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E liberaci dal male. La Domenica di Papa Francesco

Il commento all'Angelus di Papa Francesco a cura del Vaticanista Fabio Zavattaro

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Foto pagina facebook Azione Cattolica Italiana

Fabio Zavattaro – “Siamo qui per gridare a tutta la città e al mondo intero la nostra voglia di pace”. Centinaia di ragazzi dell’Azione cattolica sono in piazza San Pietro con i loro educatori e le famiglie. Si conclude, in questa ultima domenica di gennaio, il mese della pace: molte guerre sono combattute anche vicino a noi e “sembra che a nessuno importi fare la pace”. Due ragazzi sono accanto al Papa affacciati con lui alla finestra del Palazzo Apostolico, e a nome di tutti i loro coetanei leggono un messaggio: “vogliamo stare dalla parte della pace, provando a spegnere, nel nostro piccolo, il fuoco dell’odio e della violenza – dice la ragazza – la guerra è come una pianta secca e spoglia”.

La preghiera per la pace. Quasi tutto il dopo Angelus Papa Francesco lo dedica alla pace, a cominciare dal Myanmar: dal colpo di Stato del 2021 “il pianto del dolore e il rumore delle armi hanno preso il posto del sorriso”, ha affermato ricordando l’appello dei vescovi. E chiede che “le armi della distruzione si trasformino in strumenti per crescete in umanità e giustizia”.
La pace è un cammino, afferma ancora il vescovo di Roma, e il pensiero va a Israele, Palestina, Ucraina; chiede che “sia consentito il transito degli aiuti umanitari per garantire il necessario a ogni persona”. Dove si combatte “si rispettino le popolazioni”, e si rivolga “attenzione e cura” alle vittime civili dei conflitti: “si ascolti il loro grido di pace, il grido della gente che è stanca della violenza e vuole che si fermi la guerra”. La guerra “è un disastro per i popoli e disfatta dell’umanità”. Un pensiero anche a quanto accaduto nella chiesa cattolica di Santa Maria, nel quartiere Saniyer di Istanbul, dove una persona è morta e alcune sono rimaste ferite a causa di un nuovo attacca armato contro una chiesa.

Dal Vangelo alla vita. Angelus nella domenica in cui il Vangelo ci porta a Cafarnao, una località importante per i commerci, sulle rive del mare di Galilea, dove troviamo Gesù che entra in Sinagoga nel giorno di sabato e si mette a insegnare “come uno che ha autorità, e non come gli scribi” scrive l’evangelista. Non conosciamo il tema del suo intervento, ma sappiamo cosa accade: l’insegnamento di Gesù provoca reazioni di stupore; parole che toccano il cuore e suscitano domande. “Che vuoi da noi? Sei venuto a rovinarci?” grida un uomo posseduto dal maligno, sentendosi minacciato da Gesù e dal suo insegnamento. Il primo atto pubblico di Gesù, per Marco, è, dunque, un esorcismo, la cacciata del male dal corpo dell’uomo, nel giorno di sabato, il settimo giorno, quello del compimento della creazione.
Nel commentare questo passo del Vangelo di Marco, il Papa ricorda che il diavolo “vuole possedere per incatenarci l’anima” e noi “dobbiamo stare attenti alle catene che ci soffocano la libertà”. Poi elenca alcune di queste catene che “possono stringerci il cuore”. Innanzitutto, le dipendenze “che rendono schiavi, sempre insoddisfatti, e divorano energie, beni e affetti”. Quindi le mode dominanti, “che spingono a perfezionismi impossibili, al consumismo e all’edonismo, che mercificano le persone e ne guastano le relazioni”.
Ma ci sono altre catene, dice Francesco: “ci sono le tentazioni e i condizionamenti che minano l’autostima, la serenità e la capacità di scegliere e di amare la vita; un’altra catena: la paura, che fa guardare al futuro con pessimismo, e l’insofferenza, che getta la colpa sempre sugli altri; e poi c’è la catena molto brutta: l’idolatria del potere, che genera conflitti e ricorre ad armi che uccidono o si serve dell’ingiustizia economica e della manipolazione del pensiero. Tante catene ci sono nella nostra vita”.
Gesù, afferma Papa Francesco, è venuto proprio “a liberarci da tutte queste catene”, perché “ha il potere di cacciare via il diavolo. Gesù libera dal potere del male”. E ricorda, come già fece commentando la pagina delle tentazioni, “con il diavolo non si dialoga, mai Gesù ha dialogato con il diavolo”; quando è stato tentato nel deserto, “le sue risposte erano parole della Bibbia, mai un dialogo”. Con il diavolo “non si negozia”, perché, dice il vescovo di Roma “se tu ti metti a dialogare con lui, vince lui, sempre”. Invece dobbiamo invocare Gesù quando “sentiamo che le catene del male e della paura stringono più fortemente”.

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