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    Home»Primo Piano»Dimensionamento scolastico nel Matese: l’importanza di pensarsi “comunità”
    Primo Piano Territorio

    Dimensionamento scolastico nel Matese: l’importanza di pensarsi “comunità”

    Grazia Biasi12 Dicembre 2023Nessun commento

    Rischia di cambiare l’assetto scolastico della Comunità Montana del Matese: plessi scolastici cancellati e accorpamenti di Istituti distanti e diversi per geografia, storia e tradizione. Ai Sindaci del territorio e ai dirigenti scolastici giunge la proposta di “Progetto Piedimonte”, minoranza consiliare a Piedimonte Matese che ha riunito i diretti interessati presso la Sede della Comunità Montana; all’attenzione dei presenti lo stato delle cose e prospettive concrete (oltre che morali) per il futuro. Ne parliamo con Gianfrancesco D’Andrea.

    Con la delibera n.39 del 12 settembre 2023 la Giunta comunale di Piedimonte Matese ha stabilito l’accorpamento delle tre scuole cittadine Vitale, Ventriglia, Piedimonte-Castello. Tale scelta ha condizionato immediatamente quelle di altri Comuni della comunità montana del Matese. Quale scenario si presenta al momento?
    Le delibere di altri Comuni sono state diretta conseguenza delle decisioni operate a Piedimonte Matese, dove, a settembre, la giunta ha proposto di costituire una sola autonomia scolastica che inglobasse anche fisicamente gli alunni di Castello e San Gregorio Matese. Ecco, dunque, che la giunta comunale di San Gregorio Matese, per scongiurare la discesa dei propri alunni giù a Piedimonte, ha scelto di accorparsi all’Istituto Comprensivo di Alife. La giunta di Castello Matese ha invece scelto di far parte della ipotetica unica Istituzione scolastica di Piedimonte, purché tale unione fosse solo finalizzata ad avere una dirigenza unica, senza che gli alunni si spostassero da Castello verso Piedimonte. Anche la giunta di San Potito Sannitico, Comune ormai quasi in unione osmotica con Piedimonte, ha scelto il Comprensivo di Alife”.

    Le ragioni a monte della delibera sarebbero i numeri, e quindi l’urgenza di un dimensionamento degli Istituti. Eppure per le scuole di montagna, così come è definita anche la realtà piedimontese non è esattamente così… Facciamo chiarezza e apriamo a delle prospettive…
    L’Europa, per centrare gli obiettivi del PNRR, chiede all’Italia scuole più grandi, quindi con popolazione scolastica più numerosa, ovvero istituzioni scolastiche più affollate, sede di dirigenza unica. Scompaiono, dunque, i cosiddetti reggenti, cioè i dirigenti scolastici delle scuole sottodimensionate che, oltre alla propria scuola di titolarità, assumono la responsabilità di quelle scuole finite nel limbo dell’attesa, ovvero in  procinto di essere soppresse e accorpate ad una dirigenza unica. Erroneamente si pensa che ne scaturisca un risparmio di spesa, ma è tutto da verificare. Di fatto, si creano istituzioni scolastiche di proporzioni enormi, dove i problemi di funzionamento non tarderanno ad affiorare in tutta la loro complessità. In particolare, oggi si richiede alle Regioni di prevedere un dimensionamento che, su base regionale appunto, porti ad un numero di novecento alunni per scuola, ma in media, non come dato assoluto. Non vuol dire, dunque, che ogni scuola debba avere per forza novecento alunni per esistere. Potremo avere scuole con oltre mille alunni e scuole con seicento alunni. Il contrappeso alle scuole più affollate delle aree metropolitane, dove facilmente si superano persino i novecento alunni, è dato appunto dalle aree interne e di montagna, dove i Comuni possono proporre scuole con una popolazione scolastica che rifletta il dato anagrafico territoriale.

    Il caso di Castello del Matese e San Gregorio Matese, piccoli comuni di montagna nell’orbita dei servizi della Città di Piedimonte, che secondo il disegno di un unico polo scolastico in città perderebbero i loro plessi. Quale il valore e il peso di presìdi culturali sui territori?
    Il punto fondamentale è proprio questo: i piccoli comuni del Matese determinano, da sempre, condizioni favorevoli a Piedimonte, comune di riferimento. Ma Piedimonte vive proprio di questo potenziale: se il comune principale dell’area non protegge i piccoli comuni che ne costituiscono da sempre la vera forza intrinseca, sbaglia di grosso. Conservare i plessi scolastici di Castello e San Gregorio non solo è ancora possibile, per il discorso fatto sulla media regionale degli alunni per scuola, ma è addirittura doveroso. Le piccole realtà di montagna, se conservano le proprie scuole, hanno ancora una minima possibilità di sopravvivenza. Se le perdono, non resta che recitare il De profundis. Potremmo discutere a lungo anche del dato pedagogico e didattico: oggi le classi affollate sono di una indescrivibile complessità. Se Piedimonte Matese avesse già il suo nuovo polo scolastico allora sì, perché non ipotizzare, con un buon servizio di trasporto, la fruizione di una struttura all’avanguardia anche per gli alunni e le alunne dei Comuni più vicini. Ma, oggi,  i ragazzi di Castello e San Gregorio si troverebbero a frequentare, ed affollare oltremodo, la scuola Vitale e quella di piazza del Carmine.  In pratica stiamo andando ad affollare sempre più quegli edifici che il Comune di Piedimonte Matese vuole abbattere perché ritenuti pericolosi e inadeguati. Si coglie una contraddizione, una forzatura. Gli alunni e le alunne non possono essere funzionali, strumentali, ad un disegno politico-urbanistico. Realizziamo prima il polo scolastico, creiamo spazi e ambienti all’avanguardia, dopodiché, sì, proponiamo un accorpamento radicale di più istituzioni scolastiche.

    L’urgenza di una programmazione che risponda all’idea di comunità: è l’impegno che si è dato il gruppo di minoranza “Progetto Piedimonte”. Cosa chiedete ai Sindaci dei comuni coinvolti in questa riflessione? Parliamo di scelte a breve e lungo termine… 
    I Sindaci, in questo momento storico, devono attuare ciò che si dice sempre, attraverso belle parole e concetti di alto spessore, nei convegni e nelle tavole rotonde ma che, di fatto, resta sempre lettera morta, ovvero lavorare insieme in un’ottica di sistema. Le scuole termineranno entro il 2025 tutti gli investimenti direttamente o indirettamente collegati al PNRR. Oltretutto, attualmente le scuole sono nel pieno della vigenza dei piani dell’offerta formativa della triennalità 2022-2025. I Comuni devono perciò proporre un piano di dimensionamento d’area che salvaguardi quanto più possibile il completamento degli investimenti in corso e che si allinei a questa tempistica. Devono quanto meno provarci, con proposte ragionevoli, presentando in Regione un quadro di dimensionamento territoriale altrettanto ragionevole. La proposta complessiva che, invece, è venuta fuori taglia ben quattro autonomie scolastiche su sette in tutto il Matese. Piedimonte Matese, da solo, ne taglia due. Sarebbe bastato, per ora, il taglio di una sola autonomia scolastica e immaginare due Istituti con 600 alunni, lasciando a San Gregorio e Castello i propri plessi. Si sarebbero salvaguardati meglio gli investimenti in itinere su ambienti digitali, laboratori, attrezzature e anche su competenze e saperi: investimenti – si badi bene – progettati e tarati su plessi ben indentificati e persino su specifici gruppi di alunni. Un lavoro meticoloso e in fase di realizzazione che rischia di venire travolto da dimensionamenti repentini e scriteriati.

    Durante l’incontro alla sede della Comunità montana del Matese si è parlato Offerta formativa: quel documento con cui la scuola coniuga disciplina, sapere e didattica interpretando i territori e al contempo restituendo ai territori piccoli cittadini formati e attenti. La dispersione che ci allarma in questo momento denota lo scollamento tra le proposte educative e quelle amministrative. Quale appello alle comunità tutte e ai nostri amministratori?
    Il discorso torna sempre a Castello e San Gregorio Matese perché è emblematico: l’offerta formativa di questi due Comuni non può che legarsi a quella di Piedimonte Matese. Una mulattiera ne lega da sempre il cammino e il destino: la hanno percorsa i Sanniti, i Romani, i briganti, oggi la percorrono gli escursionisti. Castello e San Gregorio sono stati, storicamente, i sobborghi di Piedimonte. Quella verticalità fra Piedimonte e San Gregorio, passando per Castello, è l’asse dei piani dell’offerta formativa, in piena continuità, che al territorio deve ispirarsi per trarne spunti, identità, narrazione. La scuola questo è: narrazione e territorio. Spezzare questa continuità con un colpo d’ascia è da irresponsabili.

    Questo senso di partecipazione alla vita scolastica e di responsabilità nei suoi confronti chiama in causa un’altra attenzione, un forte esercizio di democrazia: l’ascolto e la partecipazione al dibattito degli Organi collegiali, presidio di pluralità e di diritti. A fronte di quel che accade, che immagine possiamo tracciare di essi nel territorio della Comunità montana?
    La collegialità è il cuore delle scuole, realtà che non sono monopolio dei dirigenti scolastici ma che sono, appunto, comunità. I collegi docenti delle scuole hanno profuso un impegno senza precedenti, in questi ultimi anni, nell’immaginare la progettazione degli scenari post-covid e la nuova complessa triennalità 2022-2025. Credo che l’interlocuzione con dirigenti e, soprattutto, con i Consigli d’Istituto sia stata assolutamente disattesa, almeno a Piedimonte Matese e, del resto, sembra non esserci traccia di verbali relativi a conferenze di servizio specifiche sul tema. Tutto ciò genera un effetto devastante, perché i collegi dei docenti, organi tecnici preposti alla programmazione e progettazione didattica, e i Consigli d’Istituto, organi di indirizzo e di governo delle scuole, rischiano di perdere credibilità verso se stessi e verso il territorio. Credibilità vuol dire soprattutto consapevolezza. E la consapevolezza di una comunità educante ricalca la consapevolezza del territorio in cui ogni scuola opera.

    L’incontro presso la sede della Comunità Montana del Matese organizzato dal gruppo “Progetto Piedimonte” con gli interventi di Gianfrancesco D’Andrea, Beniamino Rega vicesindaco di Valle Agricola, Ornella Fontanella segretaria provinciale CGIL FLC, moderati da Costantino Leuci, capogruppo di “Progetto Piedimonte”
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