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    Home»Chiesa e Diocesi»Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Commento al Vangelo domenica 4 gennaio
    Chiesa e Diocesi Commento al Vangelo

    Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Commento al Vangelo domenica 4 gennaio

    Redazione2 Gennaio 2026Nessun commento

    di Sorella Michela Arnone
    Comunità Monastica di Ruviano

    Seconda domenica dopo Natale
    Sir 24, 1-4.8-12; Sal 147; Ef 1, 3-6.15-18; Gv 1, 1-18

    Gerard van Honthorst: “Adorazione del Bambino” (1619 – 1620) – Galleria degli Uffizi, Firenze.

    Insieme alla legge e ai profeti, la sacra Scrittura ebraica è formata da un terzo gruppo di testi, quelli sapienziali. Questi hanno al centro un tema, che è l’espressione di una ricerca, quella della Sapienza. Essa è poeticamente raccontata in molti modi nei vari testi, ma tutti condividono un intento, quello di dire che c’è un ordine, un senso, una direzione, una giustizia che permea tutte le cose del mondo, che dipende dalla Sapienza. Essa è presso Dio, viene da Dio e Dio la manda nel mondo, facendo di essa il ponte tra la terra e il cielo. Così essa non solo è nelle cose, verità radicale che supera l’apparenza superficiale di un caos che domini il mondo, ma vuole essere anche negli uomini. Dio la manda a un popolo, perché in esso prenda dimora. Essa non è una virtù umana, sebbene dalle virtù è manifestata, ma è qualcosa di più, è presenza di Dio nel mondo e negli uomini. E nell’uomo, essere superiore per eccellenza perché a immagine di Dio, la sapienza si esprime anche come “sapere”: è l’umile comprensione della verità delle cose, è l’umile capacità di giudicare secondo giustizia, è l’umile mitezza nell’agire, è l’umile capacità di tenere insieme passato e presente per essere proiettati nel futuro, è l’umile riconoscimento che più forte della morte è l’amore (Ct 8,6). La Sapienza, presentata nella prima lettura come mandata da Dio a prendere dimora in Sion, rimanda fortemente a ciò che avviene nella pienezza dei tempi, quando Dio si fa uomo. L’evangelista Giovanni ci presenta così la venuta di Gesù, allargando il nostro sguardo su un mistero enorme, dicendoci che il Figlio unigenito di Dio, che è Dio, è venuto e ha preso carne in Gesù…  Egli ha stabilito la sua dimora in mezzo agli uomini, come dice il Siracide riguardo alla Sapienza. Colui che discende, però, era presso Dio da sempre, dal principio, dice Giovanni. Se da una parte allora si richiama la Sapienza e i testi sapienziali per dire come questo bambino che viene da Dio sia ponte tra cielo e terra, sia presenza del cielo sulla terra e di tutte quelle caratteristiche che dicevamo prima sulla Sapienza, così l’evangelista sceglie di usare un termine pregnante per raccontarci l’incarnazione: logos. Questo significa “parola”, “verbo”, ma significa anche “fatto” e dentro c’è anche il significato di ordine e dunque sapienza. Con questo logos Dio crea il mondo: Dio disse e ogni cosa fu… Con questo logos è riempita la bocca dei profeti… C’ è questo logos dietro alla Sapienza dei sapienti. Ed è questo stesso logos, che dal principio è in Dio, dunque non è creato, che ora viene a prendere la carne di un uomo! In un uomo tutto si riunisce, terra e cielo, uomo e Dio, tutta la storia, il presente e il futuro. Per descrivere questo logos, che è presso Dio e che prende carne, Giovanni usa due immagini, la vita e la luce: la vita è luce. La vita non è solo quella biologica, la vita è tutto, è ciò che Dio esprime massimamente e da Dio splende, irradia, contagia ciò che tocca con la sua essenza, come la luce.

    In questa seconda domenica dopo Natale, così, la liturgia ci fa tornare sul prologo di Giovanni per farci allargare lo sguardo sul mistero dell’Incarnazione e sulla sua portata cosmica: non si tratta “solo” di un bambino che nasce in una stalla che è Dio, ma delle conseguenze di tutto questo per il mondo; conseguenze che riguardano il presente ma che dipendono dal passato, “il verbo era presso Dio”, determinano il futuro e ciò che sarà. Comprendere come la venuta di Dio nella storia abbia questa portata cosmica significa per noi aprire lo sguardo sulla nostra chiamata e possibilità di diventare figli di Dio. Come dicevamo prima, l’uomo è l’essere per eccellenza nel creato, chiamato a libertà: egli la Sapienza la deve accogliere, cercare, rincorrere, desiderare; così quella Sapienza che è logos, che è luce e che è vita, quella Sapienza che si condensa in Gesù, va riconosciuta e accolta dall’uomo. La presenza di Giovanni Battista nel testo di oggi, colui che ha dato testimonianza alla luce, vuole condurci al punto di incontro tra queste verità, complesse e disarmanti, e noi con la nostra vita; il punto di incontro è l’accoglienza di tutto questo! Semplicemente e radicalmente, accogliere, fare spazio, lasciarsi incontrare da questo mistero. Così si può diventare a pieno titolo “Figli”, perché anche noi siamo stati scelti e amati fin dal principio; infatti, dice Paolo nella lettera agli Efesini proposta come seconda lettura:

    In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà. Il Natale non è finito, allora, è solo iniziato se noi cominciamo ad allargare il nostro sguardo dalle nostre piccole e povere vite e ci lasciamo inserire in questo disegno d’amore eterno che ci precede e ci supera, ma ci tira dentro totalmente con le nostre fragili vite, spesso tentate di non senso o di buon senso, tentate di caos e disordine, tentate di essere ritenute poca cosa o insignificanti perché afflitte dalla malattia e imperfezione, nel corpo, nello spirito, nelle relazioni. A noi, imperfetti e malati, anche a noi Paolo scrive che siamo chiamati, fin dalla fondazione del mondo, a diventare santi e immacolati di fronte a lui nella carità. Allora armiamoci tutti di coraggio, rinunciamo alle opere delle tenebre che non possono vincere la luce, e lasciamoci trasformare, avvolgere, benedire da quella vita che viene da Dio e che è in Gesù; lasciamoci avvolgere da quel disegno d’amore che appartiene a Dio ma del quale noi possiamo fare parte e che possiamo incarnare in noi. Lasciamoci vincere da questa rivoluzione cosmica che Dio ha fatto mandando suo Figlio a prendere dimora in mezzo a noi, non solo 2000 anni fa, ma oggi, qui.

     

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo fede Natale Parola di Dio Sacra Scrittura

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