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Matese, Volturno, comuni, enti: proviamo a non restare indietro. Nel Cilento un milione di euro contro lo spopolamento

La Strategia Nazionale per le Aree Interne pone un vincolo per la partecipazione ai bandi di sviluppo dei territori: sinergia tra Comuni ed Enti. Nel Matese cresce al pari di altre aree il fenomeno dello spopolamento ma anche la fatica del lavoro "insieme"

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Dal 12 al 20 gennaio le imprese (attive o da costituire) delle aree interne cilentane potranno partecipare al bando che mette a disposizione un milione di euro per il rilancio del territorio, contro lo spopolamento, puntando allo sviluppo di filiere culturali, sportive, turistiche: si chiama “Intervento Ospitalità Cilentana”. Sono 29 i Comuni dell’Area Cilento Interno e tre Comunità Montane coinvolti in questo piano di sviluppo promosso tramite Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) in attuazione dell’Azione 3.3.2 del POR Campania Fesr 2014-202. Sigle che spaventano i non addetti ai lavori ma che sono indicative di azioni messe in campo per la crescita dei territori e di chi li abita: bandi, formazione, promozione, futuro, economia sono la risultante dell’impegno congiunto di Europa, Governi centrali e regionali a vantaggio di noi tutti.
Il Cilento, terra di mare e di montagna (e di aree depresse) non smette di reinventare occasioni di progresso e lo fa in cordata, trovando nell’intesa tra enti e istituzioni la strada per accedere al bando, il secondo beneficio dopo il primo “Artigiani innovatori”: lo chiede la strategia per le Aree Interne di procedere insieme; la lotta all’emarginalizzazione dei territori è prima di tutto nella compartecipazione ai progetti, nella condivisione di obiettivi e strategie, nella mappatura degli effettivi bisogni dei territori, nella volontà di risolvere insieme il problema della povertà demografica e quindi di dare un futuro vitale ai piccoli paesi dell’area.

Fa scuola anche ad altre zone interne e depresse come il Matese, lo spirito, ancor prima che il fare, che anima l’iniziativa nel sud della Campania e che trova visibilità per l’impegno congiunto di sindaci e rappresentanti politici a più livelli. Il comune di Roccadaspide nella Val Calore, quasi 7mila abitanti e il vanto di coltivare castagne IGP, è ente capofila del progetto che fa parlare tv, radio e giornali già da alcuni giorni e probabilmente lo farà quando giungeranno i primi risultati anche in vista della prossima stagione estiva che vede sulle coste del Cilento maggior movimento dell’indotto turistico con positive ricadute nell’area interna oggetto di attenzione.

 La lentezza del Matese; la speranza di poter ancora cambiare 
C’è un Matese a due marce, senza dubbio: competizioni e poche collaborazioni tra il versante molisano e quello campano, tra il versante beneventano e quello casertano a danno di una intera comunità che si identifica in storie e tradizioni e usanze comuni, in dialetti non dissimili tra loro, in esigenze di maggiori servizi e infrastrutture: lunga e incancrenita impasse è la storia degli impianti turistici di Bocca della Selva, territorio montano a quota 1.395 metri nei comuni di Piedimonte Matese (CE) e Cusano Mutri (BN) sede di impianti di risalita a pista da sci di fondo ormai un lontano ricordo, e oggi identificabile con le sole attività sportive di poche associazioni che alternano (in netto contrasto visivo) piacevoli e pulite escursioni in ciaspole a quelle rumorose in motoslitte o quad. Le attività dell’associazionismo riparano ma non possono sostituire la visione d’insieme e di futuro che spetta alla politica e alle Amministrazioni locali deputate a servire il territorio, pianificare sulla lunga durata i servizi, la loro fruizione e il mantenimento di essi e la spesa che il tempo richiede.

Veduta di Letino e del Lago di Gallo. Foto di Roberto Gaetano in volo con deltaplano; pilota Vittorio Imperadore

L’esempio cilentano mostra le possibilità pertanto sia da stimolo al piacere del lavoro in comune, crei anche l’attesa speranzosa, in un territorio come quello da cui scriviamo in cui la fatica è proprio nel punto di partenza: sentirsi comunità senza vincoli di sudditanza alla gerarchia politica che con la casacca di un simbolo e di un altro ancora, crea divisioni interne impedendo al territorio di compattarsi su obiettivi univoci, cedendo all’inganno di promesse di sviluppo che si rincorrono da decenni per mano del protagonista di turno. La fatica del futuro che tanti sognano e altri non vogliono – nella stessa casa – è la nascita del Parco Nazionale del Matese frenata dalla stessa ritrosia a dialogare, ascoltare, far parlare l’autorevolezza di scienziati, ricercatori, esperti…

Guardare avanti è possibile; restare indietro è un rischio perché cresce lo spopolamento anche nell’alta Campania, aumenta il numero di bagagli in partenza sulle spalle dei più giovani (e brillanti giovani) obbligati ad emigrare con il dolore e la consapevolezza che restare e lavorare anche nel Matese sarebbe possibile, fattibile, ma per il momento solo auspicabile.“In una generazione, la mia – scriveva pochi giorni fa su facebook Luca Di Lello di Castello del Matese, Dottore in Lettere moderne e vincitore di Concorso a Cattedra fuori dalla nostra Regione – Piedimonte ha perso 1212 abitanti. Castello 86. San Gregorio 177. Letino 141. Prata 338. Valle 365. Ailano 268. Pratella 205. Raviscanina 174. Sant’Angelo 329 e il cerchio è chiuso. Il Matese ha sofferto questa incredibile sottrazione di persone. Che diventa emorragia di contatti, relazioni, idee, creatività. E in più sappiamo tutti che i numeri veri sono molto più alti considerando i tanti giovani under 40 che studiano e lavorano in città”.

Il Dipartimento delle Politiche di Coesione della presidenza del Consiglio dei Ministri mostra a chiare lettere le possibilità in campo: un pacchetto di risorse per gli anni 2021-2027 assegnerebbe al Mezzogiorno 148.2 miliardi di euro di cui 106.9 miliardi di euro al Mezzogiorno e 39.6 miliardi di euro al Centro Nord, oltre a 1,6 miliardi di euro non ripartiti territorialmente. A questi si aggiungono gli importi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Quando si dice “smuovere le montagne” (del Matese): è l’urgenza di questo momento, l’auspicio per il futuro se a farlo è la forza della passione che si ha per il territorio nella sua globalità. Altre formule, ampiamente sperimentate, non hanno premiato.

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