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    Home»Chiesa e Diocesi»Commento al Vangelo IV domenica di Pasqua. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore
    Chiesa e Diocesi

    Commento al Vangelo IV domenica di Pasqua. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore

    Redazione19 Aprile 2024Nessun commento

    di Padre Gianpiero Tavolaro
    Comunità Monastica di Ruviano (Clicca)

    IV Domenica di Pasqua – Anno B
    At 4,8-12; Sal 117; 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18

    Il buon pastore (Icona contemporanea, Scandale, Crotone, Eremo della Santa Croce)

    L’immagine del “buon pastore” offre una chiave interpretativa ulteriore per leggere la Pasqua di Gesù: perché la croce? perché la tomba vuota? perché le ferite che vanno a cercare gli uomini nelle loro fragilità e paure? Il “perché” è racchiuso in questa “identità” di Gesù, pastore la cui bontà si manifesta nel dare la vita. È questa rivelazione d’amore – che è, al tempo stesso, rivelazione nell’amore – a rendere Gesù un pastore da poter seguire: di Lui, infatti, ci si può fidare perché, a differenza di chi è mercenario, egli non vuole salvare se stesso, fuggendo dinanzi ai “lupi”!

    La passione, in effetti, mostra un Gesù che non solo non è fuggito, ma che, addirittura, nel Getsemani ha chiesto esplicitamente a quelli che erano venuti a catturarlo di prendere lui e di lasciar andare i suoi (cf. Gv 18,8): anche se proprio i suoi lo hanno abbandonato e si son lasciati disperdere, Gesù ha continuato ad amarli e a dare per loro la vita. Così Egli si presenta come colui che a “caro prezzo” conduce chi gli appartiene a quell’unica meta che è l’“ovile” di questo pastore, ossia l’intimità con il Padre, quella che Egli vive eternamente: di quell’intimità e della conoscenza che ne deriva il pastore-Gesù non è geloso…. ritiene che essa costituisca non un tesoro da custodire con gelosia (cf. Fil 2,6), ma una “dimora” da aprire a tutti e senza limitazioni di alcun tipo («ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare»).

    La conoscenza che il pastore ha delle sue pecore non è né superficiale né utilitaristica: è una conoscenza personale, penetrativa, amorosa, tanto da essere modellata sulla conoscenza che Gesù ha del Padre! Gesù riversa sui suoi quella stessa logica di amore, scevra di possesso soffocante, che egli vive, nell’eterno, con il Padre. Anche se più volte Egli parla di “mie pecore”, non ci si trova di fronte a una relazione di possesso, ma di appartenenza… relazione che culmina nel deporre la vita per le pecore! In tal modo, egli apre dinanzi ai suoi una possibilità altra, che è quella della libertà più grande e totale… quella di una vita che abbia sempre il sapore del libero dono… una vita capace di trasformare in un atto libero d’amore tutto, dalle piccole morti quotidiane alla morte finale.

    Il pastore buono è tale perché fa della sua vita un dono e questo non in modo ideale o intenzionale, ma in modo concreto, giorno dopo giorno, fino alla croce. La garanzia dell’autenticità del pastore buono è tutta lì: nel dare la vita, per compiere la volontà del Padre! La croce diviene allora il modo concreto – e per questo storico e contingente –, nel quale si concretizza il disegno d’amore del Padre che invia il Figlio a dare se stesso perché gli uomini possano ricevere da lui «grazia su grazia» (Gv 1,16). È solo così che le sue pecore lo riconoscono e imparano a fidarsi di Lui. Essere uomini pasquali significa allora aver fatto l’esperienza di ricevere la propria vita dal dono che Gesù, il pastore buono, ha fatto della propria… significa saper ascoltare la voce di questo pastore nella disponibilità a seguirlo sulla via del dono.

    È così che il riconoscimento si traduce in riconoscenza ed è così che, seguendo le orme di Colui che ha pregato perché «tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21), si può rimanere sulla via dell’unità: «Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore». L’unità è possibile solo nell’ottica del dono: per essere uno con i fratelli, infatti, occorre essere disposti a donare, a deporre, tutto ciò che proclama il proprio “io” a discapito dell’altro… occorre, come Gesù, pagare un “caro prezzo”.

     

    bibbia buon pastore chiesa cattolica Commento al Vangelo Parola di Dio Sacra Scrittura

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