Siamo nel “Tempo del Creato”, lo spazio prolungato voluto da Papa Francesco per «celebrare l’azione creatrice di Dio, istituito 10 anni fa con l’uscita dell’enciclica Laudato Sì. E siamo ben oltre il tempo convenzionale di 30 giorni, il mese solitamente “dedicato a”, perché questo tempo di preghiera e azione va avanti fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi che con il Cantico delle Creature, sintesi universale di lode a Dio per il dono della creazione.
Un tempo che in Alto Casertano si apre con l’odore acre del fumo o quello acidulo di miasmi in controtendenza con il “diritto” e la “giustizia” che Papa Leone richiama nel messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del Creato che si celebra oggi e apre questo Tempo. Nella mente ci sono le immagini dell’incendio che il 16 agosto a Teano ha devastato lo stabilimento di Campania Energia dove erano stoccate tonnellate di rifiuti di materie plastiche ma anche la consapevolezza che quei fumi avranno la loro pesante ripercussione sulla vita dei cittadini; sottilmente e silentemente un altro danno all’ambiente (ancora da accertare? Speriamo a breve…) e alla serena vivibilità è quello che da due anni denunciano i residenti di via genovesi ad Alvignano dove scarichi non depurati macchiano di schiuma biancastra il Rio Tella affluente del Volturno e infestano l’aria rendendola irrespirabile e disgustosa.
Papa Leone, nel messaggio dal titolo “Semi di pace e di Speranza” cita il Profeta Isaia riportando i seguenti versi: «Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri». Il Pontefice nel testo prende in esame le piaghe ambientali causate dall’uomo e gli interessi economici e politici alla base di essi entrando nel dettaglio della tragedia ambientale, ovunque essa si realizzi, e aggiunge: “Di certo non è questo ciò che aveva in mente Dio quando affidò la Terra all’uomo creato a sua immagine (Gen1,24-29). La Bibbia non promuove «il dominio dispotico dell’essere umano sul creato» (Laudato si’, 200). Anzi, è «importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a “coltivare e custodire” il giardino del mondo (cfrGen 2,15). Mentre “coltivare” significa arare o lavorare un terreno, “custodire” vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura» (Laudato Sì, 67).
L’individualismo è la piaga. L’uomo ha smesso di pensarsi in questa relazione tra sé, la natura e Dio, ha smesso di pensare in una logica di reciprocità e all’interdipendenza delle azioni collettive e singole in favore del piccolo o grande tornaconto che deriva dall’agire per il solo interesse personale nella direzione di un vantaggio economico, politico, sociale, lavorativo. Il Messaggio del Papa (con uno sguardo globale), le antiche parole del Profeta Isaia che disegnano una vita di pace in luoghi sicuri non corrispondono alla visione che si palesa agli occhi in questo tempo: nel decoro urbano ordinario e straordinario in cui è lampante l’inadempienza di cittadini e amministratori; nel bisogno di cementificare ogni angolo con case che superano le misure di cui avremmo effettivamente bisogno; nell’uso smodato e fuori norma di climatizzatori; nell’indifferente ed illegale gesto di incendiare, sversare, deturpare..
Stiamo rinunciando al bello di fuori, perché probabilmente abbiamo smesso da tempo di curare il bello nel cuore; Dove ‘cuore’, per i credenti, è la profondità della preghiera in cui il Creatore si fa presente e dove si ristabilisce l’ordine armonioso in cui l’uomo torna ad essere figlio, ma anche custode.
“È ormai davvero il tempo di far seguire alle parole i fatti”, scrive Papa Leone nel Messaggio e cita nuovamente Laudato Sì di papa Francesco: «Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana» (n. 217). “Lavorando con dedizione e con tenerezza – aggiunge il Pontefice – si possono far germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla pace e alla speranza. Ci vogliono talvolta anni prima che l’albero dia i suoi primi frutti, anni che coinvolgono un intero ecosistema nella continuità, nella fedeltà, nella collaborazione e nell’amore, soprattutto se quest’amore diventa specchio dell’Amore oblativo di Dio”.
Continuità, fedeltà, collaborazione e amore che si dona: è l’invito a fare ma anche a proseguire per chi ogni giorno continua a realizzare giustizia, pace e tranquillità per il bene di tutti e più ancora per il bene del Creato. Ci sono volti, braccia e scelte politiche virtuose dietro questo impegno; servirà moltiplicarli come il seme capace di diventare molto di più della sua misura.