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    Home»Arte e Cultura»Cinema»Perfect Days. La bellezza dell’ordinario nel film di Wim Wenders secondo al box office in Italia
    Cinema occhio allo schermo

    Perfect Days. La bellezza dell’ordinario nel film di Wim Wenders secondo al box office in Italia

    Noemi Riccitelli16 Gennaio 2024Nessun commento

    Noemi Riccitelli – Presentato al Festival di Cannes nel 2023, dove il protagonista, l’attore giapponese Koji Yakusho ha ottenuto il riconoscimento come Miglior interprete, Perfect Days è il nuovo film del regista tedesco Wim Wenders, in sala dal 4 gennaio.
    La pellicola è seconda al box office italiano e ha ricevuto un’entusiastica accoglienza da parte degli spettatori e della critica, elogiato come un’affascinante poesia urbana ed esistenziale.
    E pensare che il film doveva essere solo un documentario sulle toilette pubbliche (non solo ambienti di servizio e igiene pubblica, ma vero decoro urbano della città: vedere il film per credere), parte del progetto The Tokyo Toilet, commissionato a Wim Wenders proprio dal Comune di Tokio.
    Tuttavia, il regista in fase di realizzazione ha deciso di farne una vera e propria narrazione.

    Nella contemporanea Tokio, Hirayama (Koji Yakusho) è un addetto alla pulizia dei bagni pubblici della città: uomo solitario e pacifico, svolge il suo lavoro con estrema dovizia e conduce una vita all’insegna della tranquillità e di poche passioni.
    Ama leggere, ascoltare musica, curare le piante e fare fotografie, il suo sembra essere un mondo a sé e lui ne appare felice.

    Una vita semplice quella di Hirayama, che tuttavia si rivela progressivamente così intensa e ricca: un personaggio di cui si conosce poco o nulla, almeno all’inizio, ma verso il quale si sviluppa immediatamente una naturale empatia, un coinvolgimento emotivo che induce alla sua comprensione.
    Nella prima parte del film, Wenders porta lo spettatore direttamente nella routine quotidiana del protagonista, tanto che l’occhio quasi si assuefà dolcemente alle azioni sempre puntuali, precise, delicate di Hirayama.

    Un’anima pura, essenziale, ma anche sofisticata: Hirayama, infatti, legge Faulkner, ascolta la musica utilizzando ancora le cassette e scatta fotografie analogiche con una vecchia Olympus.
    Sembra essere rimasto ad una realtà di altri tempi, ad una dimensione tutta personale, in cui ciò che conta è quello che si fa nel momento, godendo dei piccoli piaceri che la quotidianità può offrire.

    Si compone così la visione di Perfect Days, con una sceneggiatura (dello stesso Wenders e di Takuma Takasak) che è più concettuale che verbosa: a suggerire ispirazioni, riflessioni, non detti ci sono le musiche, con una colonna sonora composta da celebri hit di Lou Reed, Patti Smith, Rolling Stones, The Animals, e gli scorci di una Tokio non città frenetica come spesso viene mostrata, ma quasi intima, accondiscendente ritmi lenti, ripresa dalla raffinata fotografia di Franz Lustig.

    A sublimare questo racconto è il suo protagonista: Kojy Yakusho, il quale con i soli occhi e poche espressioni del viso riesce ad essere penetrante e ad esprimere tutto ciò che non dice a voce.
    Intensi, seppur brevi, sono anche i dialoghi che scambia con i pochi personaggi che incontra, soprattutto sua sorella e sua nipote.

    Perfect Days è una narrazione avvolgente, piena, una storia toccante e originale da guardare, con una delle sequenze finali più belle viste al cinema.

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