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    Home»Chiesa e Diocesi»In preghiera: più la sfida è seria più i giovani sono affascinati
    Chiesa e Diocesi

    In preghiera: più la sfida è seria più i giovani sono affascinati

    Redazione18 Marzo 2024Nessun commento
    I giovani delle Diocesi di Teano-Calvi e di Alife-Caiazzo alla GMG di Lisbona

    Fabio Rosini – La prima e fondamentale operazione da mettere in campo nel comunicare le cose cristiane è procedere ad una adeguata attività di de-mistificazione. È un antico problema. In Genesi 3 il serpente, che sa di non poter essere più forte di Dio, si dedica a distruggere l’immagine di Dio nel cuore della sua creatura, mistificando l’albero del “capire tutto” da occasione della custodia paterna (“questo ti fa male, non ne mangiare perché è letale”) a simbolo dell’oppressione paterna (“macché letale, non ti fa niente, te lo vieta solo per castrarti”)… una narrazione emblematica, che descrive la pressione continua della tentazione che avviene sia per via esogena che endogena. Lo svuotamento dei concetti cristiani è un fatto che il mainstream culturale ha operato indefessamente negli ultimi secoli, contemporaneamente all’imbruttimento degli stessi concetti da parte dei cristiani stessi che per poca preparazione, scarsa conversione, fascino del comfort e deriva banalizzante, hanno ridotto la bellezza del cristianesimo ad un’accozzaglia di doveri e sensi di colpa, fino alla profanazione dell’idea di preghiera che la rende inavvicinabile alla sete giovanile, salvo poi ridurla ad un superficiale short di YouTube.

    Chi scrive, ad esempio, vede spesso i propri contenuti, prodotti per VaticanNews, ridotti a stucchevoli video dove la santità somiglia alla sfida degli Avengers e l’amore di Dio ad una melassa sentimentaloide e appiccicaticcia… tale operazione magari viene operata proprio dai responsabili delle pastorali giovanili delle varie diocesi italiane, credendo, con questo aumento del tasso glicemico dei contenuti, di operare una traduzione evangelizzante, mentre fanno solo mistificazione paternalista: ma perché non dare un po’ di fiducia all’intelligenza dei giovani? Invece di indorargli la pillola della sfida cristiana perché non parlare loro seriamente invece che con affabulazione manipolatoria? L’esperienza concreta insegna che più la sfida è seria più i giovani sono affascinati. E allora come parlare o praticare l’invito alla preghiera? Non con la pizza promessa dopo l’incontro, o con le melenserie San Remesche di canti dubbiamente spirituali che inondano il momento del silenzio, o sornionerie di video, oggetti o libri, adoperati impropriamente nella prassi dell’incontro dedicato alla preghiera.

    Ma è vero anche l’esatto contrario di tutto quel che stiamo dicendo. È come se esistessero due derive: la prima è la new-economy appena descritta, e l’altra, quella più old-style, al suo estremo opposto: nessuno sconto! Facciamo preghiera con i giovani? Secchi, lì, posti nel bel mezzo degli atti di preghiera, piazzati davanti al Santissimo, senza passare dal via. Si annoiano e non capiscono quel che fanno? Si adeguino! Questo è pregare, e buonanotte a tutti.

    Il vero assente è sempre lo stesso: l’atto di addestrare, insegnare, consegnare la fede, in una parola la traditio fidei, cenerentola della nostra epoca cristiana. Alla fine ci torneremo per necessità, occorreva già dal dopo-Concilio e abbiamo perso, finora, l’occasione. Allora se bisogna parlare di preghiera ai giovani bisogna parlare di come addestrarli alla preghiera, mostrando loro che non è un atto di devozione stantia ma relazione vivace ed efficace con la bellezza di Dio, con la sua paternità, con la sua potenza. Soprattutto è necessario svelare che la preghiera è un atto di Dio nell’uomo, un’opera del maestro della relazione con Dio che è lo Spirito Santo.

    Pregare non è scalare una montagna a mani nude, uno sforzo per arrivare nientemeno che a Dio, ma tutto il contrario, è un lasciarsi trovare da Dio, un permettergli di arrivare a noi. La cosa più difficile nella preghiera non è fare qualcosa ma, propriamente, la fase della “Statio” ossia non fare. Fermarsi e lasciarsi trovare, tutt’al più belando, come la pecora perduta. E poi verranno le altre fasi di questa esperienza di grazia, in un percorso di iniziazione. Dicendo questo mettiamo il dito nella piaga: quello che ci manca non sono i manuali e i sussidi o le iniziative e le strutture, ma gli iniziatori. Come già detto mille volte, non mancano gli spartiti ma gli esecutori.

    Per approfondire: Anna, 25 anni, che nei Salmi ha ritrovato la fede

    Fonte SIR 

    I giovani delle Diocesi di Teano-Calvi e di Alife-Caiazzo alla GMG di Lisbona
    Anno della Preghiera giovani preghiera giubileo 2025 Preghiera silenzio

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