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Santa Caterina da Siena. Fantasia, intuito, donazione di sé al servizio della Pace

La Chiesa oggi ricorda Santa Caterina, vergine e dottore della Chiesa, patrona d'Italia e d'Europa; modello di dialogo nella società, e icona di fedeltà a Dio nella Chiesa

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Sassoferrato, Santa Caterina e il Cristo bambino che le porge la corona di spine, 1643 circa (foto Wikipedia)

Paolo Marocutti* – Noi guardiamo oggi a Santa Caterina da Siena anzitutto per ammirare in lei ciò che immediatamente colpiva quanti l’avvicinavano. La straordinaria ricchezza di umanità, per nulla offuscata, ma anzi accresciuta e perfezionata dalla grazia, che ne faceva quasi un’immagina vivente di quel verace e sano “umanesimo” cristiano, la cui legge fondamentale è formulata dal confratello e maestro di Caterina, San Tommaso d’Aquino, col noto aforisma: “La grazia non sopprime, ma suppone e perfeziona la natura” (S.Tommaso, Summa Theologiae, I, q.1, a. 8, a 2).

L’uomo di dimensioni complete è quello che si attua nella grazia di Cristo. Così la santa senese, nella sua natura di donna dotata largamente di fantasia, di intuito, di sensibilità, di vigore volitivo e operativo, di capacità e di forza comunicativa, di disponibilità alla donazione di se e al servizio, viene trasfigurata ma non impoverita, nella luce di Cristo che la chiama a essere sua sposa e a identificarsi misticamente con lui nella profondità del conoscimento interiore, come anche a impegnarsi nell’azione caritativa, sociale e persino politica, in mezzo a grandi e piccoli, a ricchi e poveri, a dotti e ignoranti.

Del tutto priva di istruzione, al punto di non saper né leggere né scrivere, Caterina è stata in grado di svolgere un’azione incisiva fino alle più alte autorità della politica e delle istituzioni civili ed ecclesiastiche di allora, al fine di riportare la concordia e la pace fra i popoli; Caterina inoltre non era certo favorita dal suo stato femminile, ricordiamo che visse in un’epoca dove le donne erano poco considerate. Eppure, questa giovane di così modeste condizioni raggiunse, nei brevi trentatré anni di vita terrena che le furono concessi, vertici che ancora oggi ci sorprendono: toccò le vette della perfezione spirituale, fu chiamata maestra da un numero considerevole di discepoli, fra cui si annoverano illustri teologi, docenti universitari, nobili di elevata cultura. Fu ricevuta ed ascoltata da Papi, cardinali, sovrani e capi di stato dell’intera Europa. Riuscì a ottenere il trasferimento della sede papale in Roma, dopo settant’anni di esilio avignonese. Riuscì a rappacificare Firenze con lo Stato pontificio, gettò le basi per la riforma della Chiesa, difese efficacemente il pontificato nel Grande scisma d’Occidente, esortò l’Europa, lacerata da guerre fratricide, a unirsi nel nome di Cristo. È un fatto insolito, strabiliante che una donna, di origini così umili, abbia intrattenuto una corrispondenza politica con i potenti del tempo, ai quali si rivolgeva con tono di fermo comando, pur senza nulla perdere della sua abituale umiltà: la sua eloquenza era visibilmente dettata da quell’amore che rende accettabili perfino le più concitate invettive.

La grande santa senese appare portatrice dell’accorato messaggio di pace e concordia fra i popoli e di un esempio di cui gli uomini di oggi hanno particolare bisogno: amore e fedeltà a Dio e alla Chiesa. L’ardente amore di Caterina per la Chiesa e per Cristo è autentico amore per la verità, che s’identifica in Cristo e ha conseguentemente per sua guida suprema la Chiesa.

Il secolo che vede venire alla luce Caterina è un secolo attraversato da una profonda crisi sia delle istituzioni che della Chiesa: ormai da più di un secolo avevano lasciato la terra San Francesco e San Domenico e il fervore di rinnovamento di cui queste due grandi figure rivoluzionarie erano stati protagonisti, andava sempre più scemando. A ciò si aggiunge la catastrofe della peste, portatrice non solo di morte fisica ma soprattutto di corruzione morale. In questa temperie spirituale e morale, così terribile e drammatica, in questo contesto sociale animato da bassi interessi materiali, in un contesto culturale che vede sorgere il primo umanesimo grazie a Petrarca e Boccaccio appare sulla scena della Toscana, d’Italia e d’Europa, Caterina da Siena che pone al centro della propria azione e delle opere l’uomo.

La santa senese può essere considerata il precursore dell’umanesimo cristiano portatrice di un messaggio che resta ancora oggi attuale e valido per l’uomo contemporaneo.

Messaggera di pace tra i potenti ha tenuto testa a re e regine, governatori e uomini di Chiesa, ai quali chiedeva semplicemente di convertire il cuore e mettere la carità a servizio del bene di tutti, come scrive in tutte le sue lettere, nelle quali si rispecchia una forte moralità e grande spiritualità. Ma più di ogni altra cosa Caterina ha vissuto costantemente nel e del fuoco della parola, a tal proposito aveva scritto:

“Nella natura tua, Deità eterna, conoscerò la natura mia. E quale è la natura mia? Amore inestimabile? È il fuoco, poiché tu non sei altro che fuoco d’amore”.

Fonte SIR

*Sacerdote; Docente di Psicologia e  Teologia Spirituale.

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