Home Chiesa e Diocesi I festeggiamenti in onore di Santo Stefano, patrono della Diocesi di Alife-Caiazzo

I festeggiamenti in onore di Santo Stefano, patrono della Diocesi di Alife-Caiazzo

Questa sera, alle 19.30 la Messa presieduta dal Vescovo Mons. Giacomo Cirulli

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È festa oggi per la Diocesi di Alife-Caiazzo che nella data del 29 ottobre ricorda la morte del Vescovo Santo Stefano avvenuta nel 1023. In quella data, dopo 44 anni di episcopato alla guida dell’antica Diocesi di Caiazzo, si spegneva consegnando nelle mani di Dio il lungo cammino di vita terrena in cui, da Pastore premuroso ma deciso, aveva seminato il Vangelo: preghiera e impegno per gli ultimi furono i tratti distintivi del suo episcopato.

Stasera alle 18.30 il busto del patrono Santo Stefano, insieme a quello di San Ferdinando d’Aragona saranno accompagnati in processione per le strade cittadine; alle 19.30 il Vescovo Mons. Giacomo Cirulli presiederà la Santa Messa con la partecipazione del Clero diocesano.

Quest’anno, a causa dei tragici lutti che hanno colpito la comunità caiatina nell’ultimo mese, sono stati sospesi i festeggiamenti civili; ma la preghiera al Patrono e le meditazioni che hanno accompagnato il novenario non sono mancate per essere di fatto nutrimento per la vita della comunità cristiana. Ed in occasione del Giubileo straordinario concesso alla parrocchia Maria SS. Assunta durante il novenario, non sono mancati neppure momenti straordinari di incontro e spiritualità per i più giovani e per i bambini. La Speranza, tema di quest’Anno giubilare, è stato il motivo portante di tutto il tempo in preparazione alla festa religiosa di oggi.

 Santo Stefano. La vita 
Stefano Menecillo nacque da Giovanni e Giuseberta, nel 935, nella regione dei Lagni, oggi Comune di Macerata Campania, nelle vicinanze di S. Maria Capua Vetere, sotto il papato di Giovanni XI, mentre Landolfo era principe di Capua e di Benevento. A sette anni, nel 942, entrò nella Badia di S. Salvatore Maggiore, fatta edificare dalla contessa Adalgrima. Nel 965 circa, poco tempo dopo l’ordinazione sacerdotale, alla morte dell’abate Pietro, fu eletto a sostituirlo, mentre era vescovo di Capua Giovanni, figlio di Landolfo II e fratello di Pandolfo detto Testa di ferro, il quale ottenne dal papa Giovanni XIII l’elevazione della Chiesa di Capua a sede metropolitana. Nel 979, restata vacante la diocesi di Caiazzo, per la morte del vescovo Orso, popolo e clero acclamarono Stefano loro Pastore. 
Fu consacrato il 1 novembre 979 dall’arcivescovo di Capua Gerberto, O.S.B. (978-980), assistito da Alderico, vescovo di Calatia, e Leone, vescovo di Sora. A 44 anni egli doveva portare il peso della Diocesi, in cui apparivano evidenti problemi: dalla apatia e rilassatezza del clero alla affermazione della libertà di azione della Chiesa da ogni forma di condizionamento da parte del potere politico, come dimostra la vicenda della difesa dei beni dalla Chiesa di Caiazzo contro il conte Landone, figlio di Sighenolfo, e il conte Adenolfo, i quali, in quanto nipoti di Pandolfo, che li aveva donati ai predecessori di Stefano, ne pretendevano la restituzione.
Durante il sinodo di Capua del 1012, Stefano, aiutato dalla voce del diacono Giovanni, denunciò tutti i soprusi dei signorotti, dimostrandosi uomo libero da ogni compromesso.
La forza per la sua incisiva azione pastorale, accompagnata da segni e prodigi, nasceva dalla preghiera costante di cui testimonia l’enorme ulivo, posto al di sotto della collina di S. Giovanni, nella zona detta in seguito Olivetum Sancti Stephani, all’ombra del quale si raccoglieva in orazione. Dopo una vita così intensa e 44 anni di episcopato, Stefano moriva all’età di 88 anni, il 29 ottobre 1023. Fu sepolto all’interno della Cattedrale e quando essa fu consacrata, il 22 luglio 1284, fu dedicata alla Vergine Assunta e all’antico Vescovo, che già in quella data, e forse anche prima (intorno al 1195), era considerato Santo.
Il Vescovo Vincio Maffa,  salernitano, nel 1512, si mise a cercarne il corpo, che dopo molti tentativi ritrovò il 23 maggio di quello stesso anno. Le reliquie del Santo trovarono definitiva collocazione solo il 7 febbraio 1752, quando il vescovo Costantino Vigilante le collocò in un’apposita cappella.

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