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Piedimonte Matese. Fede e storia nei quadri della sagrestia della Basilica di Santa Maria Maggiore

San Carlo Borromeo, San Marcellino, San Gennaro, Maddalena, Addolorata: sono molto più che ritratti, ma icone che raccontano la religiosità e la storia piedimontesi

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Quadri, statue, ma anche indumenti, mobili e oggetti di vario genere possono raccontare tanto di un luogo: opere pregiate, che, oltre ad essere espressione di bellezza, incarnano l’essenza religiosa e civile di una comunità. L’approfondimento che proponiamo per la Rubrica “Matese tra Moderno e Contemporaneo”, a firma del prof. Armando Pepe, è dedicato ai quadri conservati nella sagrestia della Basilica di Santa Maria Maggiore in Piedimonte Matese, che rappresentano una porzione significativa dell’intero patrimonio artistico, culturale e religioso della città.

di Armando Pepe

Pochi anni fa l’autore inglese Neil MacGregor scrisse un libro editorialmente fortunato, dal titolo La storia del mondo in cento oggetti. Gli oggetti, come indumenti, mobili, penne stilografiche, ci dicono molto di noi, del nostro vissuto, di chi effettivamente siamo o siamo stati. Andando per musei, usualmente fermiamo la nostra attenzione sui quadri, o le statue, che ci colpiscono di più. Non serve andare lontano, per esercitare la fantasia. Possiamo farlo anche qui, a Piedimonte, in un luogo caro e denso di memorie, di enorme significato per la vita religiosa e civile della nostra comunità. La sagrestia della Basilica di Santa Maria Maggiore risveglia necessariamente le facoltà percettive, rimandandoci al passato. Fa parte integrante del nostro immaginario.

La quadreria della sagrestia di Santa Maria Maggiore
La sagrestia di Santa Maria Maggiore è segno che a Piedimonte ci fu buona committenza ecclesiastica. Il quadro di San Carlo Borromeo, tra i principali santi della riforma cattolica, fa pensare ad una dimensione interiore pulsante di vitalità, a pratiche devozionali disciplinate, ad un esempio preciso, possibilmente da seguire, che si voleva dare al clero. L’immagine di papa Pio V, al secolo Antonio, in religione Michele, Ghislieri, nato a Bosco Marengo, nel circondario di Alessandria, è emblematica per vari motivi. È stato un pontefice che ha influito in modo decisivo sul cattolicesimo. Basti pensare che, durante il suo pontificato, fu edito il Messale romano, usato dai sacerdoti fino al Concilio Vaticano II. Fu, però, anche il Papa che favorì la diffusione dell’inquisizione.

Abbiamo poi l’effigie di San Marcellino, patrono di Piedimonte per volontà di monsignor Pietro Paolo de’ Medici, amato vescovo alifano. Monsignor Pietro Paolo de’ Medici visse la propria missione nel segno del pragmatismo, dando concretezza alle esigenze pastorali. Dalla relazione ad limina del 1646 sappiamo che stava per essere edificato, a Castello del Matese, il seminario diocesano da lungo tempo atteso. E ancora, il vescovo, per incrementare il culto divino, mise in un tempietto nella chiesa di Santa Maria Maggiore le reliquie di San Marcellino che, proprio in quegli anni, fu proclamato patrono di Piedimonte. Monsignor de’ Medici influì profondamente sulla fisionomia della diocesi alifana, improntandola ad un forte senso di carità cristiana. Non si può non ammirare rapiti, per l’estatica bellezza, il quadro del martirio di San Gennaro, opera di Paolo de Matteis, pittore che operò a lungo a Guardia Sanframondi. Guardia Sanframondi apparteneva alla diocesi di Telese, ora unita a Cerreto e Sant’Agata dei Goti. Le diocesi di Alife e Telese erano suffraganee dell’arcidiocesi beneventana. C’è un filo immateriale che unisce la comune vita pastorale. San Gennaro, prima che protettore di Napoli, fu vescovo di Benevento.

Della mano di Francesco De Mura è quel piccolo quadro, che ha destato interesse profondo in Vittorio Sgarbi quando ha visitato la scorsa estate la chiesa, in cui c’è una donna penitente, con le dita intrecciate, in atteggiamento sofferto, timorata di Dio. Non avanzo ipotesi di chi possa essere perché verrei smentito da un iconologo. Mi limito ad ammirarne la bellezza. Appare inoltre il ritratto di papa Benedetto XIII, al secolo Pietro Francesco, in religione Vincenzo Maria, Orsini, arcivescovo di Benevento prima di assurgere al soglio pontificio. Le trame che univano le diocesi suffraganee alla diocesi metropolita erano molto fitte, come possiamo intuire osservando le pitture, fili ideali di un medesimo ordito. Al di là della bellezza, sono tutti dipinti significativi, testimoni di una identità religiosa intensamente sentita, come il compianto della Madonna sotto alla croce, i santi domenicani e francescani, che si collocano generalmente tra la prima metà del XVII secolo e la seconda metà del XVIII secolo, ricordo della Piedimonte che fu.

Foto Parrocchia Santa Maria Maggiore

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