San Francesco Vive, è lo slogan che accompagna la prima ostensione pubblica e prolungata delle spoglie mortali del santo di Assisi, evento che apre le numerose manifestazione (di fede, arte, spiritualità) in ricordo della sua morte avvenuta 800 anni fa. “Ricordiamo e non celebriamo, perché la morte non si celebra, ma al limite si ricorda. Ricordare la morte di Francesco significa celebrarne la vita: ciò che egli è stato, ciò che è per noi e ciò che egli è in noi e in mezzo a noi”, spiegano dal Sacro Convento di Assisi gli organizzatori. Dal 22 febbraio al 22 marzo 2026 la cittadina umbra accoglierà migliaia di visitatori per un evento destinato a rimanere unico e a conferire un passo diverso al cammino di fede dei credenti.
Sono oltre 150.000 le prenotazioni gratuite dei pellegrini provenienti da tutto il mondo registrate sulla piattaforma che accoglie le adesioni: sistema resosi necessario per controllare il gran flusso di presenze che si prevedono per l’intero mese, facendo registrare già alcun sold out giornalieri. Tra i tanti che già si sono iscritti ci sono i gruppi parrocchiali della Cattedrale di Alife (ad Assisi il 27 febbraio) e della parrocchia di San Marcello e San Michele di Piedimonte (il 1 marzo); un gruppo con pellegrini di varia provenienza è quello dell’Azione Cattolica della Diocesi di Alife-Caiazzo che lancia l’invito alla partecipazione. San Francesco non è soltanto il poverello di Assisi caro al mondo intero e il patrono degli italiani, ma il santo protettore della più grande associazione cattolica d’Italia scelto nel 1916 da Benedetto XV come modello di semplicità evangelica, di carità, di conversione ecologica e impegno per la pace, oltre ad essere il santo che maggiormente ispira alcune figure chiave dell’Associazione.
Pellegrinaggio fissato per domenica 15 marzo con partenza alle prime luci dell’alba per affrontare il viaggio – non breve – verso Assisi. Sul posto, immancabile la visita ai principali luoghi della vita di San Francesco e la programmata preghiera nella Basilica inferiore dove saranno collocate le sue spoglie mortali. Adesioni entro il 31 gennaio ai responsabili parrocchiali di Azione Cattolica.
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Il versetto dell’evangelista Giovanni che accompagna gli eventi di tutto l’anno francescano racchiude il senso della vita di San Francesco: il seme fecondo, capace di germogliare e portare frutto nel tempo, attraverso i secoli e ancora oggi. Nella morte di se stesso la vita per il mondo intero, ma una vita interiore recuperata al senso della libertà e della gioia scaturite dall’amore fraterno e dall’armonia con il creato.
Il logo
Come ogni grande evento che si rispetti, c’è un logo a fare da sintesi al messaggio di vita di San Francesco: la vita e la morte, il sacrificio e la risurrezione trovano sintesi sull’immagine di un Tau tanto caro a Francesco. La sala stampa del Sacro convento di Assisi, diretta da fra Giulio Cesareo OFMConv ne fornisce un’accurata descrizione.
Il logo assume la forma del Tau, simbolo caro a Francesco, perché ci ricorda l’inesorabile, quotidiano passaggio dalla morte alla Vita e il modo in cui siamo stati redenti. Pertanto due sono i colori a contrasto: il nero e il giallo, la morte e la luce del Risorto. A destra, la mano crocifissa di Cristo è più grande e supera ogni confine del male perché la morte è stata definitivamente sconfitta. Squarci dolorosi di color rosso rappresentano le ferite del Suo amore ardente per ogni uomo e ogni donna. I segni della resurrezione sono ormai ragione di profonda consolazione per Francesco, tanto che può accostare la sua mano, visibilmente trafitta, a quella di Cristo, senza alcuna paura. E questo fa sì che anche la morte possa meritarsi il titolo di sorella, perché solo in e con essa si compie l’atto coraggioso e fiducioso di totale restituzione di sé al Padre buono. Così, nel giorno della pasqua definitiva, il piccolo santo si scopre finalmente tutto rivestito di gloria e se un tempo l‘abito penitenziale grigio scuro, con mille rattoppi, era simbolo di povertà; ora e per l’eternità, la veste nuova intessuta di fili dorati porta impressa tutta la ricchezza dei fratelli, delle sorelle e del creato.
