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Don Peppe Diana. Come lui vogliamo essere “segno di contraddizione”, la lettera degli studenti al presidente Mattarella

Il Parlamento studentesco dell’Istituto comprensivo don Diana di Casal di Principe - scuola-polo del cammino di comunità promosso dalla diocesi di Aversa, “A piccoli passi”, per la memoria di don Peppe Diana - scrive una lettera al capo dello Stato, che gli viene consegnata oggi, in occasione della sua visita a Casal di Principe per onorare la memoria del sacerdote ucciso 29 anni fa dalla camorra

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Istituto Tecnico Guido Carli di Casal di Principe,in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Gigliola Alfaro – “Nostro caro presidente, oggi sei tra noi, nella terra dei Casalesi. Don Peppe Diana era casalese, noi siamo ragazzi casalesi. E, come eredi di questa terra, ti siamo grati per questa visita, che interpretiamo, non solo come omaggio a un testimone prezioso del coraggio, della schiettezza e della passione, di cui, qui, siamo capaci, ma come incoraggiamento a proseguire nel cammino di riscatto, in cui, ormai da anni, ci siamo inoltrati. Questa nostra città, di cui siamo figli devoti, è ormai una comunità, che guarda avanti con occhi nuovi, così siamo tornati a progredire ‘insieme’, nel ‘rispetto reciproco’”. È un passaggio della lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal Parlamento studentesco dell’Istituto comprensivo don Diana di Casal di Principe, scuola-polo del cammino di comunità promosso dalla diocesi di Aversa, “A piccoli passi”, per la memoria di don Peppe Diana. La lettera viene consegnata oggi, 21 marzo, nel corso della visita del capo dello Stato a Casal di Principe, per onorare la figura di don Peppe Diana, nella Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Don Diana, infatti, a 36 anni ancora da compiere, è stato ucciso dalla camorra, mentre, il 19 marzo 1994, si accingeva a celebrare la messa nella parrocchia di San Nicola di Bari.

Gli studenti nella lettera si rivolgono al presidente Mattarella con il tu: “Sentiamo di doverti dare del tu, come facciamo con i nostri nonni, ai quali siamo legati da sentimenti d’amore e di infinita gratitudine. Sentiamo di poterlo fare, per il sorriso con cui sempre ti rivolgi a noi e che azzera ogni distanza. Lo facciamo per l’enorme rispetto che proviamo e intendiamo manifestarti perché, da presidente del popolo sovrano, ci fai sentire ciascuno prezioso e tutti uniti, nella nostra Italia che -te ne preghiamo- fa’ che resti ‘una’, una davvero”. E, proprio in questo filo diretto instaurato con il capo dello Stato, a lui aprono il cuore: “Noi ragazzi casalesi ci stiamo lasciando alle spalle una storia pesante, da cui ci sentiamo molto, molto distanti e da cui non vogliamo più essere condizionati. Eppure, è una storia che sappiamo di non dover dimenticare, per potercela davvero lasciare alle spalle … ‘per sempre’. ‘Nulla di quel che è stato si può cancellare… Ma non c’è nulla che non si possa rovesciare’.

Con noi, la parola ‘casalesi’ non sarà più associata a sopraffazione, disprezzo della vita, criminalità. ‘Noi’ faremo in modo che questa parola sia, sempre più, associata a coraggio, responsabilità, senso di comunità”. Gli studenti aggiungono: “Nostro caro presidente, noi ragazzi dell’Istituto comprensivo don Diana siamo partecipi di un patto di fratellanza con altre 20 e più scuole del primo ciclo (quelle dei bambini e dei preadolescenti), scuole di questo territorio, ormai noto ai più come ‘Terra dei fuochi’. Noi non rinneghiamo neppure questa appartenenza, impegnati come siamo a essere noi ‘i fuochi ardenti di questa terra’. E, con ardore, attraverso i nostri organi elettivi, abbiamo chiesto a tutta la grande famiglia del cammino di comunità ‘A piccoli passi’ (oltre 20.000 piccoli studenti), di condividere con noi la memoria di don Peppe Diana.

Don Peppe, non solo come martire, ma come giovane tra i giovani, capace di proporre, oltre trent’anni fa, la via del coraggio e della bellezza. Una via, incardinata sulla necessità di essere ‘segno di contraddizione’, in un tempo e in luoghi, in cui sembrava che la cultura della morte stesse soffocando la vocazione alla vita, che è in fondo al cuore degli uomini, di tutti gli uomini”. Gli studenti precisano: “Noi oggi, ora come allora, dobbiamo riuscire a essere ‘segno di contraddizione’ in tempi in cui, in altri modi, nuovamente e per un nonnulla, si aggredisce l’altro, lo si può addirittura uccidere, senza poi neppure saper spiegare il perché”.

“Tre scelte condivise ci fanno da bandiera: ‘Scegli la vita, ama la tua terra, prenditi cura di ciò che vale’. Tutti hanno accolto, con piena convinzione, la nostra proposta e, insieme, dalla lettera del 1991 ‘Per amore del mio popolo non tacerò’, scaturisce l’impegno, che sintetizziamo con le parole del nostro vescovo (mons. Angelo Spinillo, ndr): crescere come ‘sentinelle e profeti’. Sentinelle che ‘vigilano’ sulla comunità e profeti che ‘denunciano’ il male intorno a sé e ‘annunciano’ la possibilità di un futuro diverso, in cui sia la vita, e non la morte, a far valere le sue ragioni”, precisano i ragazzi. Dalla lettera del 1991 “Per amore del mio popolo non tacerò “scaturisce, proseguono gli studenti, “l’impegno a essere comunità ‘in cui tutti contribuiscano alla libertà e alla dignità di ciascuno,’ come ci ha suggerito don Luigi Ciotti”.

I ragazzi poi rivolgono un invito direttamente a Mattarella: “Nostro caro presidente, non rinunciare mai a fissare lo sguardo verso l’alto e a guardare lontano. Solo così puoi indicarci l’orizzonte per il nostro futuro. Non smettere di disturbare l’indolenza e la superficialità degli adulti, incapaci di corrispondere ai nostri bisogni. Noi ragazzi casalesi e della ‘Terra dei fuochi’ saremo con te, in testa al movimento di vita nuova che vogliamo suscitare. Lo faremo, dando fondo a tutte le nostre energie, come uomini, piccoli ma responsabili, che si sentono ‘chiamati a custodire la vita’”. E, aggiungono, “sappiamo che ci riusciremo solo se sapremo ‘fare memoria’, ritrovando e rigenerando le nostre radici. Facendo vivere ciò che è stato e ha proiettato luce sul nostro cammino”. Gli studenti concludono: “Lo diciamo a te, nostro caro presidente, che sei, per noi, una delle vie per la memoria che fa luce. Tu conosci profondamente, ami e difendi la Costituzione repubblicana, la nostra più grande comune ricchezza, la nostra stella polare, per come si è generata e perché, proprio per questo ci fa… ‘sovrani, orgogliosi della loro terra e della loro storia’”.

Fonte SIR

 

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