Gianluca De Vizio – Il coro “Ave Gratia Plena” dell’omonima parrocchia piedimontese, diretto dal M° Angela Faraone, ha partecipato al Giubileo dei Cori e delle Corali, tenutosi in Vaticano il 22 e 23 novembre, nella memoria liturgica di Santa Cecilia e nella festa di Cristo Re. Due giornate dedicate alla preghiera, alla musica e soprattutto allo stare insieme: riscoprirsi pellegrini di una speranza che oggi sembra fragile e faticosa, ma che il Signore continua ad alimentare, guidandoci a ritrovare la meraviglia nascosta in ogni cosa.
Il 22 novembre, dopo aver varcato la Porta Santa della Basilica di San Pietro — gesto che ha segnato l’inizio del pellegrinaggio giubilare— i ventidue coristi hanno attraversato la Città Eterna. La tappa alla Basilica di Santa Maria Maggiore è stata un momento di grazia: davanti alla venerata icona bizantina della Salus Populi Romani hanno sostato in preghiera, e presso la tomba di Papa Francesco hanno reso omaggio a chi, con instancabile tenerezza, continua a richiamare la Chiesa all’essenziale del Vangelo.
In serata il coro ha animato e curato la liturgia nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe e San Filippo Martire, accompagnato dal M° Roberto Di Buccio all’organo e da Aldo Amodeo al flauto traverso.
L’esperienza si è conclusa la domenica mattina con la Santa Messa presieduta da Papa Leone in piazza San Pietro. Un momento di particolare emozione, impreziosito dalle parole rivolte dal Santo Padre ai partecipanti al Giubileo dei Cori e delle Corali.
Nell’omelia ha ricordato, con la profondità dei Padri della Chiesa, che: “Come ci ricorda Sant’Agostino: Cantare amantis est (cfr. Sermo 336,1), ossia, ‘il canto è proprio di chi ama’: colui che canta esprime l’amore, ma anche il dolore, la tenerezza e il desiderio che albergano nel suo cuore e, nello stesso tempo, ama colui a cui rivolge il suo canto” (cfr. Enarrationes in Psalmos, 72,1).
E, rivolgendosi direttamente a chi dedica tempo e cuore alla musica liturgica, ha aggiunto un prezioso pensiero: “Il coro è una piccola famiglia di persone diverse unite dall’amore per la musica e dal servizio offerto. Ricordate, però, che la comunità è la vostra grande famiglia: non le state davanti, ma ne siete parte, impegnati a renderla più unita ispirandola e coinvolgendola.” Parole che non solo incoraggiano, ma consegnano una responsabilità: essere voci che radunano, che costruiscono fraternità, che aprono brecce di luce nel quotidiano. La musica sacra è un patrimonio prezioso, un’eredità viva che la Chiesa affida a cantori e musicisti. Custodirla significa continuare a trasformare la bellezza in preghiera, l’arte in servizio, la tecnica in dono. È un cammino che richiede cuore, disciplina, ascolto reciproco ma che restituisce infinitamente più di quanto chiede.
Che questa esperienza sia allora un invito per tutti: non smettere di cercare la bellezza, di coltivare il canto come via privilegiata per incontrare Dio, di donare alla comunità melodie che aprano il cuore alla speranza. Perché, davvero, nella musica che nasce dalla fede, c’è una luce che continua a parlare, a guarire, a edificare. Una luce che non si spegne.


















