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    Home»Attualità»Una colletta straordinaria per la ricostruzione della Terra Santa. I dati, i progetti, le somme necessarie
    Attualità Chiesa e Diocesi

    Una colletta straordinaria per la ricostruzione della Terra Santa. I dati, i progetti, le somme necessarie

    Redazione15 Febbraio 2024Nessun commento
    Foto Ansa/SIR

    Solidarietà e pace per la Terra Santa: è l’appello di Caritas Italiana accolto dai Vescovi che indice per la prima domenica di quaresima, il 18 febbraio, una colletta straordinaria a sostegno dei progetti di aiuto alle popolazioni colpite dal conflitto tra Israele e Hamas, ormai esteso oltre Gaza fino alla Cisgiordania e al Libano. All’escalation di violenza che fino ad oggi ha provocato 28mila vittime – di cui 10mila bambini – è associata la tragedia umanitaria: la distruzione degli ospedali, il venir meno di assistenza sanitaria per i feriti di guerra, la carenza di cibo per le migliaia di sfollati è una ferita che si dilata e rischia un difficile e lento processo di recupero. L’impegno dei credenti a favore di questa umanità ferita non è solo per l’oggi, per garantire l’immediatezza degli aiuti, ma soprattutto per sostenere la ricostruzione del futuro perché vi sia un domani diverso per le popolazioni ferite. Le Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca guidate dal Vescovo Giacomo Cirulli hanno manifestato piena disponibilità all’appello decidendo che la raccolta straordinaria di offerte coinvolga le comunità parrocchiali sabato e domenica prossimi.

    Gaza (Foto N. Saleh)

    Allarmano i numeri di questo efferato scontro scaturito dall’attacco del 7 ottobre scorso inferto da Hamas ad Israele e dalla reazione di quest’ultimo su Gaza controllata di fatto dagli estremisti di Hamas. Ad oggi l’aggiornamento fornito da Caritas Internationalis è il seguente: sono più di 27.000 i morti palestinesi (di cui il 70% donne e bambini), più di 1.200 i morti israeliani (la grande maggioranza civili, di cui almeno 33 bambini), 123 i morti libanesi colpiti da artiglieria israeliana (tra cui almeno 21 civili). Decine di migliaia i feriti, e quasi due milioni le persone sfollate nei/dai territori palestinesi, di cui 1,9 a Gaza, almeno mille in Cisgiordania e Gerusalemme Est, a causa di violenze e restrizioni, e più di 75.000 i libanesi, spostatisi dalla parte meridionale al confine con Israele. Durante i sette giorni di pausa umanitaria di fine novembre, sono stati rilasciati 86 ostaggi israeliani e 24 stranieri. Secondo fonti israeliane circa 120 persone rimangano prigioniere a Gaza, tra israeliani e stranieri. La situazione peggiore, come puntualmente riferito dagli organi di informazione si registra a Gaza dove la gran parte degli sfollati sono accolti presso i 151 centri delle Nazioni Unite, ormai sovraffollati e in condizioni igienico sanitarie precarie. Situazione simile per gli sfollati interni che hanno raggiunto Rafah costretti per ore intere nei centri di distribuzione in attesa di cibo e acqua. Elevato e non più calcolabile il numero degli edifici distrutti dai bombardamenti: 372 scuole, 30 ospedali, 53 centri sanitari, 3 chiese e 138 moschee. Si stima che più del 60% delle abitazioni della Striscia sia stato distrutto o danneggiato.

     A cosa serviranno le offerte raccolte nelle chiese italiane?
    Da anni l’impegno e la presenza di Caritas italiana accanto a Caritas Gerusalemme garantisce in tutta la Terra Santa ogni tipo di assistenza; ma dal momento del conflitto è stato redatto un piano di emergenza che ha già garantito la fornitura di servizi sanitari primari e farmaci ai pazienti presenti nei rifugi secondo necessità; la distribuzione di kit alimentari e igienici, il supporto psico-sociale a distanza; la distribuzione di contributi economici attraverso buoni acquisto. Ben più complesso il piano di aiuti previsto nei prossimi mesi: la ristrutturazione e ri-equipaggiamento della clinica di Caritas Gerusalemme a Gaza City, danneggiata dalla guerra, per offrire una piena operatività; la fornitura di attrezzature mediche e di laboratorio per la clinica di Caritas Gerusalemme a Taybeh (Cisgiordania); la riduzione della morbilità di 7.000 pazienti, aumentando l’accesso all’assistenza sanitaria primaria e materno-infantile, il trattamento di malattie infettive e parassitarie, malattie croniche e di altre patologie a Gaza e in Cisgiordania attraverso proprio personale medico, la fornitura di medicinali, analisi di laboratorio in base alle condizioni di sicurezza; il miglioramento dello stato di salute mentale di 500 persone traumatizzate dalla crisi in corso nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme tra cui anche operatori Caritas con l’ausilio di psicologi e operatori formati; il rafforzamento del potere economico di 2.750 famiglie vulnerabili fornendo loro assistenza in contanti e buoni acquisto a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme (la scheda riassuntiva fornita da Caritas).

     Le somme urgenti 
    Il piano economico corrispondente a tale emergenza ammonta 2.950.000 €, di cui Caritas fornisce alcuni dettagli per rendere più vicino a chi legge oppure osserva la portata di singoli interventi: 50 euro è il costo del sostegno economico ad una famiglia per un mese; 40 euro è la spesa media per medicinali e presidi sanitari per un paziente; 1.500 euro circa, il costo medio mensile di un operatore sanitario.

    Su ogni richiesta di aiuto s’impone il grido del “cessate il fuoco”, tradotto in una vera e propria campagna che sta raccogliendo migliaia di firme (clicca qui) e che si spera possa diventare realtà nel più breve tempo possibile, senza aggiungere vittime a vittime innocenti.

    Caritas Gerusalemme Caritas italiana cessate fuoco colletta straordinaria gaza hamas israele Palestina terra santa

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