsi del Corpo e del Sangue di Cristo deve far prevalere la propria vita eucaristica”, ossia “provare gli stessi sentimenti di Cristo”, quella “tensione a dare il massimo, a donare ciò di cui si dispone, ognuno secondo le sue possibilità”. Il “miracolo della condivisione” (quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci e l’esperienza più forte dell’Ultima Cena) è possibile, ma non senza avere prima alleggerito i cuori dai capricci quotidiani, dall’orgoglio ostinato e dal desiderio talvolta esasperato di dare mostra di sé.

Il Pastore ha terminato la sua omelia invitando i fedeli ad accompagnare Gesù lungo le strade della città di Alife, “consapevoli di essere indegni e non meritevoli di quello che hai fatto e ti chiediamo di donarci sempre più lo Spirito Santo”. Momento atteso, quello del corteo, tradizione che, dopo i due anni di restrizioni imposte dalla pandemia, è tornata a colorare la città grazie alle infiorate allestite dai residenti. Ma ad ogni passo anche la constatazione di assenze che fanno rumore, un centro storico che va spopolandosi, tante le case disabitate e poche le persone lungo il ciglio dei vicoli in attea di incontrare il Santissimo al Suo passaggio. Segno che i tempi sono cambiati? Non vi è dubbio su questo, ma in fondo la visita di Gesù ci esorta a renderci conto di quanto le nostre esistenze siano legate a Lui, di quanto la nostra carne sia intrisa della Sua e il nostro sangue del Suo, prova di un amore che non ci abbandona, ma anzi si rafforza ogni volta che ci nutriamo di Lui. Le Comunità possono ripartire da qui per ripopolare di vita i luoghi.

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