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Voci d’inverno. Gianni e Anna un anno dopo: che cosa è cambiato?

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È passato un anno dalla prima seduta di terapia individuale per Gianni e Anna, venti anni di vita insieme e una relazione problematica con i loro tre figli. Cosa è cambiato da quel primo incontro? Ce lo racconta la dott.ssa Concetta Riccio, assistente sociale presso il Centro diocesano per la Famiglia “Mons. Angelo Campagna”.

Se un temporale ti ha fermato sulla strada
in qualche posto in cui nessuno passa mai,
se un improvviso arcobaleno ti fa quasi pensare che quella è la firma di Dio,
ascolta il vento asciugare l’erba, senti cantare il seme
ascolta i vecchi che hanno voglia di ballare
e sopra un ponte le bugie di un pescatore
e le domande di un bambino appena nato
che crede a qualunque risposta gli dai
ascolta l’uomo e le sue distanze, la fame e le speranze…
Valerio Negrini

di Concetta Riccio

Ve li ricordate Gianni e Anna? Insieme da vent’ anni, tre figli, incapaci di rinunciare alla loro vita di coppia, purtroppo, non per amore. Ve li ripresento oggi, dopo un anno di terapia individuale. Vi riporto in effetti il mio colloquio di valutazione. Anna, che svolgeva una professione che definiva soddisfacente, è andata a 200 km da casa ad insegnare, un’idea abbandonata da ragazza che oggi vuole cavalcare come un respiro di aria nuova. E infatti si sente meglio, riporto le sue parole: “Non sento il peso della responsabilità, o meglio è una responsabilità diversa, meno faticosa da reggere”, gli attacchi di panico si sono trasformati in un’ansia decisamente gestibile, come riferisce lei stessa. Gianni sta affrontando un lungo lavoro sulla dipendenza, farmaci, persone, lavoro, non cambia la dinamica, guarda con ammirazione la moglie e dice di provare nuovamente un forte trasporto verso Anna, lei preferisce continuare a definire la loro condizione come “separati in casa”, vuole che si diano tempo, quello giusto, per capire la direzione della loro relazione.

I due sono, invece, molto preoccupati per i loro figli, mi riferiscono che i ragazzi sono più

La dott.ssa Concetta Riccio del Centro diocesano per la Famiglia

aperti con loro ma anche più ribelli, direi finalmente… Nel colloquio, parliamo a lungo dei tre ragazzi, di come il vedere i genitori come persone più genuine, più coerenti a loro stessi, li stia portando ad una sorta di liberazione, si sentono liberi di agire da adolescenti, ognuno a suo modo esprime la nuova condizione, libero da dover salvare “un’immagine familiare”. Per il più grande ciò ha significato lasciare la prima fidanzatina e il nuoto, sport che svolgeva sin da piccolo ma oggi considerato un impegno invadente; per il secondo ribellarsi alla scuola scelta e, al terzo anno, decidere per un istituto tecnico spiazzando i suoi genitori “perfetti”, per il piccolo la liberazione è nel look, un taglio di capelli, un outfit decisamente in contrasto con lo stile “classico” dei genitori.

Quando li riporto al fatto che stanno sperimentando “la normalità” i due mostrano una certa agitazione, gli rimando che anche questa sensazione è più sana dell’ingessatura e del sarcasmo di un anno prima. Educare alla relazione e ai sentimenti è anche conoscere sé stessi, forse finalmente questi genitori stanno diventando un esempio positivo per i tre figli adolescenti. Le apparenze ingannano ma non a lungo per fortuna.
Che il 2023 faccia ritrovare a ognuno la sua essenza!

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