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    Home»Chiesa e Diocesi»Leone XIV, “le nostre relazioni siano più vere e più ricche di compassione”. L’udienza di mercoledì
    Chiesa e Diocesi

    Leone XIV, “le nostre relazioni siano più vere e più ricche di compassione”. L’udienza di mercoledì

    Redazione29 Maggio 2025Nessun commento
    Il saluto di Papa Francesco al termine dell’udienza di mercoledì 28 maggio. Foto Vatican Media/SIR

    M. Michela Nicolais – Leone XIV ha concluso l’udienza di ieri in piazza San Pietro, gremita di decine di migliaia di persone, con un doppio appello: fermare la guerra in Ucraina e nella striscia di Gaza, dove “si leva sempre più intenso al cielo il pianto delle mamme e dei papà che stringono a sé i corpi senza vita dei bambini e che sono continuamente costretti a spostarsi alla ricerca di un po’ di cibo e di un riparo più sicuro dai bombardamenti”. Al termine dell’udienza, a sorpresa, il Papa è sceso a piedi i gradini del sagrato per salutare di nuovo i fedeli, dopo il consueto giro in papamobile che fa da prologo all’appuntamento del mercoledì.

    “Prima di essere credenti, siamo chiamati a essere umani”,l’invito al centro della catechesi, dedicata alla parabola del samaritano, che noi chiamiamo “buono”, ma che nel testo evangelico “è semplicemente una persona”. “La vita è fatta di incontri, e in questi incontri veniamo fuori per quello che siamo”, ha osservato durante la catechesi dell’udienza generale in piazza San Pietro: “Ci troviamo davanti all’altro, davanti alla sua fragilità e alla sua debolezza e possiamo decidere cosa fare: prendercene cura o fare finta di niente”.  Il primo riferimento di Leone XIV è al sacerdote e il levita, che scendono per la stessa strada del protagonista della parabola: “Sono persone che prestano servizio nel Tempio di Gerusalemme, che abitano nello spazio sacro. Eppure, la pratica del culto non porta automaticamente ad essere compassionevoli”. “Possiamo immaginare che, dopo essere rimasti a lungo a Gerusalemme, quel sacerdote e quel levita abbiano fretta di tornare a casa”, l’ipotesi di Papa Leone, secondo il quale “è proprio la fretta, così presente nella nostra vita, che molte volte ci impedisce di provare compassione. Chi pensa che il proprio viaggio debba avere la priorità, non è disposto a fermarsi per un altro”.

    L’identikit del samaritano, invece, è quello di uomo che “appartiene a un popolo disprezzato”, ma che “effettivamente è capace di fermarsi”. “Il testo non precisa la direzione, ma dice solo che era in viaggio”, ha osservato Leone XIV: “La religiosità qui non c’entra. Questo samaritano si ferma semplicemente perché è un uomo davanti a un altro uomo che ha bisogno di aiuto”. “La compassione si esprime attraverso gesti concreti”, ha spiegato infatti il Pontefice: “il samaritano si fa vicino, perché se vuoi aiutare qualcuno non puoi pensare di tenerti a distanza, ti devi coinvolgere, sporcare, forse contaminare; gli fascia le ferite dopo averle pulite con olio e vino; lo carica sulla sua cavalcatura, cioè se ne fa carico, perché si aiuta veramente se si è disposti a sentire il peso del dolore dell’altro; lo porta in un albergo dove spende dei soldi, due denari, più o meno due giornate di lavoro; e si impegna a tornare ed eventualmente a pagare ancora, perché l’altro non è un pacco da consegnare, ma qualcuno di cui prendersi cura”.

    “Quando anche noi saremo capaci di interrompere il nostro viaggio e di avere compassione?”, si è chiesto Papa Leone: “Quando avremo capito che quell’uomo ferito lungo la strada rappresenta ognuno di noi. E allora la memoria di tutte le volte in cui Gesù si è fermato per prendersi cura di noi ci renderà più capaci di compassione”.

    “Gesù racconta una parabola che è un cammino per trasformare quella domanda, per passare dal chi mi vuole bene? al chi ha voluto bene?”, ha esordito Leone XIV, osservando che le parabole “sono un’occasione per cambiare prospettiva e aprirci alla speranza”, la cui mancanza, a volte, “è dovuta al fatto che ci fissiamo su un certo modo rigido e chiuso di vedere le cose”. La parabola che Gesù racconta ha come scenario “proprio una strada, ed è una strada difficile e impervia, come la vita”: “È la strada percorsa da un uomo che scende da Gerusalemme, la città sul monte, a Gerico, la città sotto il livello del mare. È un’immagine che già prelude a ciò che potrebbe succedere: accade infatti che quell’uomo viene assalito, bastonato, derubato e lasciato mezzo morto”. “È l’esperienza che capita quando le situazioni, le persone, a volte persino quelli di cui ci siamo fidati, ci tolgono tutto e ci lasciano in mezzo alla strada”, ha attualizzato il Pontefice. “Preghiamo, dunque, affinché possiamo crescere in umanità, così che le nostre relazioni siano più vere e più ricche di compassione”, l’auspicio finale: “Chiediamo al Cuore di Cristo la grazia di avere sempre di più i suoi stessi sentimenti”.

    www.agensir.it

    aiuto Papa Leone piazza san pietro Samaritano Udienza Papa vicinanza

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