Guglielmo Ferrazzano – «Pensavo di attirare persone nella zona storica ma è stato apprezzato poco. Sono onorato, e proverò sempre a rappresentare la mia terra». Le parole del giovane pizzaiolo stridono come unghie che scivolano su uno specchio, e sottolineano il problema atavico dei centri urbani più addentrati nelle province: la mancanza di flusso di persone.
Un flusso che favorisce vitalità e benessere economico.
Giovanni Di Muccio è un piedimontese doc (a desta nella foto). Classe 1997, ha nel sangue le zone di “San Domenico” e la “Sorgente”. Ed è in zona San Domenico che ha voluto puntare, aprendo la sua pizzeria “Nonno Peppe”. L’ha fatto poco dopo la tempesta del Covid-19, quando l’incertezza e la paura continuavano a regnare negli occhi di molti.
Protagonista è la traversa “San Rocco” che congiunge due sezioni della città. In quella traversa, negli anni, diverse attività hanno chiuso i battenti, o si sono spostate altrove. Poco flusso di persone, poca vitalità.
A dare un duro colpo al commercio è stata la modifica al piano traffico traffico e la chiusura della Piazza principale della città nel weekend. Decisione, quest’ultima, su cui si è fatto dietro front solo di recente.
«Con la chiusura della Piazza e la deviazione del traffico ho perso il 60 per cento del lavoro» rincara la dose Giovanni che a un certo punto, nonostante l’attività proseguisse, ha calcato il sentiero di tanti giovani: andare via.
A favorire il trasferimento è stata anche la presenza del fratello in Umbria. «Ho anche pensato di aprire nella piazza centrale, però volevo fare esperienza, e costruire una vita altrove, portando con me la mia pizza e i prodotti del territorio». Così la partenza e un nuovo capitolo.
La pizzeria di Nonno Peppe ora sorge a Marsciano (PG), comune di circa 18 mila abitanti, a più di 300 Km da Piedimonte Matese. Lì Giovanni ha costruito la sua famiglia e sta intessendo il suo destino professionale, tanto che in queste ore ha abbracciato la sfida: rappresentare l’Umbria al Campionato mondiale di Pizza Doc 2025, dall’11 al 13 novembre al centro fieristico Next di Paestum, nel salernitano.
«Si incontrano persone provenienti da varie parti del mondo, fai esperienza e ti metti alla prova» racconta Giovanni, il cui asso nella manica è proprio quel DNA da matesino che porta con sé: «Ho finito da poco di lavorare agli impasti, tra gli ingredienti, userò il Caciocavallo del Matese e la Salsiccia di maialino nero casertano, due emblemi culinari della nostra terra».
«Quando posso – continua Giovanni – porto sù la nostra mozzarella e i nostri biscotti, li faccio provare agli altri, perché rappresentano la mia terra, che sarà sempre con me!».
La domanda emerge, amara: quanti altri dovranno andare via dalla cittadina matesina, dando vita al proprio potenziale sotto altri tetti?



















