di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
Comunità Monastica di Ruviano
Dedicazione della Basilica Lateranense
Ez 47, 1-2.8-9.12; Sal 45; 2 Ts 2, 16 – 3, 5; Gv 2, 13-22

ùChe bello questo Signore Gesù che entra nel Tempio con quella sferza di cordicelle costruita con le sue mani! Che bello non perché viene a fare il moralizzatore, non perché viene Colui che dice alla Chiesa che non deve mischiarsi con mercanti e politici … è facile fare i soliti discorsi biecamente moralistici dinanzi a questa celebre scena. In questa domenica che quest’anno coincide con la Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, ci troviamo dinanzi ad una scena nella quale c’è un racconto rivelativo di un volto e di una misericordia. È importante per una riflessione sulla Chiesa e la sua identità guardare a Gesù che ci narra se stesso e così ci narra le vie del nostro essere comunità dei discepoli di Gesù.
È un racconto rivelativo del volto del Figlio (Gesù dice: La casa del Padre mio!), rivelativo di chi sia davvero il Profeta di Nazareth: è il Figlio venuto nel mondo, è rivelativo di cosa il Figlio sia venuto a compiere … infatti per Giovanni questa scena è chiara: Gesù, nel Tempio scaccia i mercanti di animali per i sacrifici e scaccia i cambiavalute che cambiano il danaro corrente (impuro per il Tempio perché portava impressa l’immagine dell’Imperatore e la Torah vietava le immagini!), con valuta “pura” del Tempio per acquistare gli animali da offrire in sacrificio. Perché Giovanni sottolinea questa precisa azione e finalità di Gesù? Ci ha detto che è Pasqua (la prima delle tre che ci mostrerà nella vicenda di Gesù) e Gesù sta preparando la sua Pasqua, quella che compirà alla fine dell’Evangelo e di nuovo a Gerusalemme; Lui è il solo vero agnello, non c’è più bisogno di vittime animali. Nella terza Pasqua, il 14 di Nisan dell’anno 30, Gesù verrà inchiodato alla croce mentre gli agnelli pasquali sono immolati nel Tempio … Un gesto allora che rivela l’identità di Figlio di Dio venuto a dare la vita come agnello muto (cfr Is 53,7) ma eloquente del vero volto di Dio. Questo racconto ci spalanca anche la misericordia … Perché? Gesù è Colui che viene a sgombrare dai nostri cuori, dalle nostre vite, tutto ciò che ostacola l’Evangelo … dobbiamo dircelo: in noi lo spazio che spetta a Dio è troppo ingombro di cose, di pensieri, di desideri, di possessi che tolgono spazio a Dio e ci rendono incapaci di essere liberi! Questa festa è ulteriore occasione per chiedere a Cristo Gesù di venire con la sua sferza misericordiosa a togliere da noi quello che si oppone alla nostra libertà di figli, alla nostra condizione di salvati, alla nostra esistenza pasquale.
È occasione per implorare ancora dal Signore il coraggio di mettere a morte l’uomo vecchio. Venga il Signore con risolutezza a sferzare ed eliminare tutto l’ingombro che ci fa schiavi e in-capaci di libertà e di amore. Certo, quella dell’uomo vecchio è una morte, ma una morte che non resta morte; se il vecchio “tempio” elevato da noi a noi stessi sarà distrutto, con Cristo risorgerà un tempio nuovo in cui Dio sarà davvero l’unico Signore! Questo tempio nuovo siamo ciascuno di noi ma anche tutti noi assieme come fratelli abitati dall’amore del Crocefisso … e resi capaci da quell’amore di quello stesso amore … la Chiesa deve essere segno luminoso della Pasqua, della presenza e dell’amore di Dio. In un suo verso Eugenio Montale scriveva: “Accaddero fatti degni di storia, ma indegni di memoria”. La Chiesa, invece, dovrebbe essere sempre degna della memoria di Dio, cioè della vera storia, quella segnata nel libro della vita (cfr Ap 20,15).

















