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    Home»Chiesa e Diocesi»Commento al Vangelo della III domenica di Pasqua. Le mani e i piedi di Gesù: il corpo rivela la Risurrezione e la missione
    Chiesa e Diocesi

    Commento al Vangelo della III domenica di Pasqua. Le mani e i piedi di Gesù: il corpo rivela la Risurrezione e la missione

    Redazione13 Aprile 2024Nessun commento

    di Padre Gianpiero Tavolaro
    Comunità Monastica di Ruviano (Clicca)

    III Domenica di Pasqua – Anno B
    At 3 13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5; Lc 24,35-48

    Maria Cavazzini Fortini, Mostrò loro le mani e i piedi, acquarello, marzo 2016

    La via mediante la quale il Risorto sceglie di rendersi presente non è mai quella dello straordinario: Egli sceglie, infatti, la via dell’ordinario di uomini che si fanno testimoni con tutta la loro vita, di un pane spezzato che si può accogliere nella fede come luogo di quella presenza, delle Scritture ormai tutte illuminate dalla Pasqua di Gesù.

    Anche l’apparizione di Gesù nel cenacolo la sera della Pasqua, per l’evangelo di Luca è segnata, nella sua straordinarietà, da una ordinarietà disarmante!

    Agli Apostoli che credono di vedere un fantasma Gesù chiede di tornare nell’ordinario: «Sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho!». Si tratta di una sottolineatura importante, perché sottrae la fede cristiana, centrata sull’evento della Pasqua di Gesù, a ogni “spiritualismo”.

    Togliere al Cristo la corporeità della storia, quasi privandolo della sua vera e integra umanità – e questo avviene quando si pretende di leggere la Risurrezione senza “carne e ossa” – significa esporsi a vivere una vita non radicata nella storia, una vita che facilmente può dimenticare la “carne e le ossa” degli uomini!
    E questo è il vero tradimento del cristianesimo!
    Nel racconto lucano, invece, Gesù non solo parla di carne ed ossa, ma chiede anche del cibo a degli uomini spaventati e ancora rinchiusi nelle loro incredulità!

    E proprio a costoro Egli mostra le mani e i piedi: quelle mani e quei piedi segnati dalla croce sono le ferite con cui li ha amati, ma sono anche la memoria del quotidiano vissuto con Lui e al quale Egli vuole ricondurli.

    Con questo semplice gesto di mostrare loro le mani e i piedi, Gesù riconduce i suoi al loro passato, al principio della loro storia con Lui: sono quelle le mani che accompagnavano il suo parlare; sono quelle le mani che avevano carezzato il dolore di tanti; sono quelle le mani che avevano stretto in gesti ed abbracci pieni di fraternità; sono quelle le mani che avevano sanato tanti sofferenti; sono quelle le mani che avevano spezzato per loro il pane… fino a quell’ultima sera.

    Sono quelli i piedi che avevano camminato lungo le strade della Galilea e lo avevano condotto fin sulla riva del lago dove li aveva cercati; sono quelli i piedi degli infiniti passi che Gesù aveva compiuto per andare verso gli uomini; sono quelli i piedi con cui risolutamente si era incamminato verso Gerusalemme (cf. Lc 9,51). In tal modo è tutto l’evangelo che Gesù intende richiamare al loro cuore: la sua vita con loro e la sua dolorosa passione.

    E ora, Egli sta davanti a loro come il Vivente, il Risorto! È tutto l’evangelo che va a visitare i discepoli nella loro paura: Egli si fa presente alla mensa con coloro che l’avevano rinnegato e abbandonato e proprio a loro affida il compito di predicare la conversione e il perdono dei peccati: è quello che essi hanno sperimentato, non a partire da qualcosa che essi hanno fatto o voluto, ma da quello che Egli ha voluto per loro.

    È la sua misericordia che li ha convertiti, facendoli volgere di nuovo a Dio e al suo volto; è la sua misericordia che li rende capaci di gridare al mondo che il perdono è già dato e che esso va solo accolto e non conquistato o meritato.
    Ecco l’evangelo!
    E quell’evangelo, ormai, avrà bisogno delle loro mani e dei loro piedi per attraversare il mondo e i secoli: quei loro piedi di uomini, cominciando da Gerusalemme, dovranno percorrere il mondo per annunziare l’evangelo; quelle loro mani dovranno spezzare il pane della sua presenza fino alla fine dei secoli e dovranno guarire chiunque soffre, accarezzare chi non è amato, benedire ogni uomo, sporcarsi per accogliere e condividere ogni dolore… come Egli aveva fatto!

    Solo così essi saranno suoi testimoni… ministri di una misericordia che non è mai senza giustizia; di una misericordia che non teme alcuna verità, perché nessuna verità è tanto tremenda da non essere sotto la potenza della misericordia.

     

    Commento al Vangelo Gesù III domenica di Pasqua Pasqua Risorto Sacra Scrittura tempo di pasqua Vangelo

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